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“Il terrorismo jihadista ha oggi una dimensione prevalentemente sovranazionale, le indagini ‘territoriali’ assumono un segno chiaro soltanto se un’intelligenza collocata su una scala più grande è in grado di ricostruire, di tessere fila non visibili nella scala territoriale, di rintracciare le connessioni tra le reti criminali, le vie di finanziamento, i modelli di reclutamento, le relazioni tra i network nazionali”. E’ quanto sottolinea il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in un intervento sul Foglio.

 

“La Procura nazionale antimafia – ricorda Orlando – ha consentito di dare nel corso del tempo una chiave di lettura più ampia al lavoro delle procure distrettuali e, anche senza un vero e proprio ruolo gerarchico, ha contribuito a creare una rete infinitamente più efficiente rispetto a quella che presidiava il territorio prima della sua nascita”.

 

“Se c’èun punto – continua – che nessuno è in grado di discutere in questo sistema è il vantaggio rappresentato da una banca dati comune che la Direzione nazionale antimafia ha implementato nel tempo e che costituisce un supporto fondamentale al lavoro delle singole procure antimafia”.

 

“Se vogliamo usare, dunque, quell’esperienza – osserva Orlando -, ammesso che la sua struttura sia replicabile ne varrebbe comunque la pena a fronte di un quadro nel quale, all’interno dei confini dell’Unione (lo ripeto per i ‘muristi’), le polizie e gli inquirenti non sanno quello che fanno i vicini di casa, ai quali preferiscono non dare troppa confidenza”.

 

“Infine – spiega Orlando -, la vicenda Abu Omar, a mio avviso, costituisce un argomento a supporto della mia proposta. Senza entrare nel merito, il suo esito è il frutto dell’affermazione di un principio: nessun potere pubblico, nazionale o straniero, può essere sottratto a un controllo di legittimità”.