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“Nel M5S si fa così, ovvero Casaleggio decide che si fa così. Pare che a Milano stia per scaricare la sua candidata perché in tv non va granché bene. Nel frattempo non un’idea sulla città, non una proposta per i milanesi. Ormai siamo alla fine della tragica parabola dei cinque stelle, dalla torbida vicenda di Quarto passando per i totali fallimenti nei pochi comuni dove amministrano, fino ad arrivare all’abbandono dei candidati. Da 5 Stelle sempre più a 5 balle, il movimento è oramai un partito azienda che dimissionato Grillo è nelle mani di un proprietario che da solo tutto decide e che neanche ci mette la faccia. A proposito: alla faccia della democrazia”. Così Andrea Romano, deputato del Pd.

 

 

“Anche a Milano vale la legge Casaleggio”, dice la deputata del Pd Simona Malpezzi.
“Nel M5S siamo alle epurazioni preventive? Mentre a Milano il PD sta coinvolgendo migliaia di cittadini in un bellissmo dibattito tra i candidati alle primarie sul futuro della città, sembra che Casaleggio starebbe per chiedere un ritiro tattico alla propria candidata perché non ha una comunicazione efficace. Prima scelgono i candidati con procedure fantasiose, poi li scaricano se non piacciono al capo. Altro che democrazia della rete e dei meet up, Casaleggio privilegia un altro approccio: io so’ io e voi non…”.

 

“Alt, contrordine cittadini a 5 stelle: anche a Milano uno non vale una cicca. La cittadina Bedori, che aveva vinto le primarie condominiali, pare non essere telegenica e quindi via. L’unico movimento  all’interno dei 5 stelle è quello che compiono, in numero sempre crescente, quelli che sono messi alla porta perché non corrispondono ai dettami di Casaleggio. Una farsa triste, a cominciare da Quarto fino risalire la penisola,  orchestrata da papi Casaleggio e attuata dai bravi del direttorio. Finito il movimento, resta il partito azienda di Casaleggio e del testimonial, esco-non esco, Grillo”. Così Stefano Esposito, deputato del Pd.