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        <title>Partito Democratico </title>
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            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/252691/la-disabilit-cerca-autonomia.htm</link>
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            <title><![CDATA[La disabilità cerca autonomia]]></title>
            <description><![CDATA[Carlo Chianura, Diversamente, la Repubblica.it<br>Due notizie sulla disabilità che cerca di sviluppare autonomia.<br>La prima notizia. Il gruppo di ragazzi sordi che ha dato vita alla web-radio Radio Kaos ItaLis ha lanciato la campagna #iosegno per chiedere al Parlamento di adoperarsi affinché anche in Italia venga riconosciuta la Lingua italiana dei segni. L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non aver ancora riconosciuto la Lis come lingua ufficiale dei sordi e non udenti. Questo rappresenta una barriera enorme all'integrazione e all'accesso a servizi essenziali come l’istruzione.<br><br><div> A questo link si può vedere non solo la petizione ma anche il <a href="http://www.change.org/it/petizioni/io-segno-la-lis-ma-lo-stato-italiano-non-riconosce-la-mia-lingua-iosegno">video-appello</a> che hanno realizzato.<br><br></div><div> La seconda notizia. Un festival cinematografico con iscrizione gratuita non sull'autismo, ma fatto da persone con autismo. Come in qualunque altro festival – spiegano gli organizzatori – sono previste proiezioni, incontri, ospiti, una giuria, dei premi. Insomma, un festival uguale agli altri. Però diverso.&nbsp;<div>Il gruppo di lavoro, coordinato da Giuseppe Cacace, è composto da quattro giovani universitari, tutti under 25, con Sindrome di Asperger: Francesco Campolo, Giulio De Amicis, Marco Manservigi ed Elena Tomei.</div><div>Il bando – visibile al link <a href="http://www.asfilmfestival.org/it/">http://www.asfilmfestival.org/it/</a> scade il 15 maggio 2013. Il festival si terrà a Roma  a metà giugno 2013.</div></div>]]></description>
            
            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Thu, 04 Apr 2013 10:12:00 +0000</pubDate>
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        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/249974/disabili-coccia-una-proposta-di-legge-contro-le-discriminazioni.htm</link>
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            <title><![CDATA[Disabili, Coccia: una proposta di legge contro le discriminazioni]]></title>
            <description><![CDATA[<br>"Stamani a Roma ho partecipato alla manifestazione organizzata da "<b>Tutti a Scuola.org</b>", con cui ho preso
l'impegno di presentare in Parlamento un testo di legge contro le discriminazioni dei disabili". Ad affermarlo è<b> Laura Coccia</b>, atleta paralimpica candidata alla Camera con il Pd nelle liste di Campania 2.&nbsp;<div>"L'appello di Toni Nocchetti e della sua associazione non deve rimanere inascoltato - continua - Oggi migliaia di ragazzi con disabilità incontrano regolarmente barriere all'entrata ancora troppo alte, tanto a scuola quanto nel lavoro e nello sport. Per questo motivo il mio primo obiettivo sarà quello di lavorare ad una proposta che vada a rafforzare le attuali misure di accesso specifico al mondo dell'occupazione, dei corsi di formazione e delle attività sportive, senza dimenticare l'annoso problema delle ore di sostegno a scuola, che vanno aumentate e finanziate con nuove risorse per il welfare".

"Un altro obiettivo riguarda poi i beni confiscati alla criminalità - aggiunge Coccia - I ragazzi con disabilità potrebbero infatti beneficiare moltissimo del lavoro motorio che è possibile effettuare su terreni e immobili sottratti alla malavita e oggi riconvertiti in attività produttive. Per questo sarà mia premura lavorare su bandi di utilizzo dei beni riservati alle categorie protette. Uno strumento, questo, che esprimerebbe il perfetto incontro tra legalità e integrazione sociale".</div>]]></description>
            
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            <author></author>
            <category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
            <pubDate>Mon, 04 Feb 2013 16:15:00 +0000</pubDate>
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            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/245473/disabili-risorse-allassunzione.htm</link>
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            <title><![CDATA[Disabili, risorse all`assunzione]]></title>
            <description><![CDATA[Carla De Lellis, Italia Oggi<br><i>Stanziate le risorse per gli  incentivi all`assunzione di  disabili</i>. In tutto ammontano  a 2.429.702 euro e  ne beneficiano soltanto  le regioni a statuto straordinario,  perché quelle a  statuto ordinario le hanno  devolute al finanziamento  degli interventi di edilizia   sanitaria (in base al dl n.  16/2012).&nbsp;<div>A stabilirlo è il  decreto del ministero del  lavoro 16 luglio, registrato  alla Corte dei conti.  Le risorse sono del fondo  per il diritto al lavoro dei  disabili e relative all'esercizio,  finanziario 2012.  Finanziano gli incentivi  all'assunzione dei soggetti  disabili mediante convenzioni.&nbsp;<div>L'agevolazione vede  come destinatari tutti  datori di lavoro privati,  soggetti o meno all`obbligo  d`assunzione di disabili;  le cooperative sociali e  relativi consorzi (in base  alla legge n. 381/1991); le  organizzazioni di volontariato.&nbsp; </div><div><br></div><div>Per fruire dei benefici, gli  interessati devono stipulare una convenzione con  il competente servizio per  l`impiego (ai sensi dell`articolo  11 della legge n.  68/1999). L`incentivo consiste  nella riduzione degli  oneri contributivi, per la  sola quota a carico dei datori  di lavoro, in caso di  assunzione di soggetti disabili  ed è previsto in due  distinte tipologie: la fiscalizzazione  totale (100%)  per la durata massima di  otto anni, per ogni lavoratore  disabile assunto che  abbia una riduzione della  capacità lavorativa superiore  al 79%; fiscalizzazione  parziale (al 50% ) per la  durata massima di cinque  anni, per ogni lavoratore  disabile che abbia una  riduzione della capacità   lavorativa compresa tra il  67 e il 79%.&nbsp; </div><div><br></div><div>Le risorse di quest`anno  (2012) necessarie a  coprire le richieste di  contributo relative alle  assunzioni dei datori di  lavoro fatte nel 2011 ammontano  a euro 2.429.702  e sono state ripartite tra  le regioni Friuli-Venezia  Giulia (euro 850.785,18 a  fronte di 36 assunzioni),  Sicilia (894.587,21 euro  per 41 assunzioni) e Sardegna  (684.329,61 euro  per 29 assunzioni). In totale,  le risorse ammontavano  a 11.538.494 euro e  9.060.584 euro sono state  utilizzati dalla regioni  a statuto ordinario per  l`edilizia sanitaria.&nbsp;</div></div>]]></description>
            
            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Fri, 26 Oct 2012 10:46:00 +0000</pubDate>
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        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/244968/ileana-argentin-basta-un-cassonetto-mal-sistemato-ed-impossibile-essere-autosufficienti.htm</link>
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            <title><![CDATA[Ileana Argentin: "Basta un cassonetto mal sistemato ed è impossibile essere autosufficienti"]]></title>
            <description><![CDATA[La deputata del PD: "Sampietrini, inciviltà e poco rispetto complicano la giornata"<br>Al.Pa., la Repubblica<br>"L'ultima volta che mi sono  trovata in difficoltà?  Qualche settimana fa in  via Cola di Rienzo: sono salita su  una rampa del marciapiede e finito  il marciapiede ad aspettarmi  non c`era più un`altra rampa a  scendere, ma un gradino.&nbsp;<div>Risultato:  sono dovuta tornare indietro".&nbsp;</div><div><b>Ileana Argentin</b>, è su una sedia a rotelle  ormai da tanti anni. <i>Deputato  del PD e delegata per l`Handicap al  Comune ai tempi di Veltroni</i>, potrebbe  raccontare per ore di come  Roma per molte persone sia una  città "proibita".&nbsp; </div><div><br></div><div><i>La denuncia del regista Bertolucci  l`ha sorpresa?&nbsp;</i></div><div>«Sì, perché quando io ero in  Campidoglio, se qualcuno voleva  accedere alla Sala rossa, poteva  farlo anche senza passare dalla  porta dedicata accanto alla terrazza  Caffarelli. Le pedane mobili,  quando erano necessarie le abbiamo  sempre utilizzate. Io ad esempio,  in quella sala ho celebrato almeno  sei matrimoni con disabili. E  tutti sono entrati dalla porta principale».&nbsp;</div><div><br></div><div><i>Bertolucci ha detto di essersi  sentito come un salame quando  due persone lo hanno preso con  tutta la carrozzina per farlo entrare  in Campidoglio</i>.&nbsp;</div><div>«Il non sentirsi autosufficienti è  la cosa che ti fa star più male. E purtroppo,  a Roma, una persona come  me deve fare i conti tutti i giorni con  le barriere architettoniche. Io ad  esempio, non potrei mai vivere da  sola: abito in via Cortina d`Ampezzo,  una zona residenziale tutta salite  e discese, senza marciapiedi.  Ho bisogno costante di un aiuto».&nbsp; </div><div><br></div><div><i>Oltre alle barriere c`è anche la  maleducazione...</i>&nbsp;</div><div>«Assolutamente  sì. Resti imbottigliata su un marciapiede  perché c`è un`auto parcheggiata  o un cassonetto.&nbsp;</div><div>Neanche  all`università c`è vita facile, con  i motorini che stanno ovunque».&nbsp;</div><div><br></div><div><i>E` più off limits il centro o la periferia?&nbsp;</i></div><div>«La periferia. Se vivi al Trullo o a  Primavalle, e se sei su una sedia a  rotelle, resti tumulato in casa e basta.&nbsp; </div><div>Per non parlare di Corviale dove  nelle case popolari non funzionano  gli ascensori perché non c`è  stato neanche il collaudo».&nbsp;</div><div><br></div><div><i>E i mezzi pubblici?&nbsp;Molti ormai  hanno le rampe mobili.</i>&nbsp;</div><div>«Lasciamo stare. Quando ero  delegata per il sindaco avevamo  rinnovato il parco bus comprando  mezzi adatti anche per i disabili.  Ma in questi quattro anni non c`è  stata alcuna manutenzione, così  nella maggior parte dei casi le rampe  sono rotte».&nbsp;</div><div><br></div><div><i>La sua battaglia per i diritti dei  diversamente abili, continua?&nbsp;</i></div><div>«Eccome. Sto lanciando un concorso  per fotoreporter disabili. Devono  fotografare le barriere architettoniche.&nbsp; </div><div>Vince chi immortala la  più assurda».</div>]]></description>
            
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            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Wed, 17 Oct 2012 10:59:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/244637/sciopero-della-fame-contro-i-tagli-per-i-familiari-dei-disabili-gravi.htm</link>
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            <title><![CDATA[Sciopero della fame contro i tagli per i familiari dei disabili gravi]]></title>
            <description><![CDATA[Parla Maria Simona Bellini del Coordinamento nazionale, ieri in piazza Montecitorio - Ivan Mazzoletti, la Discussione<br>Si sarà alzata, come tutte le mattine, alle 4 anche ieri <b>Maria Simona Bellini</b>. La solita levataccia. Questa volta, però, non solo per svolgere il duro lavoro di "familiare di un disabile gravissimo" ma anche per scendere in piazza e annunciare lo sciopero della fame. La piazza non è una qualunque. È piazza Montecitorio e lì, assieme ad altri genitori che danno vita al "Coordinamento nazionale dei famigliari di disabili gravi e gravissimi" e al presidente del "<b>Comitato 14 settembre</b>" <b>Michele Colangelo</b>, ad attenderla c`era una notizia che ha definito squallida, scandalosa, indecente: l`ennesimo taglio all'assistenza delle persone disabili che con il dimezzamento della quota delle retribuzioni dei lavoratori che assistono genitori disabili si colpiscono ancora una volta i più deboli.&nbsp;<div><br></div><div>Parliamo della norma contenuta nella Legge di stabilità che modifica la precedente legislazione (legge 104 del 1992, la legge quadro sulla disabilità). Una norma che non ha lasciato indifferente nessuno. Anche Nina Daita, responsabile dell`Ufficio disabilità della Cgil, ha riservato parole non proprio dolci: «Siamo di fronte ad un arrogante atto di discriminazione che creerà ulteriori disparità tra i cittadini - ha spiegato Daita - siamo sempre noi a pagare e ora, dopo gli interventi sulla riabilitazione e sugli ausili per l`autonomia, ora il governo passa direttamente al taglio della parte delle retribuzione che riguarda i permessi per l`assistenza». Di fronte a questo provvedimento «la Cgil esprime tutta la sua indignazione e ci tiene a sottolineare che a fare le spese di questa inqualificabile decisione politica saranno le famiglie e in particolare soprattutto le donne», ha concluso la sindacalista.&nbsp;</div><div><br></div><div><i>Simona, avevate deciso di scendere in piazza perché la situazione è molto grave e come se non bastasse...</i>&nbsp;</div><div><br></div><div>I nostri "movimenti" sono nati per la difesa dei diritti delle persone disabili e delle loro famiglie e per questo motivo avevamo deciso di piazzarci davanti Montecitorio con un presidio nel corso del quale quattro persone, di cui due gravemente disabili, faranno lo sciopero della fame fino a che il presidente del Consiglio ed i ministri coinvolti, non apriranno un tavolo di lavoro. Lo scopo è quello di analizzare e risolvere insieme, in totale spirito di collaborazione, la drammatica emergenza di una delle fasce più fragili della popolazione, tra le più colpite dalle recenti spending review ma la sveglia di ieri mattina più che traumatica è stata decisamente avvilente. È come se ci avessero voluto dare il benvenuto.&nbsp;</div><div><br></div><div><i>Vi sentite penalizzati anche dagli ultimi provvedimenti della legge di Stabilità...&nbsp;</i></div><div><br></div><div>Sì, perché noi siamo qui da anni a chiedere un aiuto e invece, con l`aumento dell`Iva e con il taglio dell`Irpef tra sei mesi, subiamo gli aumenti come tutti gli altri. Ho sentito parlare di 20 miliardi: che cosa ci voleva ad assicurare un intervento anche per noi che da anni chiediamo il prepensionamento?&nbsp;</div><div><br></div><div><i>Avevate annunciato un confronto sereno e costruttivo che possa rappresentare una svolta di moralizzazione per la classe dirigente italiana, politica e non. Siete sempre di quest`idea oppure volete cambiare strategia?&nbsp;</i></div><div><br></div><div>Verrebbe da dire che non sappiamo più che cosa inventarci ma di certo non molleremo facilmente.</div>]]></description>
            
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            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Thu, 11 Oct 2012 11:23:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/237449/disabili-va-difeso-il-diritto-allo-studio.htm</link>
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            <title><![CDATA[Disabili, va difeso il diritto allo studio]]></title>
            <description><![CDATA[Angela Cortese, Consigliere Pd Regione Campania - L'Unità<br>Basta purtroppo unire i punti del disagio espresso in questi mesi per tratteggiare il quadro di una disperazione non più emendabile La somma delle voci dei genitori degli alunni diversamente abili e delle associazioni impegnate nella difesa dei loro sacrosanti diritti - inalienabili eppure ogni giorno più compromessi - forma un coro dolente rimasto ad oggi inascoltato. Ma qui non si tratta di solidale pietà. Si tratta, invece, di quel diritto allo studio che dovrebbe garantire a tutti pari opportunità, a cominciare dai ragazzi più deboli. 
 «Qualche volta - scriveva don Milani - viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati, creando differenze a volte irrimediabili». Tra i misuratori della civiltà di un popolo c`è il modo in cui questo si occupa delle persone in difficoltà. Ai più deboli dovrebbe essere sempre riconosciuto un posto in prima linea, nei programmi e nei bilanci dello Stato. Invece, i più svantaggiati rischiano di essere ancora una volta i primi a pagare. Il ministro Profumo ha infatti deciso di affrontare la delicata questione degli insegnanti di sostegno affidando l`integrazione degli alunni diversamente abili a docenti formati in modo frettoloso e superficiale. Una decisione figlia di un`impostazione generale che sin dalle elementari prospetta la scuola italiana come teatro di una darwiniana lotta per la sopravvivenza. Una gara a chi è più «performante» che non tiene alcun conto dei vantaggi e degli svantaggi competitivi legati al contesto sociale, economico e familiare e rischia di lasciare indietro gli alunni più problematici. Sappiamo fin troppo bene che fare buone leggi non basta. Una volta approvate, quelle leggi bisogna farle vivere, realizzarle nel concreto. E quando il silenzio delle istituzioni su un tema così sensibile costringe i genitori degli studenti più esposti alle intemperie della vita a rivolgersi ai tribunali, questa diventa la disfatta di tutti. 

Se poi questa ingiustizia si realizza nella scuola, luogo di formazione e di inclusione per eccellenza, il torto si raddoppia. Da un governo di tecnici ci si attenderebbe un`attenzione non demagogica e, al contrario, molto pragmatica, volta a fronteggiare i problemi reali. E anche quando si tratta di stringere la cinghia, la scure dei tagli non può essere cieca e un governo non può permettersi di derogare a quei diritti che dovrebbero prevalere su qualsiasi politica di austerity, pur necessaria e stringente. Uno Stato civile non risparmia sul diritto allo studio, e ancor meno su quello dei più fragili. Anzi, tende loro la mano per aiutarli a recuperare il terreno perduto, interviene sulle spese futili, liberando quelle risorse assolutamente necessarie per venire in soccorso di quanti sono stati già condannati dalla sorte ad una vita più pesante. Ragazzi che solo grazie alla dedizione delle famiglie compiono ogni giorno il piccolo miracolo di far sembrare normale l`eccezionale.&nbsp;<div><br></div><div>Per tutte queste ragioni, ho rivolto al ministro l`invito a ritirare il decreto ministeriale numero 7 dell`aprile 2012, così che i soprannumerari, conseguenza delle scelte scellerate sulle politiche scolastiche del precedente governo, possano trovare la collocazione più adeguata in un organico funzionale indispensabile per garantire effettività all`autonomia delle scuole e strumento essenziale per combattere la piaga della dispersione. Un intervento in questo senso restituirebbe l`integrazione degli alunni italiani diversamente abili a docenti di sostegno formati nella didattica speciale e offrirebbe alle fasce meno rappresentate di un Paese in difficoltà quel tangibile segnale di speranza di cui tanto c`è bisogno.</div>]]></description>
            
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            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Fri, 08 Jun 2012 10:36:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/236062/argentin-a-fornero-presenteremo-una-nuova-proposta.htm</link>
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            <title><![CDATA[A Fornero presenteremo una nuova proposta]]></title>
            <description><![CDATA[<i>Parla la deputata del Partito Democratico</i>, Ileana Argentin<br>Ivan Mazzoletti, la Discussione <br>&nbsp;I familiari dei disabili gravi e gravissimi da  tempo attendono una risposta concreta da parte  del Parlamento che, però, non riesce mai a essere  soddisfacente. Negli ultimi giorni un ruolo  importante se l`è ritagliato il deputato Pd <b>Ileana  Argentin</b> che ha avviato una serie di faccia a faccia  con alcune famiglia interessate dalla questione.&nbsp;<div><br></div><div><b>Onorevole Argentin, come ha organizzato  gli incontri?</b>&nbsp;</div><div>Ho scelto di incontrare "a campione" alcune  famiglie in base alle mail che mi arrivano quotidianamente  da varie parti d`Italia. Quindi ho deciso  di confrontarmi con diverse "realtà" sia territoriali  che sociali.&nbsp; </div><div><b>Alcuni "esclusi" non l`hanno presa bene...&nbsp;</b></div><div>&nbsp;Il fatto che non abbia voluto sentire gli organismi  organizzati è sì stato fatto da me di proposito  ma non è assolutamente un qualcosa di negativo.  Si tratta solo di una scelta "strategica"  dettata dalla necessità di elaborare un quadro  completo della situazione.&nbsp;</div><div><b>Quello legato al prepensionamento è un  problema nonché una richiesta da non  sottovalutare...</b>&nbsp;</div><div>Effettivamente, il  problema del prepensionamento  è enorme  perché le famiglie non  riescono a reggere una  gestione complicata visti  anche i tagli dei servizi  sanitari e sociali.  Inoltre con gli stipendi  sempre meno adeguati  non hanno la forza di  gestire il problema.&nbsp;</div><div><b>Come si sta pensando  di agire?&nbsp;</b></div><div>La soluzione che, attraverso  anche agli  ascolti delle varie famiglie,  stiamo cercando di  proporre come punto non trattabile è appunto il  prepensionamento che è una vera e propria svolta  dal punto di vista sociale rispetto alla quotidianità  di chi vuole assistere i figli o i parenti disabili  gravi o gravissimi. Del resto, non ci sono alternative:  le madri che richiedono il prepensionamento  non lo fanno per avere una risposta  personale ma proprio perché non sono assolutamente  in grado, considerando anche i "tagli", di  sopperire ai bisogni dei figli in altro modo.&nbsp;</div><div><b>Da diversi anni si prova  a ottenere una risposta  concreta.&nbsp;</b></div><div>Sono 17 anni che la  legge non arriva alla  conclusione dell`iter.  Sono ben 12 anni che è  ferma al Senato. Credo  che farò un`ulteriore  proposta di legge perché  mi sembra di capire  che su quelle in "giacenza"  non si riesca a  trovare un accordo.  Perciò, prima incontrerò  tutte le associazioni  e poi assieme cercheremo  di elaborare un altro  testo che possa far sbloccare la situazione.&nbsp;</div><div><b>Per fine mese si parla di un incontro, che  potrebbe rivelarsi fondamentale, con il  ministro del Welfare Elsa Fornero...</b>&nbsp;</div><div>Spero di riuscire a fare in modo che con me ci  siano anche i rappresentanti delle varie associazioni  tra cui anche il Coordinamento presieduto  da Simona Bellini in modo che possa essere avviato  un confronto articolato con tutti i "protagonisti".&nbsp;</div>]]></description>
            
            <author>Ileana Argentin</author>
            <category><![CDATA[Interviste]]></category>
            <pubDate>Wed, 16 May 2012 12:20:00 +0000</pubDate>
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            <title><![CDATA[Argentin: «Dove è finito il piano avviato dalla giunta precedente?»]]></title>
            <description><![CDATA[Il Messaggero<br>&nbsp;«Con la condanna nei confronti  del Campidoglio viene finalmente  riconosciuto il diritto alla mobilità  per tante persone che in questi  ultimi anni si sono viste negare  l`accessibilità ai mezzi di trasporto  pubblico a causa di barriere  architettoniche verso le quali la  Giunta Alemanno si è dimostrata  indifferente». A parlare è <b>Ileana  Argentin</b>, deputata Pd e membro  della Commissione  Affari sociali  della Camera.  «Ci chiediamo  che fine  abbia fatto  il programma,  avviato  dalla precedente  giunta  comunale- incalza  la depu-  tata - per adattare le banchine  delle fermate Atac e renderle funzionali  per l`accesso agli autobus  dei disabili in sedia a rotelle».  «La Capitale, purtroppo, registra  l`ennesimo triste primato come  città a scarsissima accessibilità  per i disabili - prosegue la  Argentin - e dove ormai è diventata  un`impresa l`utilizzo dei mezzi  pubblici anche per le mamme con  i passeggini e per gli anziani con  problemi di deambulazione. Per  non parlare, poi, dei cartelloni   pubblicitari spuntati come funghi  anche alle fermate degli autobus e  che di fatto rendono difficile la  mobilità restringendo gli spazi di  accesso alle banchine». E poi conclude:  «La sentenza del tribunale  «conferma come con questa amministrazione,  purtroppo, si è fatto  più di qualche passo indietro  sulla rimozione delle barriere architettoniche,  facendo precipitare la Capitale  in fondo alle  classifiche  per l`accessibilità  alle persone  con  disabilità».&nbsp;<div>L`assessore alla  Mobilità,  Antonello Aurigemma,  ribatte:  «Ci attiveremo  affinché si ottemperi al più presto alle  prescrizioni della sentenza. E una  priorità di questa Amministrazione  continuare a lavorare per rendere  la nostra città sempre più  fruibile da parte di tutti coloro che  hanno delle disabilità. Vale la  pena di ricordare, ad esempio,  che Atac sta effettuando lavori di  riqualificazione su 34 capolinea,  proprio nell`ottica di una più agevole  accessibilità. Di lavoro da  fare ce n`è ancora molto e questa  sentenza va presa come uno sprone  a fare di più e più in fretta».  </div>]]></description>
            
            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 12:21:00 +0000</pubDate>
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            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/232236/disabili-pass-nazionale-ma-nel-codice-gi-cos.htm</link>
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            <title><![CDATA[Disabili, pass nazionale ma nel Codice è già così]]></title>
            <description><![CDATA[Maurizio Caprino - Il Sole 24 Ore<br>La legge è quella sulle semplificazioni, ma la procedura ha un che di solenne: secondo l`emendamento passato in commissione Lavoro alla Camera e ieri consacrato dalla fiducia, ci vuole un decreto del ministero delle Infrastrutture, «previo parere della Conferenza unificata di cui all`articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1987, n. 281».&nbsp;
<div>Il tutto per introdurre una semplificazione che in realtà c`è sempre stata e nessuno ha mai abolito: <b>la validità del contrassegno invalidi su tutto il territorio nazionale</b>.&nbsp;Proprio così.&nbsp;Il <b>pass </b>che dà diritto a sostare nei posti riservati ai disabili vale già ovunque in Italia. Lo stabilisce esplicitamente già da11996 l`articolo 381 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada. 
Che i deputati ne ignorassero l`esistenza?&nbsp;</div><div>Non si direbbe: lo hanno citato nel testo dello stesso emendamento che hanno approvato, facendolo diventare&nbsp;</div><div>comma 2-bis dell`articolo 4 della norma. Forse non se lo sono letto. Probabilmente alla base di tutto c`è stato un equivoco. In effetti, per il contrassegno invalidi un problema di validità territoriale esiste, tanto da essere oggetto di varie interrogazioni parlamentari negli anni.&nbsp;</div><div>Ma riguarda chi si reca all`estero: l`Italia non ha ancora recepito la normativa comunitaria sul formato del pass, per cui quelli nazionali non sono riconosciuti all`estero.&nbsp;</div><div>Così ogni tanto nelle cronache finiscono i casi di disabili che vengono multati da poliziotti stranieri.&nbsp;
</div><div>Colpa dell`eccesso di privacy, che per anni ha impedito - tra l`altro - di riportare sul contrassegno italiano le generalità del disabile, inserendo la sua foto. Il problema, comunque, sta per risolversi già da sé: la riforma del Codice della strada (legge 12o/io) ha modificato la legge sulla privacy (Dlgs 196/03) e il ministero delle Infrastrutture ha ormai scritto il relativo regolamento attuativo, che consentirà di stampare contrassegni conformi al modello europeo.&nbsp;
</div><div>Dunque, può essere stato un eccesso di zelo da parte dei deputati. Peccato che non sia stata presa altrettanto a cuore un`altra parte ancora inattuata della riforma del Codice: l`emendamento che avrebbe reso possibile una nuova disciplina dei controlli di velocità è stato bocciato perché non attinente alle semplificazioni.</div>]]></description>
            
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            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 11:13:00 +0000</pubDate>
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            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/230531/i-disabili-veri-dimenticati-dallo-stato.htm</link>
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            <title><![CDATA[I disabili (veri) dimenticati dallo Stato]]></title>
            <description><![CDATA[Gian Antonio Stella - Il Corriere della Sera<br><i>Tutto il carico sulle spalle delle famiglie. ll racconto di una storia esemplare</i>.&nbsp;<div>Un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno, uno storpio 5,50, un criminale 3,50...». Iniziava, così un problema del manuale di matematica nella Germania nazista del 194o: lo scolaro doveva calcolare, senza quei pesi, quanto si poteva risparmiare. Alla larga dai paragoni provocatori, ma che razza di Paese è quello che taglia i fondi ai disabili? Ed è lecito che sfrutti fino in fondo, come denuncia il Censis, le famiglie che si fanno carico giorno dopo giorno, spesso eroicamente, dell`assistenza? 
Pochi numeri, presi da un`inchiesta del «Sole 24 Ore», dicono tutto. Rispetto al Pil, l`Italia spende molto più della media dell`Europa a 15 per le pensioni (16,1% contro 11,7%), come gli altri nel totale del welfare (26,5% contro 26%) ma nettamente meno per la non autosufficienza: 1,6% contro 2,1%. Un quarto di meno. Non bastasse, negli ultimi anni, nella scia della scoperta di casi come quello emerso la settimana scorsa al rione Santa Lucia di Napoli (dove secondo il «Mattino» 9 su io degli invalidi controllati erano falsi) l`accetta si è abbattuta sui costi del pianeta della disabilità colpendo tutti. I furbi ma più ancora i disabili veri, verso i quali lo Stato era già storicamente molto tirchio. 
Basti vedere, in un`analisi di Antonio Misiani, il taglio delle due voci che più interessano l`handicap. Dal 2008 al 2013 il Fondo per le politiche sociali precipita nelle tabelle del governo Berlusconi da 929,3 milioni di euro a 44,6. Quello per la non autosufficienza da 300 a 0: zero! Numeri che da soli confermano il giudizio durissimo del Censis: «La disabilità è ancora una questione invisibile nell`agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie, spesso lasciate sole nei compiti di cura». Peggio: «L`assistenza rimane nella grande maggioranza dei casi un onere esclusivo della famiglia».&nbsp;</div><div><br></div><div>Scegliamo una storia esemplare, una fra centinaia di migliaia. Quella di Gloriano e di sua moglie Mariagrazia. Lui fa l`elettricista, lei lavorava in una fabbrica tessile finché, 28 anni fa, non fu costretta a mollare per seguire Giulia. La piccola aveva dei problemi. Seri. «La prima diagnosi fu emessa dopo quasi 4 anni (non per colpa nostra !..) dalla nascita: "Ritardo psicomotorio con deficit cognitivo in paralisi cerebrale minima"». Problemi che con il passare del tempo si sono sempre più aggravati. Basti dire che, nonostante gli insegnanti di sostegno a scuola, i progetti di recupero, l`assistenza minuto per minuto dei genitori, non ha mai imparato a leggere e scrivere. Fatto sta che al secondo accertamento sull'handicap, al 18° compleanno, il responso fu netto: «Invalida con totale e permanente inabilità lavorativa l00%». Tanto per capirci, spiega la madre, è del tutto non autosufficiente. Ogni consulto, ogni cura, ogni tentativo d`arginare la progressiva deriva della malattia sono stati inutili. Colpa di un`anomalia, pare, «del cromosoma 16». Finché nel 2006 il degrado è stato nuovamente verificato: «Insufficienza mentale medio-grave in paraparesi spastica (neurologica e sensitiva assonale) cognitiva. Scoliosi e invalidità al 100% con necessità di assistenza continua». Un calvario.&nbsp;</div><div>Una vita intera inchiodata minuto per minuto, giorno dopo giorno, anno dopo anno a quella missione. Unici momenti di tregua, indispensabili per respirare e non impazzire, quelli in cui Giulia, sia pure sempre più a fatica, veniva affidata a strutture di assistenza tipo le case famiglia «Nostra figlia ha sempre desiderato sin da piccola di stare coi bambini prima e poi man mano che cresceva con i ragazzi e comunque in mezzo alla gente». Una soluzione che l`anno scorso aveva permesso a Gloriano e Mariagrazia di fare perfino, evviva, una breve vacanza. Costava 27 euro al giorno, alla famiglia, l`accoglienza di Giulia in una comunità-alloggio di Abano Terme: «Poi, prima di Natale, ci è stato comunicato che il contributo familiare sarebbe salito a 92 euro e 68 centesimi, cioè la quota alberghiera totale». Troppi, per chi riceve dallo Stato, per prendersi cura 24 ore su 24 di quella figlia totalmente disabile, una pensione lorda mensile di 270,60 euro più l`indennità di accompagnamento di 487,39 per un totale complessivo di 757 euro e 99 centesimi. I giornali locali ne hanno fatto un caso, giustamente, di quelle cento o centoventi famiglie che di colpo si sono viste togliere quel servizio che per molti rappresentava l`unica occasione per «staccare» un po`. «Diventerà un servizio solo per chi potrà permetterselo?», si è chiesto il settimanale diocesano «La difesa del popolo».&nbsp;</div><div><br></div><div>Ma la storia della famiglia di Giulia va moltiplicata, come dicevamo, per centinaia di migliaia. Dice la pagina «La disabilità in cifre» dell`Istat che in Italia i disabili «sono 2 milioni 600 mila, pari al 4,8% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia. Considerando anche le 190.134 persone residenti nei presidi socio-sanitari si giunge a una stima complessiva di poco meno di 2 milioni 800 mila persone». In primo luogo, ovvio, ricorda uno studio della Caritas Ambrosiana, ci sono i vecchi: «Secondo un`indagine dello Studio Gender, l`Italia spende meno della metà di quanto fanno in media gli altri Paesi europei per l`assistenza agli anziani». Risultato: «la cura dell`anziano non più autosufficiente ricade sulle famiglie. In due casi su tre lasciate a loro stesse. In particolare sono le donne, figlie, mogli, nuore, le indiscusse protagoniste del lavoro di cura». Per i disabili più giovani, spiega al sito superabile.it Pietro Barbieri, presidente della Fish, la Federazione italiana del sostegno all`handicap, il quadro è lo stesso: «Da noi si spende meno della metà della media europea a 15 per la non autosufficienza. E il dato comprende sia l`indennità civile che l`assistenza domiciliare pagata dai Comuni.&nbsp;</div><div><br></div><div>Qui non si tratta di prendere provvedimenti più equi, qui si dice alle famiglie "arrangiatevi!"» E a quel punto sapete cosa accadrà? «Che le famiglie cominceranno a chiedere il ricovero per un congiunto non autosufficiente. E a quel punto avremo una maggiore segregazione di persone che non hanno fatto nulla di male e un costo molto più alto per il Paese. Si pensi al costo giornaliero di una degenza». Facciamo due conti? Questi disabili non anziani, secondo la Fish, sarebbero circa 400 mila. Se le famiglie, abbandonate a se stesse, fossero obbligate a scaricare i figli e i fratelli sul groppone dello Stato, questo sarebbe obbligato a costruire strutture per un costo minimo (dall'acquisto del terreno alla costruzione fino all`arredamento) di 130 mila euro a posto letto per un totale di 52 miliardi: Per poi assumere, stando ai protocolli, almeno 28o mila infermieri, psicologi, cuochi, inservienti per almeno altri 7 miliardi l`anno. Più tutto il resto. Un peso enorme, del quale l`Italia di oggi non potrebbe assolutamente farsi carico. E allora ti domandi: possibile che lo Stato non si accorga di quanto si fanno carico al suo posto le famiglie? Lo studio presentato ieri dalla Fondazione Cesare Serono e dal Censis, e centrato sulle persone colpite dalla sclerosi multipla e dall'autismo, dice che «il 48,5% dei malati ha bisogno di aiuto nella vita quotidiana. Ma il dato oscilla dal 9,5% di chi si definisce lievemente o per nulla disabile all`83% tra i malati più gravi». Bene: «Le risposte arrivano quasi solo dalle famiglie. Il 38,1% dei malati riceve assistenza informale tutti i giorni dai familiari conviventi (e la percentuale aumenta tra chi riferisce livelli di disabilità più elevati: 62,8%). L`aiuto quotidiano da parte di parenti non conviventi e amici è più raro (8,1%)». E se è «minoritario il supporto offerto dal volontariato (8,4%)» solamente «il 15,3% riceve aiuto da personale pubblico e solo il 3,3% tutti i giorni». Umiliante.&nbsp;</div><div>Tanto è vero che le famiglie, dignitosamente, non chiedono soldi, nonostante si sobbarchino spese molto spesso insopportabili: chiedono collaborazione. «L`assistenza domiciliare è ritenuta uno dei servizi più utili dal 77,5% del campione e il 72,4 ne ritiene necessario il potenziamento». Gli «aiuti economici e gli sgravi fiscali» vengono dopo. Lo studio presentato ieri dice tutto: «La disabilità della persona con autismo ha avuto un impatto negativo sulla vita lavorativa del 65,9% delle famiglie coinvolte nello studio. In particolare, il 25,9% delle madri ha dovuto lasciare il lavoro e il 23,4% lo ha dovuto ridurre». Uno Stato serio, davanti a numeri così, se lo deve porre il problema. Perché sarebbe inaccettabile scaricare ulteriori responsabilità e fatiche e spese e angosce su quelle famiglie. Ci sono già state, come ricordavamo, stagioni orribili in cui i disabili (si pensi a certi manifesti tedeschi degli anni Trenta...) sono stati visti come un fardello economico. Mai più.<br></div>]]></description>
            
            <author></author>
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            <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:48:00 +0000</pubDate>
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