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“Ci sono giorni in cui un anniverario torna a caricarsi di un significato speciale: oggi è forse uno di questi”. Comincia così la lettera inviata alla Stampa dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ricordando l’approvazione, datata 9 febbraio 1963, della legge sulla parità fra i sessi negli uffici pubblici e nelle libere professioni.

 

“Era una legge – premette Orlando – che in poche e semplici parole affermava un principio fondamentale: ‘La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera’. Eppure, si dovettero aspettare 15 anni dall’entrata in vigore della Costituzione e 18 dall’introduzione del suffragio universale”.

 

“Qualche giorno fa la relazione del procuratore generale della Cassazione ci informava che il rapporto uomo/donna tra i magistrati in servizio, pur nella sostanziale parità, si è ribaltato a favore delle donne. La notizia, di grandissima rilevanza, non è sfuggita al vostro giornale e alla stampa internazionale”.

 

“Non è ancora tempo di celebrazioni – ammette il guardasigilli – ancora ce ne vuole per dare piena attuazione al principio affermato” oltre mezzo secolo fa ma “non devono sfuggire gli sforzi degli ultimi tempi: su 252 incarichi direttivi e semidirettivi, negli ultimi 15 mesi 68 sono stati assegnati a donne e proprio nei giorni scorsi quattro sono state chiamate alla guida di importanti uffici giudiziari.

 

E’ il segno evidente che si sta rompendo il tetto di cristallo che per molto tempo ha impedito l’accesso delle donne ai vertici della magistratura. Ed è anche il frutto del lavoro, dello stimolo e dell’incitamento espresso dalle componenti femminili del Csm. Il mio augurio e il mio impegno è che in futuro sempre più donne possano condurre la battaglia nel Csm per colmare i divari ancora esistenti”.