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La quarta rivoluzione industriale, che comprende gli sviluppi in campi precedentemente disgiunti come l’intelligenza artificiale,  machine – learning (apprendimento automatico), la robotica, le nanotecnologie, la stampa 3-D,  la genetica e la biotecnologia, causerà disagi diffusi per i prossimi 5 anni non solo nei modelli di business, ma anche nei mercati del lavoro.

 

Infatti il mercato del lavoro si sta trasformando in maniera profonda rispetto ai decenni passati. Secondo il Wef questo comporterà una perdita netta di oltre 5 milioni di posti di lavoro in 15 grandi economie sviluppate ed emergenti (Australia, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) entro il 2020.

 

Si stima che i posti di lavoro che potrebbero scomparire causa automazione, disintermediazione, ridondanza e nuove tecnologie saranno 7,1 milioni  compensati in minima parte dai 2,1 milioni di posti che si creeranno in settori più specializzati come l’informatica, la matematica, l’ingegneria.

 

Per questo il Wef esorta a un’azione urgente e mirata per gestire questa transizione e costruire una nuova forza lavoro con competenze futureproof (a prova di futuro).

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