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“Colpito il Belgio e colpita l’Europa. Come rispondere? Innanzitutto riempiendo i vuoti del sistema europeo. E il vuoto è la mancanza di una difesa comune e di un’intelligence europea. Se n’era parlato anche dopo gli attentati di Parigi. Poi, via via i buoni propositi hanno lasciato spazio ai distinguo, alle gelosie e agli interessi nazionali. Oggi l’Europa ha la seconda spesa militare del mondo subito dopo gli Stati Uniti, con 28 eserciti, 28 aviazioni e 28 sistemi militari nazionali, tuttavia il fatto che non siamo la seconda potenza militare del pianeta sta a testimoniare come questa frammentazione non dia risultati”. Lo scrive l’europarlamentare Pd e vicepresidente Parlamento europeo David Sassoli, in un intervento sul Tempo.

 

E aggiunge: “Un esercito europeo è una necessità strategica e politica. E avrebbe una forza di trascinamento per il settore della sicurezza interna. Lo stesso vale per l’intelligence europea, settore fondamentale per analizzare e condividere informazioni in grado di ottenere una buona qualità nelle attività di prevenzione. Ma non possiamo aspettare. A mani nude non si affrontano i carri armati e abbiamo capito che il terrorismo non sarà un fenomeno passeggero. Ecco perché la risposta alla dolorosa giornata di Bruxelles è ora nelle mani delle istituzioni europee.

 

La Commissione, in particolare, si muova subito con chi ci sta. Lo consente il trattato di Lisbona, lo stesso che ha permesso di arrivare all’euro senza che tutti vi abbiamo aderito. La base giuridica c’è e dobbiamo svilupparla. Ma serve iniziativa, prontezza di riflessi e occorre che i governi più esposti spingano e tirino la volata. Non avere strumenti capaci di affrontare la battaglia significherebbe mettere a rischio la vita dei cittadini europei”.