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“Il 2015 è il primo anno di ripresa italiana dopo la più lunga recessione della storia repubblicana. Il 2016 si è aperto sotto la minaccia di uno shock globale. Questo scenario implica due domande molto semplici: che cosa possono fare i governi nazionali, ciascuno per proprio conto, e che cosa devono fare in coordinamento tra loro. Se lo shock è globale, allora la risposta di politica economica non può che essere coordinata tra le principali economie del globo”. Così Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, nell’intervento pubblicato oggi su L’Unità.

 

“Non permettiamo alla volatilità dei mercati azionari di favorire la volatilità delle opinioni”, esorta Taddei, rimarcando come il 2015 si sia chiuso, “rispetto al 2014, con un aumento dei posti di lavoro tra 91mila e 110mila”, e registrando una progressione “nel lavoro a tempo indeterminato che vale più di mezzo milione di contratti aggiuntivi (confrontando il periodo Gennaio-Novembre) e un aumento medio della produzione industriale dell’1%”. Una crescita che arriva, sottolinea Taddei, “dopo una recessione di durata quasi triennale”, di fronte alla quale si è registrato “negli ultimi mesi dell’anno scorso il rallentamento dell’economia dell’Eurozona” e “in particolare di Francia, Italia e Germania”. In questo scenario, “il comportamento dei mercati azionari continentali in questo inizio anno ha portato alcuni a parlare di crisi economica europea”.

 

Però, non è possibile ascrivere la volatilità dei mercati europei a fenomeno solamente europeo, secondo Taddei: “basta alzare lo sguardo al resto del mondo per rendersene conto. Non sono i timori europei riguardanti l’uscita della Gran Bretagna, l’instabilità della Grecia o le fragilità del sistema bancario a contagiare il mondo. E’ piuttosto l’economia mondiale ad avere generato un rallentamento globale che si è scaricato sul sistema produttivo e la produzione industriale. Il rallentamento produttivo si è poi trasformato, in questo inizio 2016, in caduta di tutte le borse mondiali trainata dal crollo dei titoli delle istituzioni finanziarie del pianeta”.

 

Allo stesso modo, non “nella struttura del sistema bancario italiano” si può individuare “la ragione di questo crollo”. Più “probabile che la ragione abbia a che fare con la struttura delle istituzioni finanziarie: le banche trasformano i depositi a breve in impieghi di lungo periodo. La loro vita ha a che fare con il futuro molto più di qualunque altra impresa. Se il futuro diventa globalmente più incerto, questa incertezza si scarica in maniera disproporzionata sul sistema finanziario”.

 

Nell’analisi di Taddei, è proprio “questa caratteristica” che, invece di essere “negata”,”va utilizzata nel pensare la risposta di politica economica. Se il problema è l’incertezza globale, la risposta deve essere coordinata a livello globale. Il primo passo di questa risposta sarà un riallineamento tra le politiche monetarie delle principali banche centrali. La politica monetaria della Federal Reserve, che si era allontanata da quella europea, si riallinerà per portare il massimo della liquidità al sistema finanziario. L’effetto sarà benefico e stabilizzante”.

 

“Il riallineamento delle politiche monetarie non sarà però sufficiente”, se non sarà “accompagnato da una contemporanea e coerente politica di sostegno della crescita”, che “nel nostro paese” “significa continuare il percorso di riduzione delle tasse su chi lavora e produce”. Per Taddei, “la missione più importante per la sinistra nazionale” “consiste nel tagliare le tasse mentre si rende efficiente lo stato”. E’ lo stesso Presidente della BCE, Draghi, ad affermare in ogni sua dichiarazione “la necessità di accompagnare la politica monetaria espansiva dell’Eurozona con una coerente politica di sostegno della crescita. L’italia non si può sottrarre da questo obbligo”.

 

“Se la risposta di politica economica deve essere coordinata”, “l’incertezza” non deve funzionare “come scusa per rallentare il percorso di correzione dei nostri deficit strutturali. Mentre chiediamo coordinamento, dobbiamo continuare ad offrire riforme. In questa logica si colloca l’intervento sul mercato del credito: il sostegno al consolidamento delle banche cooperative e non, la grande operazione sistemica sulle sofferenze bancarie e gli interventi sul regime fallimentare hanno tutte la stesso fine. Superare un altro problema strutturale del nostro paese per riportare tutto al servizio della crescita e del lavoro. Solo così lo shock globale sia uno stimolo per il nostro coraggio, non una scusa per avanzare le nostre paure”, conclude Taddei.