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        <title>Partito Democratico </title>
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            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/254690/scuola-anche-g-bachelet-strapazza-il-referendum-di-bologna.htm</link>
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            <title><![CDATA[Scuola, anche G. Bachelet strapazza il referendum di Bologna 
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            <description><![CDATA[Agenzia DIRE. E inoltre: un articolo de Il Resto del Carlino di Bologna; AVVENIRE "Bachelet, parlano i numeri"<br> "Io sei mesi fa mi sono studiato per dovere d'ufficio i numeri delle scuole di Bologna: ti assicuro che ha ragione lui (Merola, ndr), e questo referendum e' una grandissima scemenza". E' il parere di Giovanni Bachelet, gia' deputato Pd, componente della Direzione nazionale e presidente del Forum Istruzione del partito, sul referendum contro i finanziamenti municipali alle materne private: in un dibattito su Facebook, Bachelet difende il modello di "sussidiarieta' in salsa emiliana" e si dice confortato che Romano Prodi, "la pensi come me", mentre Vendola fa "nella propria Regione piú o meno cio' che invece, a Bologna, contrasta come fosse una bestemmia".&nbsp;<div><br></div><div>Dibattendo sul social network con chi appoggia il referendum, Bachelet sottolinea che "l'articolo 33 della Costituzione inequivocabilmente prevede l'istituzione di scuole libere senza oneri per lo Stato", pero' "il principio di sussidiarieta' inequivocabilmente prevede che Comuni, Province, Regioni e Stato possano contribuire con sussidi al funzionamento di ogni cosa ritenuta di pubblica utilita' istituita e amministrata dai cittadini. Scuole incluse", e questo principio "fa parte a pieno titolo della Costituzione: l'articolo 118, confermato dagli elettori con cinque milioni di voti di scarto nel referendum di fine 2001". Istituire e finanziare integralmente, o invece sostenere con un sussidio parziale, non e' evidentemente la stessa cosa: per questo, argomenta, i due articoli della Costituzione sono compatibili.&nbsp;</div><div><br></div><div>Chiamando in causa i numeri, Bachelet evidenzia poi che le private paritarie accreditate nel sistema pubblico sono una parte "marginale e accessoria" rispetto a quelle istituite da Enti Locali e Stato, che pertanto erogano a loro "un contributo piccolo rispetto al totale investito nelle scuole statali o comunali".
 
 
Quello che va alle private e' poi, prosegue Bachelet, un sussidio: il 10%-20% rispetto al costo totale di ciascuna scuola privata paritaria, cosicche' "a parita' di fondi pubblici impiegati, il sussidio sostiene un'utenza fra cinque e 10 volte piú grande rispetto a quella sostenibile usando quegli stessi soldi per istituire e poi finanziare integralmente qualche altra scuola statale o comunale".&nbsp;</div><div><br></div><div>E' la sussidiarieta' in salsa emiliana, "il contrario del buono scuola lombardo, quello si' molto probabilmente incostituzionale perche' sostitutivo e non complementare o sussidiario rispetto all'intervento statale e degli enti locali", sottolinea Bachelet. A Bologna, invece, togliendo il sussidio alle materne private "si ottiene un risultato netto contrario a quello sbandierato: una buona meta' delle scuole paritarie senza quel sussidio probabilmente chiuderebbe" e "dei circa 2.000 ragazzini attualmente serviti a Bologna da queste scuole- avverte Bachelet- un migliaio resterebbero senza scuola d'infanzia, ne' pubblica ne' privata, perche' con un milione di euro l'anno sarebbe matematicamente impossibile istituire per tutti e mille quei bambini un numero sufficiente di nuove scuole finanziate al 100% dall'ente pubblico".&nbsp;</div><div><br></div><div>Infine domanda: non e' "singolare che si cominci a porre una questione di principio sul diritto alla scuola dell'infanzia proprio a Bologna, dove questa 'toppa' paritaria e' minima e da vent'anni svolge bene la propria funzione in un ampio 'vestito' pubblico, finora resistente a strappi e tagli allo stato sociale", anziche' "in molte regioni e citta', per lo piú amministrate da destra, dove anche prima dei recenti tagli allo stato sociale" la domanda di nidi e scuole materne non era soddisfatta quasi per niente dal pubblico?
 </div><div><br></div><div><br></div><div><span style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: Verdana; font-size: 16px; line-height: 22px; background-color: rgb(238, 238, 238);">22-05-2013 Il Resto del Carlino BOLOGNA:</span><a href="http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=1Y3RKU&amp;numpag=1&amp;tipcod=0&amp;tipimm=1&amp;defimm=0&amp;tipnav=1" style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px; outline: 0px; font-size: 16px; vertical-align: baseline; background-color: rgb(238, 238, 238); color: rgb(51, 133, 35); font-family: Verdana; line-height: 22px;">Referendum, braccio di ferro per l'uso degli spazi in centro</a><br></div><div><br></div><div><span style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: Verdana; font-size: 16px; line-height: 22px; background-color: rgb(238, 238, 238);">22-05-2013 Avvenire:</span><a href="http://www.ecodellastampa.it/Servizi/RasClienti/imgrsnew.asp?numart=1Y3QGZ&amp;annart=2013&amp;numpag=1&amp;tipcod=0&amp;tipimm=1&amp;defimm=0&amp;tipnav=1&amp;isjpg=S&amp;small=N&amp;usekey=B1RWWI6AOM5H6&amp;video=0" style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px; outline: 0px; font-size: 16px; vertical-align: baseline; background-color: rgb(238, 238, 238); color: rgb(51, 133, 35); font-family: Verdana; line-height: 22px;">Il parere "Bachelet, parlano&nbsp;i numeri"</a><br></div>]]></description>
            
            <author>Giovanni Bachelet</author>
            <category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 May 2013 10:32:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/248011/idee-ricostruttive-per-la-scuola.htm</link>
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            <title><![CDATA[Cara Maria Chiara,]]></title>
            <description><![CDATA[a nome del Forum Nazionale Politiche Istruzione PD saluto con soddisfazione il tuo atterraggio al Miur. Come forse sai, sono fra i pochi che nella direzione nazionale dello scorso 23 aprile non hanno approvato l'idea di formare un governo...<br><p>a nome del Forum Nazionale Politiche Istruzione PD saluto con soddisfazione il tuo atterraggio al Miur. Come forse sai, sono fra i pochi che nella direzione nazionale dello scorso 23 aprile non hanno approvato l'idea di formare un governo insieme al PDL. Che la presidente del Forum Università e Ricerca PD sia diventata ministro mi pare, però, un'ottima notizia. Agli amici (PD e non) che mi chiedono informazioni sul tuo conto ho detto che hai polso e idee chiare, e perciò, diversamente dai tuoi due predecessori, non sarai in balía dei funzionari meno illuminati del Mef, del Miur, dei Sindacati e della Confindustra; per esempio, non parlerai a vanvera di merito promuovendo poi, a sorpresa, mega-sanatorie o distribuzioni discrezionali delle poche risorse disponibili. Mentre auguro con tutto il cuore a te (e al nostro Paese) che questa mia previsione si riveli azzeccata e le proposte del tuo Forum Università e Ricerca trovino applicazione nella realtà, metto a tua disposizione le idee del nostro Forum Istruzione con la stessa umiltà e la stessa speranza con cui le abbiamo messe a disposizione della Segreteria Nazionale negli scorsi tre anni. Buon lavoro! <br>
	Giovanni Bachelet</p>
<p>
	<b>Idee ricostruttive per la scuola</b>, materiali e documenti prodotti dal lavoro collettivo del Forum Nazionale Politiche Istruzione 2010-2012 (<u><a href="http://www.partitodemocratico.it/Allegati/idee_ricostruttive_per_la_scuola_2013.pdf">scaricabile in formato pdf 7 MB</a></u>).</p><p><b>Indice</b></p><p>1. Introduzione di Giovanni Bachelet e Giancarlo Sacchi / 2. VALUTAZIONE E RILANCIO DELLA SCUOLA, sintesi del seminario del luglio 2010 / 3. La prima sessione del Forum: SCUOLA ALLA RISCOSSA, settembre 2010 / 4. DIECI PROPOSTE PER LA SCUOLA DI DOMANI, assemblea nazionale PD, Varese, ottobre 2010 / 5. La seconda sessione del Forum: GOVERNO E RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE / 6. I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI (LEP), sintesi dei seminari marzo-luglio 2011 / 7. La terza sessione del Forum: INSEGNANTE OGGI, INSEGNANTE DOMANI, ottobre 2011 / 8. DIRIGENTI SCOLASTICI, sintesi del seminario del novembre 2011 / 9. La quarta sessione del Forum CICLI SCOLASTICI: LO SNODO DELLE MEDIE, marzo 2012 / 10. MUSICA E SCUOLA, sintesi del seminario del dicembre 2012 /&nbsp;APPENDICE: grafici ad albero che hanno guidato le discussioni dei gruppi ed elenco dei 450 partecipanti alle attività di questi tre anni, che come Forum Nazionale Politiche dell'Istruzione ringraziamo per aver contribuito insieme a noi all'elaborazione programmatica del Partito Democratico /<br></p>
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            <author>Giovanni Bachelet</author>
            <category><![CDATA[Intervento]]></category>
            <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 17:30:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/253671/autonomia-va-cercando.htm</link>
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            <title><![CDATA[Autonomia cercasi]]></title>
            <description><![CDATA[di Gian Carlo Sacchi<br>La debolezza della politica scolastica in questo periodo è sotto gli occhi di tutti. La struttura del sistema rimane sempre la stessa ma viene svuotata dall’interno; ci sono i vincoli per tutti ma non le risorse per poterli praticare, mentre sono i territori, per non dire a volte solo le famiglie, che devono sempre di più assicurarsi il diritto allo studio senza poter intervenire...<br>La debolezza della politica scolastica in questo periodo è sotto gli occhi di tutti. La struttura del sistema rimane sempre la stessa ma viene svuotata dall’interno; ci sono i vincoli per tutti ma non le risorse per poterli praticare, mentre sono i territori, per non dire a volte solo le famiglie, che devono sempre di più assicurarsi il diritto allo studio senza poter intervenire per conferire maggiore equilibrio tra le domande del territorio stesso e le risposte sempre più affannose e inadeguate che vengono dal centralismo burocratico.<BR>Alcuni documenti comparsi in questi ultimi tempi che cercano di andare oltre la routine e i soliti slogan che anche nella recente campagna elettorale ci hanno cosparso di tecnologie e di demagogiche promesse ai precari, tornano a parlare seppure in modi diversi di autonomia e flessibilità dell’organizzazione scolastica per poter dialogare efficacemente con la società in trasformazione. <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>I segnali sono contraddittori, partono dal richiamo ” all’autonomia responsabile”, affermazione adottata dal governo Monti, in cui però si fa prevalere l’aggettivo sul sostantivo, sotto la minaccia della valutazione.<BR>Non viene sostenuta infatti l’autonomia delle scuole e dei sistemi formativi territoriali , a cominciare dall’applicazione del nuovo (2001) titolo quinto della Costituzione, rimasto fin qui lettera morta; è dall’incentivare l’iniziativa locale che si avrebbe come contropartita il rendere conto del raggiungimento dei comuni obiettivi nazionali: una valutazione senza autonomia non migliora il risultato, rischia di portare le già gracili istituzioni scolastiche al collasso. Sembra una contraddizione promuovere l’autonomia con la valutazione come è detto nel recente regolamento approvato dal Consiglio dei Ministri; se non si può agire è difficile sperimentare la responsabilità e poter decidere da ciò che appare come criticità la realizzazione di un piano di miglioramento.<BR>Sia che sia auto, sia che sia etero valutazione il problema è quali margini di manovra ha il soggetto valutato per migliorare. Avere persone esperte che vanno nelle scuole, interagiscono con il personale, consigliano interventi migliorativi, ben vengano se sono guidati dalla competenza, dalla ricerca educativa ed hanno a loro volta autonomia culturale e professionale, cosa che non si può dire fin qui di chi le recluta e fornirà loro gli indirizzi di lavoro.<BR>L’Europa ci bacchetta perché non abbiamo un servizio nazionale di valutazione, ma in molti Paesi esso è indipendente dalla burocrazia ministeriale; quest’ultima da noi governa direttamente il sistema, a cominciare dai dirigenti scolastici, con buona pace di chi teorizza una loro leadership educativa, e non si limita, come invece prevede la Costituzione, ai Livelli Essenziali delle Prestazioni, che sono ancora di la da venire. Siamo passati dal controllo degli adempimenti (ispettori) al controllo dei risultati (INVALSI), ma la regìa è sempre la stessa, anzi si amplia anche nella direzione del controllo dell’innovazione (INDIRE).<BR>Altro che “rendicontazione sociale”, la comunità dovrà limitarsi a leggere delle statistiche, rimanendo in attesa che qualcosa cambi, ma senza sapere bene per opera di chi;<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>spendere un ingente patrimonio per fare diagnosi forse non serve, anche se il decreto ne sembra convinto, a superare l’attuale crisi economica.<BR>Se si esce dall’autoreferenzialità si nota che le analisi condotte dal Ministro Giarda su alcuni settori della spesa pubblica, ma non è il primo documento di Pietro Giarda in tal senso, portano alla necessità di allineare i sistemi di governo di sanità e istruzione, decentrando evidentemente quest’ultima, in modo che anche i rapporti finanziari centro-periferia possano essere a loro volta allineati. La maggior parte del gettito dell’IMU, e gli orientamenti del federalismo fiscale, ribadisce il documento del ministero per i rapporti con il parlamento, dovrebbe tendere in modo significativo<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>all’istituto della compartecipazione, mentre oggi la parte prevalente (oltre il 60% delle spese) è assicurata dal trasferimento statale.<BR>I pronunciamenti dei “saggi”, che dovrebbero costituire una sorta di programma per il nuovo governo, rimarcano il varo da parte della conferenza stato-regioni del decreto sui suddetti Livelli Essenziali, così come confermano per il settore dell’istruzione la formulazione del nuovo art. 117 della Costituzione per quanto riguarda le “competenze concorrenti”, anche se è ben presente il rischio di produrre diseguaglianze nelle divere parti del Paese (ma il centralismo sin qui non ha assicurato l’equità). Giarda parla di “una burocrazia dispersa a governare<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>un esercito di più di un milione di dipendenti pubblici che operano in strutture tecnologicamente molto arretrate”. La Costituzione stessa prevede la “sussidiarietà verticale”, ma un conto è il necessario intervento perequativo, un altro è un’autonomia che all’inizio poteva essere anche accompagnata ma che di fatto è stata irretita.<BR>E’ interessante vedere come sempre il gruppo che si è occupato delle riforme istituzionali abbia ripreso la tematica della riforma della finanza locale, con la motivazione che proprio la crisi economica potrebbe “costituire la ragione per esaltare le ragioni del federalismo fiscale . Questa riforma (L. 42/09 e successivi decreti applicativi), infatti, rafforza la responsabilità delle autonomie territoriali nella gestione dei propri bilanci (il contrario di quanto sostenuto nel decreto sulla valutazione) a partire da una ripartizione delle risorse pubbliche tra tutti i livelli di governo <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>e tra enti decentrati ispirata a criteri di equità<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>e di efficienza. La riforma, è opinione dei saggi, non va lasciata nel limbo, va invece ripresa come componente essenziale<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>delle politiche per il rilancio del Paese”.<BR>Un documento del tutto nuovo rispetto alle tradizioni ministeriali è quello relativo alle norme tecniche di funzionalità edilizia e urbanistica. Si parla di superamento della centralità dell’aula e di una scuola come luogo integrato di microambienti per attività differenziate; di un principio di autonomia di movimento per lo studente. Qui il docente non ha un posto fisso, si muove tra vari tavoli per facilitare l’apprendimento; una diversa organizzazione degli spazi dovuto soprattutto all’uso delle tecnologie.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>L’adattabilità di detti spazi si estende anche all’esterno, offrendosi alla comunità locale: la scuola si configura come un civic center in grado di fungere da motore del territorio e di valorizzare istanze sociali, formative e culturali.<BR>L’aula moderna non è l’unico spazio e non è centrato sul docente, ma uno dei tanti spazi di un percorso di apprendimento centrato sullo studente. Atelier, laboratorio in cui gli studenti possano muoversi in autonomia; diversificazione delle occasioni formative anche con funzioni individualizzanti. Spazi per apprendere in modo informale, relazionale, di ricerca per i docenti, biblioteche, archivi, centri di documentazione; cucine, caffetterie e zone relax.<BR>E’ vero che le Indicazioni Nazionali per il curricolo nei vari gradi scolastici fanno frequente riferimento ai laboratori e ad una didattica attiva, ma definire l’aula un non luogo va ben oltre una questione metodologica interna all’agire didattico; l’autonomia dello studente in un’ottica di personalizzazione dei percorsi formativi richiede autonomia della scuola per poter vivere il suo ruolo, come è definito, di civic center.<BR>Quando ci saranno le condizioni per poter operare una simile riconversione non si venga a dire che bastano le tecnologie per realizzarla. Anzi, queste ultime permetteranno e richiederanno<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>una organizzazione diversa degli spazi di apprendimento, nell’ambito di una strategia “costruttivista” se verranno abbinate ad una nuova governance degli istituti e ad un loro più deciso ruolo nella realtà territoriale.<BR>Pur muovendo da situazioni e da posizioni diverse si arriva sempre lì, a ridiscutere del problema dell’autonomia; una svolta in tal senso tanto invocata potrebbe sistemare tante cose, di carattere pedagogico, economico, organizzativo e sociale. E’ quello che il nuovo governo può fare a legislazione invariata.<BR><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><A name=_GoBack></A> <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN> <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p>&nbsp;</o:p> <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN>]]></description>
            
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            <author>Giancarlo Sacchi</author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 13:37:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
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            <title><![CDATA[L’ex baby-rettrice Carrozza “La scuola salverà l’economia”
]]></title>
            <description><![CDATA[Arriva dall’università: “La mia priorità è ridare dignità agli insegnanti”<br>
<i>La Stampa</i> Flavia Amabile <br><DIV class=info_articolo>
<DIV class=textresize>È emozionata, e non lo nasconde Maria ChiaraCarrozza, alla sua prima esperienza nel mondo politico e subito catapultata alla guida del ministero dell’Istruzione per il suo curriculum di grande ricercatrice esperta in robotica e poi per due mandati rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Quando il Pd aveva proposto di lottare contro i baroni nelle università mandandoli in pensione a 65 anni e non a 72 - dietro c’era lei, allora 45 anni, rettore più giovane d’Italia e alla guida anche di uno degli atenei di punta del nostro Paese. Chiedeva uno «choc generazionale», un ricambio in quel mondo e fece scalpore che a farlo fosse lei, una della casta dei rettori che in genere quella poltrona tendono a conservarla il più a lungo possibile. Ora di anni ne ha 47 ed è stata di parola: ha lasciato la sua poltrona per candidarsi nelle liste del Pd. Eletta alla Camera ha dato le dimissioni dall’incarico precedente ed è passata alla sua nuova vita.<BR><B>Da ieri è ministro per l’Istruzione. Quale sarà il suo primo atto?<BR></B>&nbsp;«Ancora sono nella fase dell’emozione, ho ricevuto da poco la notizia, mi sto organizzando mentalmente. Lavorerò certamente per la scuola. Ne conosco i problemi, ho verificato che soprattutto c’è bisogno di investimenti mirati, non solo di risorse usate in modo vago. È necessario capire dove e come usarle. Sento forte la responsabilità di questo ruolo in questo momento difficile».<BR><B>La sua pagina Facebook già pochi minuti dopo l’annuncio era stata riempita di complimenti ma anche di una richiesta molto precisa. Le hanno chiesto di restituire «dignità» ai professori.</B> <BR>«È uno dei miei obiettivi. Lo sento dentro, è un obiettivo anche personale. Gli insegnanti svolgono un ruolo importante sul territorio, sono i nostri ambasciatori. Se l’Italia è stata unita è anche grazie ai professori che hanno fatto studiare gli italiani sugli stessi testi. I professori sono uno straordinario elemento di coesione sociale».<BR><B>Eredita un ministero che ha ricevuto nell’ultimo anno e mezzo una forte rivoluzione digitale. Andrà avanti lungo questa strada?</B> <BR>«Conosco bene Francesco Profumo, rispetto il suo obiettivo e quello che ha fatto perché penso che sia un processo ineludibile ma se poi le scuole non funzionano è inutile pensare alla rivoluzione digitale. C’è sempre stato un problema di fondo sui cui bisogna essere equilibrati senza fare troppi proclami ma cercando di lavorare per far funzionare le scuole a partire dall’edilizia scolastica che è un problema di enorme importanza».<BR><B>Quando inizierà a lavorare troverà molti problemi sul tappeto, dal concorso ai precari, al Tfa. Che cosa farà?<BR></B>&nbsp;«Voglio prima parlarne con Profumo e con le persone che hanno lavorato a queste tematiche. Non è mia abitudine entrare a gamba tesa. So bene che sono dei problemi da affrontare ma ho bisogno di capire per dare risposte di responsabilità».<BR><B>Che cosa le ha detto il presidente Enrico Letta nell’affidarle l’incarico? Che cosa si aspetta da lei?</B> «Dobbiamo ancora parlarci con calma. Siamo abituati a capirci al volo, senza bisogno di troppe parole. So che si aspetta equilibrio e capacità di mediazione».<BR><B>Gran parte dell’Italia chiede che la scuola torni ad avere un ruolo centrale nella politica del governo.</B> <BR>«Mi auguro che ci sarà attenzione per la scuola. Ce n’è davvero un gran bisogno. Il ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università, però, è fondamentale nel far ripartire le speranze del Paese. Con spirito di servizio metto a disposizione la mia esperienza per convincere gli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia. Dobbiamo aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. Dobbiamo dare forza e prospettive alle imprese, costruendo un Paese che individui grandi aree di investimento, di ricerca, di innovazione nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. Investire nella conoscenza significa investire sul futuro, nell’unica risorsa che non si può spostare altrove per essere prodotta a costi più bassi: è un settore che crea e salva posti di lavoro e questa è la nostra massima preoccupazione».<BR></DIV></DIV>]]></description>
            
            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Sun, 28 Apr 2013 14:29:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/253617/scuola-parla-il-neo-ministro-la-carta-sar-la-mia-guida.htm</link>
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            <title><![CDATA[Scuola, parla il neo ministro «La Carta sarà la mia guida»

]]></title>
            <description><![CDATA[Intervista al ministro dell'Istruzione Anna Maria Carrozza | «I primi provvedimenti? Per l'edilizia scolastica».<br><b><i>Andrea Carugati </i></b>- <i>L'Unità</i><br>&nbsp;Pisana come il premier Enrico Letta, anche lei nata a metà degli anni Sessanta, Maria Chiara Carrozza è stata rettore della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa fino all’elezione alla Camera nel febbraio scorso. Laureata nel 1990 in Fisica con una tesi sulle particelle elementari, dottorato in Ingegneria, ha avuto numerose esperienze professionali all’estero e negli ultimi tre anni è stata presidente del Forum Università e ricerca del Pd. Fino alla nomina a ministro dell’Istruzione e dell’Università.<BR>«Conosco da tempo Enrico Letta, la mia attività politica è iniziata nel Forum del Pd», spiega, «ed è coincisa con la segreteria Bersani. È stato lui prima delle elezioni a propormi la candidatura come capolista in Toscana e io ho accettato, con l’idea di lavorare sui temi della ricerca».<BR><STRONG>Lei ora si trova alla guida di un ministero delicatissimo, su temi che spesso hanno diviso il Paese, e in un governo di grande coalizione.</STRONG> <BR>«La situazione politica è estremamente difficile ed è lo specchio della crisi del Paese. Mi rendo conto della gravità della situazione, per me è una grandissima responsabilità. C’è moltissimo lavoro da fare».<BR><STRONG>Quali saranno le sue idee-guida nel mondo dell’istruzione?</STRONG> <BR>«La mia guida sono i principi della Costituzione, per nulla invecchiati. A partire dall’aiuto ai capaci e ai meritevoli a raggiungere i più alti livelli nello studio. E poi la centralità degli investimenti nella ricerca scientifica e tecnica. Però bisogna investire nel modo giusto, spesso ci sono stati In Italia sprechi e inefficienze. Vorrei far capire agli italiani che pagano le tasse che investire in istruzione e ricerca è una cosa utile».<BR><STRONG>Quali sono le sue priorità per gli investimenti?</STRONG> <BR>«La ristrutturazione e la messa a norma degli edifici scolastici. È un problema enorme, e spesso ho visto Comuni che potrebbero investire ma sono bloccati dal Patto di stabilità. Poi vorrei introdurre maggiore efficienza nella valutazione dei progetti di ricerca: bisogna lavorare per meritare quei maggiori investimenti che giustamente si pretendono».<BR><STRONG>Lei eredita un’università post riforma Gelmini. Come si porrà rispetto a questo?<BR></STRONG>&nbsp;«Bisogna fare un’analisi seria per capire come è stata attuata la riforma, a volte in modo incompleto e diverso da come era previsto. Ci sono una serie di complicazioni burocratiche che vanno modificate, a partire dal reclutamento dei professori. Il problema principale è questo: non siamo ai livelli europei, c’è un reclutamento inceppato da problemi e ricorsi. Vorrei che l’etica pubblica e la reputazione dei docenti contassero più delle regole burocratiche, sul modello anglosassone. Per combattere la corruzione abbiamo riempito i percorsi di regole, e appesantito ogni processo di infiniti passaggi, senza riuscire neppure a centrare l’obiettivo di azzerare i fenomeni corruttivi. Su questo vorrei ragionare, al di là degli slogan».<BR><STRONG>Qual è il cambiamento più profondo che vorrebbe imprimere?</STRONG> <BR>«L’istruzione come priorità assoluta per il Paese, conquistare la fiducia degli insegnanti, dei ricercatori, dei professori. Far capire che questo Paese investe su di loro. Bisogna investire in nuovi posti da ricercatori e professori. E i nostri ricercatori devono guadagnare quanto i loro colleghi europei».<BR><STRONG>Resta il fatto che il suo è uno dei temi più spinosi per un governo di larghe intese. Come intende risolverlo?</STRONG> «Sono consapevole che saranno necessarie delle mediazioni tra posizioni diverse. Se si parte dall’idea di non distruggersi a vicenda e di fare il bene del Paese si può trovare un modo di lavorare. Vorrei dire basta alle guerre sul passato, cominciamo ad affrontare i problemi di oggi e le soluzioni possibili. Non intendo fare questo lavoro con un approccio ideologico».<BR><STRONG>Lei si porrà come un’«anti Gelmini»?</STRONG> <BR>«Direi proprio di no. Non mi sono mai definita come anti qualcuno. Sono una persona interessata a far bene un lavoro per il Paese. Questi personalismi, queste divisioni tra il “bene” e il “male” sono un errore. Non sarò ossessionata dalle classifiche di popolarità dei ministri».<BR><STRONG>Come si pone nel dibattito che si sta rinfocolando tra scuola pubblica e privata?</STRONG> <BR>«La scuola pubblica è la priorità e qui vanno gli investimenti. Questo non significa negare il ruolo della scuola privata».<BR><STRONG>Questo governo rischia di dividere i gruppi del Pd. Cosa ne pensa?<BR></STRONG>&nbsp;«Credo che sia necessario ascoltare tutte le opinioni, ma ho sempre ritenuto che in una squadra vadano rispettate le decisioni prese a maggioranza. E così ho fatto nei giorni dell’elezione del Capo dello Stato».<BR><STRONG>Ritiene giusto parlare di possibili espulsioni per chi non voterà la fiducia?</STRONG> <BR>«Ripeto: sarebbe da irresponsabili non ascoltare le posizioni di tutti. Ma è giusto che ci sia una disciplina. Sulle espulsioni tuttavia sarei molto cauta».<BR><STRONG>Come definisce il governo che sta nascendo: politico o di emergenza nazionale?</STRONG> <BR>«È un governo che in un momento difficile può prendere decisioni importanti per far ripartire l’Italia e favorire una riscossa civica. Spero che sia un governo di persone che vogliono lavorare insieme per uscire dallo stallo».<BR><STRONG>Il Pd sarà un sostegno o un ostacolo per il governo?<BR></STRONG>&nbsp;«Non mi illudo che sarà un rapporto semplice, dovremo essere capaci di parlare con tutto il Parlamento. Le Camere devono ritrovare un ruolo centrale, questo è un Parlamento rinnovato pieno di professionalità e competenze nuove e da valorizzare. Credo che occorra lavorare per metterle in gioco davvero».]]></description>
            
            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Sun, 28 Apr 2013 14:15:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/253090/rilanciare-lautonomia-scolastica-con-le-leggi-esistenti.htm</link>
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            <title><![CDATA[Rilanciare l'autonomia scolastica con le leggi esistenti]]></title>
            <description><![CDATA[di G. Bachelet (<u><a href=http://www.partitodemocratico.it/allegati/rilanciare_la_scuola_nel_2013.pdf>qui</a></u> pdf stampabile)<br>All'istruzione spettano 3 delle 80 pagine dei saggi di Napolitano sull'<u><a href= http://www.quirinale.it/qrnw/statico/attivita/consultazioni/c_20mar2013/gruppi_lavoro/2013-04-12_agenda_possibile.pdf>agenda possibile in materia economico-sociale ed europea</a></u>, piú cenni altrove: si parla di riduzione dell'abbandono, rilancio del tempo pieno, scuola-lavoro, scuola digitale, educazione alla salute; nelle <u><a href= http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2013/04/Memoria_politica.pdf>50 pagine di Barca</a></u>... (<u><a href=http://www.partitodemocratico.it/doc/253090/rilanciare-lautonomia-scolastica-con-le-leggi-esistenti.htm>continua a leggere</a></u>)<br><div><b>
...su partito nuovo e buon governo c'è un inciso a pagina 21 sul passaggio da scuola trasmissiva a processi di apprendimento di tipo attivo e sui percorsi di inclusione sociale capaci di rendere protagonisti i destinatari. Quante di queste idee hanno bisogno di nuove leggi e quante potrebbero, invece, essere realizzate domani? Dopo <u><a href="http://www.partitodemocratico.it/allegati/idee_ricostruttive_per_la_scuola_2013.pdf">tre anni di attività del nostro Forum Istruzione</a></u>, esperimento democratico non lontano da quanto auspica Barca, proviamo a rispondere a questa domanda.</b></div>
<div>
	***</div>
<div>
	In che modo un nuovo Governo e il nuovo Parlamento potrebbero risollevare le sorti della scuola italiana? Anche prima di conoscere l'esito del voto mi ero convinto che tanto la lentezza del processo legislativo, quanto la motivata esasperazione della scuola, consigliassero una partenza soft, un approccio amministrativo e non legislativo necessario a riconquistare la fiducia, rilanciare la partecipazione e cosí preparare il terreno alle necessarie riforme legislative (come quella della governance, dei cicli scolastici, dello stato giuridico e del reclutamento di dirigenti, docenti, ATA). Dopo il voto, di fronte a una legislatura che si annuncia breve e difficile, l'unica ricetta praticabile per il rilancio della scuola italiana appare a maggior ragione basata sulla Costituzione e sulle leggi esistenti: sfruttarne le potenzialità e, anzitutto, rispettarle. Il ripristino della legalità, anche a scuola, è infatti il primo passo per uscire dal caos ed evitare il tangibile rischio di regresso verso il sottosviluppo. Nella scuola sono ormai molte le illegalità flagranti: dall'accorpamento forzato in istituti comprensivi con dimensioni minime dettate dal centro senza il concerto delle Regioni (ripetutamente bocciato dalla Corte Costituzionale), alle molte cause perse dal Miur di fronte ai Tar (per l'insufficiente sostegno ai diversamente abili o per lo "spezzatino" utilizzato per le 40 ore del tempo pieno nella scuola primaria, ad esempio), alle illegalità croniche, come i crediti dello Stato verso le scuole (una media di 100mila euro a istituto) o gli edifici scolastici fuori norma (circa la metà).</div>
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	A nessuna di queste emergenze i Governi Berlusconi e Monti hanno posto rimedio: nemmeno a quelle determinate da provvedimenti giudiziari, in barba al dlgs 165/2001 che (art.61) impone al Governo procedure d'urgenza per ottemperarvi. Certo in tutti gli esempi fatti restituire legalità implica, nell'immediato, risorse da reperire. Si tratta però, nella maggior parte dei casi, di impegni straordinari e transitori che, nel lungo periodo, determinano risparmi. Il superamento del "disordine costituito" di un Ministero che non riesce a programmare il fabbisogno di docenti, per oltre dieci anni non fa concorsi e continua a coprire molti posti vacanti e disponibili con personale a tempo determinato produrrebbe infatti, a regime, il risparmio di importanti risorse umane e finanziarie dissipate nel caotico accavallarsi di ordini e contrordini all'inizio di ogni anno scolastico, nel continuo alternarsi di insegnanti sulla stessa classe, nel gigantesco contenzioso giuridico che ogni illegalità porta con sé, nei gironi danteschi delle graduatorie: fenomeni, questi, sconosciuti nel resto del mondo civile.</div>
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	1. Rispettare la legalità implicherebbe, per il nuovo Governo, uno stile amministrativo europeo che, in Italia, risulterebbe piú rivoluzionario di ogni riforma epocale. Un esempio? il Ministero, previsto in modo affidabile il fabbisogno, dovrebbe ogni anno immettere in ruolo (secondo le regole vigenti, fino a che non ce ne saranno di nuove) un numero di insegnanti abilitati corrispondente ai posti vacanti e disponibili. Un altro esempio? il Ministero dovrebbe rispettare l'obbligo di bandire regolarmente nel tempo i concorsi per l'accesso al ruolo e le selezioni per i corsi di abilitazione degli insegnanti, spezzando finalmente –come pareva volesse fare Profumo, finché non ha sfasciato tutto con il Tfa speciale– l'iniqua spirale di precariato e sanatorie che incombe come una maledizione sulla scuola italiana.</div>
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	Oltre al ripristino della legalità, per rilanciare e rimotivare la scuola, preparando il terreno (politico, culturale, sociale) alle riforme legislative da avviare dopo i primi cento giorni (che riguardano governance, cicli scolastici, stato giuridico, reclutamento), esistono altri atti governativi possibili a legislazione invariata. Quali?</div>
<div>
	2. Si potrebbe anzitutto rifinanziare la legge 440/1997, crollata negli ultimi anni a un terzo del valore nominale del 2001. Se questo rifinanziamento fosse sostanziale, il 20% e 30% di offerta didattica aggiuntiva prevista dai nuovi regolamenti delle superiori si trasformerebbero da presa in giro in opportunità; sarebbero possibili molti altri arricchimenti qualitativi e quantitativi dell'offerta formativa, dalla programmazione e integrazione territoriale delle diverse offerte formative per il contrasto alla dispersione, alla didattica aggiuntiva per l'italiano come lingua straniera a tutte le età, al potenziamento del sostegno alla diversa abilità. Reti di scuole (già previste dalle leggi vigenti), ricerca didattica, formazione in servizio di insegnanti e dirigenti potrebbero beneficiarne.</div>
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	3. Al rilancio dell'autonomia scolastica nel contesto delle autonomie territoriali contribuirebbe in modo cruciale l'attuazione di due norme rimaste sulla carta: il titolo V della Costituzione in materia di istruzione, cui manca "solo" l'intesa fra Stato e Regioni, l'organico funzionale (introdotto da Monti nel "Milleproroghe 2012" con il nome di organico dell'autonomia), cui manca "solo" il finanziamento. In questo contesto l'INDIRE potrebbe, attraverso un'intesa con le Regioni, ricuperare un'articolazione territoriale piú coerente con il titolo V e meno bizzarra dell'attuale tripartizione, contribuendo, con laboratori appoggiati a reti di scuole o reti di enti locali, al sostegno all'autonomia e alla circolazione delle buone pratiche.</div>
<div>
	4. Prima che sia approvata l'intesa Stato-­-Regioni e siano definiti i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) nel contesto del cosiddetto federalismo fiscale, l'allentamento del patto di stabilità interno per le assunzioni nei servizi scolastici e educativi e per l'edilizia scolastica rappresenterebbe un'altra possibile boccata di ossigeno per la scuola; purché, naturalmente, le dotazioni finanziarie e le capacità impositive autonome degli Enti Locali siano nel frattempo rilanciate anziché ulteriormente umiliate.</div>
<div>
	5. Rimessa in marcia l'autonomia scolastica boicottata da almeno un quinquennio di tagli e centralismo ministeriale, riconquistata la fiducia della scuola col percorso di rinnovamento amministrativo qui abbozzato, anche la riforma dell'autogoverno o la valutazione censuaria da parte dell'INVALSI troverebbero da parte della scuola, ne sono certo, accoglienza migliore di oggi.</div>
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	6. Un Governo che abbia credibilmente fatto pace con la scuola e con gli insegnanti, rimediando a qualcuno degli sfregi loro inflitti dai precedenti governi, potrebbe perfino approfittare della scadenza del contratto collettivo nazionale della scuola per tentare un'ampia e seria consultazione sull'orario di servizio e sul trattamento economico, aperta a idee innovative in linea con gli standard europei.</div>
<div>
	Tutti i provvedimenti cui ho appena accennato sono possibili a legislazione invariata, sí, ma nel senso che incidono "solo" sulle tabelle del documento di economia e finanza (DEF) e della legge di stabilità. Forse il loro insieme sarebbe insostenibile, nei primi cento giorni, anche per un Governo che volesse davvero mettere al centro la scuola, ricuperando il massimo di risorse possibile nelle condizioni date. Un sottoinsieme di questi provvedimenti è, invece, certamente sostenibile; e l'insieme completo serve, in ogni caso, a suggerire una visione e una direzione realistica di rilancio per la scuola italiana.</div>
]]></description>
            
            <author>Giovanni Bachelet</author>
            <category><![CDATA[Intervento]]></category>
            <pubDate>Sun, 14 Apr 2013 10:29:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/250805/la-scuola-il-pd-e-il-biennio-unitario.htm</link>
            <guid isPermaLink="true">http://www.partitodemocratico.it/doc/250805/la-scuola-il-pd-e-il-biennio-unitario.htm</guid>
            <title><![CDATA[La scuola, il PD e il biennio unitario]]></title>
            <description><![CDATA[G.Bachelet - Corriere della Sera<br>
Nel suo programma il Pd parla, come sempre ha fatto in questi anni, di biennio unitario, non di biennio unico, come invece leggo sul Corriere dell'11 febbraio a pag.6 a firma Danilo Taino. I nomi sembrano simili ma la differenza è grande.<br><i>(Illustrazione di Quentin Blake)</i><br><br>Nel suo programma il Pd parla, come sempre ha fatto in questi anni, di 
biennio unitario, non di biennio unico, come invece leggo sul <i>Corriere</i> dell'11 febbraio a pag.6 a firma Danilo Taino. I
 nomi sembrano simili ma la differenza è grande. Biennio unico vuole 
dire identico e inflessibile curriculum per tutti gli studenti di tutto 
il paese, un semplice prolungamento dellla scuola media unica (oggi in sofferenza e anch'essa da ripensare).<br>Il Pd pensa invece a un biennio unitario nel quadro di un sistema nazionale e regionale dell'istruzione della formazione flessibile, articolato e integrato da una&nbsp; pluralità di offerte formative del territorio; a un nocciolo comune a tutti sul quale vanno innestate e valorizzate senza smantellarle tutte le buone esperienze di istruzione e formazione già esistenti.<br><br><br><i>In allegato</i> il <i>formato pdf</i><br>]]></description>
            
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            <author>Giovanni Bachelet</author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:35:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/250461/bersani-il-mio-piano-per-rifondare-la-scuola.htm</link>
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            <title><![CDATA[Bersani: il mio piano per rifondare la scuola ]]></title>
            <description><![CDATA["In questi giorni si parla molto di fisco, ma troppo poco di lavoro, sanità, scuola. Se saremo chiamati a governare, restituire all’istruzione le risorse, la stabilità e la fiducia sarà il cuore del programma..." (Fonte: La Repubblica)<br><div>Caro Direttore,<br><br></div><div>in questi giorni si parla molto di fisco, ma troppo poco di lavoro, sanità, scuola. Se saremo chiamati a governare, restituire all’istruzione le risorse, la stabilità e la fiducia sarà il cuore del programma. Insieme, naturalmente, con occupazione e moralità. Dico questo nella consapevolezza che le ricette economiche non bastano a uscire dalla crisi: per fermare il declino è necessario rilanciare la formazione. In Europa, il nostro è uno dei Paesi con meno laureati, dove si legge di meno e si abbandona più precocemente la scuola. Questo incide nello sviluppo economico, sociale e culturale. Se dunque c'è un settore in favore del quale è giusto che altri ambiti della spesa statale rinuncino a qualcosa, quello è la formazione dei giovani. Dovremo investire in istruzione e diritto allo studio larga parte delle risorse rese disponibili dalla lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, per riportare gradualmente l’investimento al livello medio dell’Ocse.<br><br></div><div>Se toccherà a noi governare, ci impegniamo ad affrontare tre emergenze.<br><br></div><div>Anzitutto la sicurezza delle scuole. Il 64 per cento degli edifici non rispetta le norme. Ricordiamo le ferite di Rivoli e di San Giuliano. Non possiamo permettere il ripetersi di simili tragedie mentre i nostri figli e nipoti sono seduti in un banco. Per questo, come proponiamo da tempo, lanceremo un programma per la messa in sicurezza di ospedali e scuole, finanziato con la riduzione della spesa per armamenti e con fondi strutturali europei. Occorre liberare risorse allentando il patto di stabilità interno per gli enti locali che investono per mettere in sicurezza le scuole, dotandole di ambienti di apprendimento innovativi ed ecosostenibili. Nello stesso tempo, vogliamo approvare una nostra proposta, scritta con l’associazione Libera, perché i cittadini possano destinare l'8 x mille dello Stato all’edilizia scolastica.</div><div><br></div><div>In secondo luogo, è insieme con gli insegnanti che vogliamo cambiare la scuola per combattere la dispersione scolastica. Per dimezzarla entro il 2020, come chiede l'Europa, servono interventi mirati. Il tasso di abbandono scolastico in Italia è al 18 per cento, con punte del 25-30 per cento nel Sud e nelle periferie delle grandi città. La media europea è del 13 per cento e andrà ridotta al 10 per il 2020. Come sanno gli insegnanti, sono soprattutto i pre-adolescenti e gli adolescenti che lasciano la scuola, già alle medie o nei primi anni delle superiori, in particolare negli istituti tecnici e professionali. Se ne vanno non perché siano meno bravi o intelligenti, ma perché in quell’età una scelta immatura di indirizzo scolastico può essere fatale. Molti non ce la fanno perché l’ambiente sociale e familiare di provenienza è disagiato, con povertà materiali e culturali che rendono difficile l’inserimento scolastico. In questo modo la scuola rischia di essere lo specchio di una società ingiusta, invece di un “ascensore sociale”. Il giusto riconoscimento del merito deve essere accompagnato dalla valorizzazione delle opportunità che ciascuno ha di accedere alla formazione, altrimenti diventa solo la certificazione di un privilegio di nascita o di censo.</div><div>Se toccherà a noi, ci impegneremo per affrontare questa situazione: formazione offerta ai docenti in servizio per innovare la didattica, nuove tecnologie, scuole aperte tutto il giorno, rilancio della formazione tecnica e professionale, necessaria anche per sostenere il Made in Italy e contrastare la disoccupazione giovanile.<br><br></div><div>Infine serve un nuovo sistema di formazione e reclutamento degli insegnanti. Dagli anni Ottanta, sono state approvate continue riforme, con una stratificazione di diritti, spesso lesi, e sistemi ingarbugliati di punteggio che hanno alimentato sfruttamento e frustrazione professionale, precarietà di vita degli insegnanti e precarietà dell’apprendere. Migliaia di studenti ogni anno salutano maestri e professori a giugno nella certezza di non ritrovarli a settembre. Quello che serve è un nuovo piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per eliminare la precarietà dalla scuola e offrire la continuità didattica agli studenti. Bisogna definire un sistema che leghi la formazione iniziale al reclutamento e sappia selezionare i migliori laureati per accedere alla professione di insegnante attraverso numeri programmati per dare una dotazione di personale stabile a ogni istituto.<br><br></div><div>In conclusione, vorrei che la scuola accompagnasse il cambiamento che ho in mente per l’Italia. Molti ricordano con affetto e riconoscenza almeno un insegnante che gli ha trasmesso uno spunto per mettersi in cammino col passo giusto. Nessun’altra figura incide così in profondità nel patrimonio morale di una nazione. Deve tenerlo presente chi coltiva ambizioni per il futuro italiano, perché non si riforma la scuola se non si ha un grande progetto di ricostruzione civica del Paese.</div><div>Non smarrirò questa consapevolezza se toccherà ai democratici e ai progressisti governare l’Italia.</div><div>&nbsp;</div><div><i><b>Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico</b></i></div>]]></description>
            
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            <author>Pier Luigi Bersani</author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Mon, 11 Feb 2013 10:19:00 +0000</pubDate>
        </item>
    
        <item>
            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/249690/bocciare-il-merito-la-scuola-non-cambia-mai.htm</link>
            <guid isPermaLink="true">http://www.partitodemocratico.it/doc/249690/bocciare-il-merito-la-scuola-non-cambia-mai.htm</guid>
            <title><![CDATA[Bocciare il merito: la scuola non cambia mai]]></title>
            <description><![CDATA[di G.A. Stella - <i>Corriere della Sera</i><br>"Affidereste vostro figlio a un aspirante docente di francese che dovendo mettere a segno almeno 42 risposte corrette su 60 ne ha indovinate soltanto 32 nonostante 21 fossero state «regalate» dal ministero per evitare migliaia di ricorsi su quesiti pasticciati o sballati?"<br><STRONG>Affidereste vostro figlio a un aspirante docente di francese che dovendo mettere a segno almeno 42 risposte corrette su 60 ne ha indovinate soltanto 32 nonostante 21 fossero state «regalate» dal ministero per evitare migliaia di ricorsi su quesiti pasticciati o sballati?</STRONG> E a un professore di biologia che, a parte 25 quiz «abbuonati» (un delirio) ne ha risolti 10, cioè uno su sei? 
<P><B>Ammettiamo che quegli insegnanti marchiati come somari avessero accatastato anni e anni di supplenze e di precariato</B>, vi potreste fidare solo della loro accumulazione di ore passate in cattedra?</P>
<P><B>È tutto qui il tema dello scontro doloroso che intorno alla proposta di un’altra sanatoria sta dilaniando i «sommersi» e i «salvati» del Tfa (Tirocinio formativo attivo)</B>, quel concorso in tre prove (preselezione con quiz, poi scritti e orali) per scegliere un certo numero di docenti (20.067) da avviare all’abilitazione dando loro successivamente il diritto a partecipare («quando e se ci sarà») al concorso vero e proprio per conquistare una cattedra.</P>
<P><B>Progettata nel 2008 ma partorita solo nel luglio scorso</B>, la selezione aveva visto via via ridursi le 179.982 domande iniziali a 115.553 partecipanti ai quiz e poi ancora a 26.626 ammessi alla prova scritta dopo essere usciti indenni dai test con i 60 quiz (10 generici e 50 sulle varie materie: inglese per gli aspiranti professori di inglese, matematica per quelli di matematica e così via) nonostante gli strafalcioni che imbottivano i questionari.</P>
<P>
<DIV class="thumb-dida box-img left foto-h-left" title="Illustr. di Chiara Dattola"><SPAN class=dida_bt_article><SPAN></SPAN></SPAN>&nbsp;</DIV><B>Strafalcioni così diffusi e gravi da indurre il ministero a donare pacchetti su pacchetti di risposte abbuonate fino a recuperare poco più di ventimila esclusi portando il totale degli ammessi agli orali a 46.686</B>. Oltre il doppio delle possibili cattedre domani, chissà, a disposizione. Ma così diffusi e gravi da spingere anche i sospettosi a immaginare che molti di quegli spropositi fossero stati infilati apposta nelle prove per far saltar tutto, svergognare per l’ennesima volta una scrematura basata sul «merito» e arrivare al solito traguardo: la sanatoria. Quella peste bubbonica che (al di là dei destini, delle angosce, delle sofferenze dei precari che solo chi ha il cuore di pietra può non capire) da oltre un secolo e mezzo è uno dei guai della scuola. Basti dire che la prima di queste sanatorie («In eccezione alla regola del concorso il Re potrà chiamare a professori nei licei gli uomini che per opere scritte, o per buone prove nell’insegnamento, saran venuti in concetto di grande perizia…») fu varata addirittura nel 1859. 
<P></P>
<P><B>Fatto sta che</B>, nella scia delle polemiche su quella che i vincitori ritengono sia stata una dura selezione decisa dopo tanto tempo per tentare almeno di individuare i più bravi e che i bocciati considerano un’ingiusta ecatombe, il governo ha proposto un decreto ministeriale per salvare buona parte degli esclusi con un «Tfa speciale» che recuperi quanti hanno una certa anzianità di precariato. Anzianità che qualcuno vorrebbe più lunga e altri più corta, o magari via via accumulata nel tempo, dal 1999 al 2012, a spizzichi e bocconi.</P>
<P><B>Va da sé che la corsa alle elezioni ha accelerato tutto</B>. Con alcuni partiti schierati decisamente in commissione per la sanatoria larga, come la Lega, Futuro e libertà o l’Idv e altri più prudenti se non ostili ma timorosi di mettersi di traverso a una cosa che riguarda diverse decine di migliaia di precari e le loro famiglie. Tutti voti coi quali fare i conti.</P>
<P><B>«Ho combattuto a lungo perché il Pd</B>, di cui presiedo il Forum Nazionale Politiche Istruzione, evitasse di dare la propria benedizione a un provvedimento palesemente ingiusto, devastante per la scuola e difforme da quanto espresso nei nostri documenti dove si dice che “va garantito un equilibrio tra immissioni dalle graduatorie e nuovo reclutamento attraverso un’opportuna relazione fra numero chiuso e fabbisogno”», spiega Giovanni Bachelet, «Ma questa linea di equilibrio e coerenza, purtroppo, al Senato è stata sconfitta». Alla Camera se ne parlerà mercoledì prossimo, ma col voto che incombe chi se la sentirà di stare dalla parte di ventimila «promossi» invece che da quella dei sindacati e dei novantamila «bocciati»?</P>
<P><B>Nella piazza del web i due schieramenti si sfidano a muso duro</B>. Di qua quelli come Domenico Prellino, Elena Petenzi, Francesca D’Appollonio o Sara De Lorenzis che, usciti vincitori, ricordano che a quanti vantano lunghe anzianità era già stato dato «un enorme bonus in accesso, “previo” superamento delle prove» e che sono stufi più di una realtà dove «c’è chi rispetta le regole, studia, si fa selezionare, continua ad aggiornarsi e chi invece aspetta i condoni, accumula punti con corsi farsa, scalda la cattedra avendo l'assoluta certezza della totale impunità». Di là quelli come Oriana Pappalardo che rivendica d’essere «brava, molto brava» e d’aver cominciato a far supplenze a 18 anni: «Ho lavorato per moltissime scuole private di Catania, gestendo classi impossibili, con le quali ho rotto anzitempo il rapporto di lavoro perché, tranne una volta, non sono stata mai pagata».</P>
<P><B>E allora, incita, «finiamola con questa “guerra tra poveri”</B>, siamo tutti laureati, tutti istruiti, eppure non comprendiamo il banalissimo concetto di “l’unione fa la forza”?» Al che Giulia, rilanciata da un mucchio di blog, risponde che a lei e ad altri non basta l’autocertificazione «sono brava, molto brava», che «una selezione carente è sempre meglio di nessuna selezione» e che molti precari storici possono essere eccellenti ma «il valore intrinseco dell’esperienza acquisita», quando non è stato mai sondato né certificato, «in linea di principio non può essere dato per scontato».</P>
<P><B>Del resto, «chi mai ha visto licenziare un docente palesemente incompetente?»</B>. E più ti inoltri in questo alluvionale tormentone di lettere e risposte, accuse e contro accuse, ansie e rabbie, lacrime e invettive, più ti senti sperduto in un’intricatissima foresta in cui ancora una volta è stata smarrita la strada che porta a quel «merito, merito, merito» di cui tutti si riempiono la bocca. E in cui i diritti fondamentali da difendere sembrano comunque essere ancora quelli dei professori e solo dopo (molto dopo) quelli degli studenti.</P><!-- google_ad_section_end -->
<P class=footnotes><SPAN class=author itemprop="author"></SPAN>&nbsp;</P>]]></description>
            
            <author></author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Thu, 31 Jan 2013 11:51:00 +0000</pubDate>
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            <link>http://www.partitodemocratico.it/doc/248642/scuola-rilanciare-un-settore-cruciale.htm</link>
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            <title><![CDATA[Scuola: Rilanciare un settore cruciale]]></title>
            <description><![CDATA[<br> “Il Forum nazionale delle Politiche per l’Istruzione del Partito Democratico ha tentato di rispondere ai tanti quesiti che girano intorno al mondo della scuola, con l’obiettivo di contribuire al programma della coalizione su questo tema. Partendo dalle riforme fatte dal centrosinistra, come quella sull’autonomia scolastica e del Titolo V, che avevano ben chiara la necessità di cambiare profondamente la didattica, dobbiamo sostenere e rilanciare un settore cruciale per il futuro Paese”. Lo ha detto <b>Giovanni Bachelet</b>, presidente del Forum nazionale politiche dell’Istruzione del PD, presentando il libro ‘Idee ricostruttive per la scuola’ nella sede del partito.
 
La pubblicazione raccoglie materiali e documenti prodotti dal lavoro collettivo del Forum che ha adottato un metodo bottom-up:  gruppi di lavoro che attraverso un’ampia discussione hanno identificato i punti condivisi ma anche quelli controversi, per arrivare ad una sintesi comune.
Lo straordinario risultato è che oltre quattrocento fra esperti, leader di associazioni professionali e movimenti legati alla scuola, sindacati, amministratori, dirigenti, insegnanti così come studenti, sono stati più volte coinvolti dal Forum in un comune sforzo, di approfondimento e proposte concrete su tutti i temi della scuola: la valutazione del sistema d’istruzione, l’autonomia della scuola, i livelli essenziali delle prestazioni, gli insegnanti e i cicli scolastici. Progetti e proposte per rilanciare e costruire la scuola di domani.

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Per <b>Francesca Puglisi</b>, responsabile Scuola del PD, "la scuola ha bisogno di una vera nuova fase costituente dopo i tagli di questi cinque anni che non hanno fatto altro che aggravarne i problemi. Ora dobbiamo ricostruire un clima di fiducia restituendo alla scuola quella centralità di fondamentale istituzione democratica che le è assegnata dalla nostra Costituzione".]]></description>
            
            <author>Francesca Puglisi,Giovanni Bachelet</author>
            <category><![CDATA[0]]></category>
            <pubDate>Sat, 12 Jan 2013 14:53:00 +0000</pubDate>
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