Covello

Guido Dorso nella sua rivoluzione meridionale scriveva “il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile.”

 

Si è svolto alla Camera dei Deputati un importante dibattito parlamentare sul Mezzogiorno. Un dibattito che ha visto il contributo di tutti i gruppi parlamentari.

Nell’avvicinarmi a questo dibattito ho provato ad immaginarlo stando seduta in un’autovettura bloccata sulla A3 Salerno-Reggio Calabria in piena bufera di neve con i mezzi Anas che non arrivano. Bloccato magari per 10 ore. Come i miei corregionali e concittadini cosentini che effettivamente sono rimasti bloccati per così tante ore la scorsa settimana. Ciascuno con i suoi problemi, con il lavoro che c’è e non c’è, con un familiare in ospedale, con le preoccupazioni per i figli lontani, con le attese quotidiane. E ho provato ad immaginare quale potesse essere il grado di fiducia nei confronti dello Stato in quella condizione. Perché è proprio la fiducia la premessa imprescindibile per la ripresa del Mezzogiorno.

In questi mesi il Governo ha lavorato molto e ha conseguito risultati importanti per il sud.

 

Quando si è avviata questa legislatura nel 2013 sui fondi comunitari 2007-2013 avevamo speso circa 15% . Oggi siamo riusciti a non sprecare la quasi totalità di quei finanziamenti e abbiamo proceduto a declinare con efficacia i programmi 20014-2020.

 

Se mi mettessi ora ad elencare i segni positivi dell’Istat, dell’Inps, degli indicatori di investimenti rischierei una eterogenesi dei fini. L’obiettivo del Pd è quello di parlare ed essere interlocutore di chi oggi è ancora tagliato fuori. Non dobbiamo mai togliere la nostra attenzione a chi fa fatica, a chi non vede sbocchi a chi sembra essere tagliato fuori da tutto. E’ lì che la questione meridionale assume una drammatica rilevanza sociale. Oggi la questione meridionale è anche e soprattutto una questione femminile e giovanile.

 

Oggi il sud è tornato ad essere questione nazionale per la presa in carico che ha fatto questo governo. Nell’ultima stabilità abbiamo investito nel credito d’imposta, 617 milioni di euro all’anno per 4 anni,  non per gli status, macchine, arredi, come avveniva in passato, ma per i macchinari, per la produzione. Lo abbiamo articolato per le dimensioni di impresa. E sappiamo che il governo si batterà in sede europea anche per la decontribuzione.

 

Se apple investe in Campania questa è una notizia straordinaria per il Paese non solo per il Mezzogiorno. Se lo stabilimento Fiat di Melfi è oggi con quasi 3000 mila nuove assunzioni nell’ultimo anno   lo stabilimento di punta di FCA auto vuol dire che un merito lo ha anche questo governo con la sua riforma del mercato del lavoro. Ma questi due esempi non devono rimanere isolati.

 

Quando ascolto alcuni colleghi del sud di centrodestra parlare di ritardi e accusare questo esecutivo di disattenzione mi viene da sorridere pensando a quando, magari, seduti nello stesso posto votavano per utilizzare quelle risorse per pagare le multe delle quote latte. Così come la risposta ai mali del sud non può essere l’assistenzialismo alimentato dai cinque stelle con il reddito di cittadinanza.

E’ qui  la differenza tra noi e gli altri.

 

E sempre immaginando di stare seduta in quella macchina in coda bloccata a causa della neve pensando a questo dibattito ho provato ad immedesimarmi nelle  attese, nelle speranze dei nostri giovani, dei miei coetanei, di chi investe nella propria formazione, e pur di farlo lascia la sua terra. Ho pensato a quei cuori che battono a migliaia di chilometri di distanza senza dimenticare le proprie origini,  alla loro rabbia e alla loro determinazione. Penso a quegli amministratori locali che vedono le proprie auto bruciate, a quei bambini di Martone in provincia di Reggio Calabria che una mattina hanno scoperto che  il proprio scuolabus era stato dato alle fiamme, oppure alla casa della cultura di Caulonia anch’essa oggetto di un atto di intimidazione.

 

Il nostro impegno è quello di stare vicino a queste comunità, dimostrare che lo Stato c’è, che non possiamo permettere di continuare a lasciar sedimentare quel drammatico sillogismo per cui una parte di Paese, questa parte di Paese,  viene data per persa.

 

Eugenio Scalfari il 27 dicembre scorso scriveva un editoriale dal titolo “Il Mezzogiorno è povero ma c’è. Il governo invece non c’è”. Conservo quell’editoriale come fanno quegli atleti in particolare quei calciatori che conservano gli articoli di critica per migliorarsi e alla fine cercare con l’impegno e il lavoro di far ricredere l’autore di quei giudizi.

 

Il nostro partito nell’agosto del 2015 ha assunto con il presidente del consiglio degli impegni nei confronti del sud. Ha avviato un dibattito su un’area territoriale composta da 8 regioni e 20 milioni di abitanti. Una straordinaria zona di opportunità su cui investire.

 

Il sud è l’area geopolitica chiave per il futuro del Paese. E’ qui che si giocherà la sfida in vista del referendum sulle riforme istituzionali, è da qui che passa il cambiamento. Così come fu determinante nel 2006 per bloccare la devolution voluta dal centrodestra così questa volta il sud sarà determinante per cambiare il futuro di questo Paese. E ne abbiamo piena consapevolezza.

 

Noi siamo ben consapevoli della disperazione che alberga in larghe fasce della popolazione del Mezzogiorno. E su questo siamo chiamati ad incidere con determinazione e autorevolezza in Italia e in sede europea. C’è un lavoro per la declinazione del Masterplan sui territori, ci sono emergenze che vanno affrontate ma un  merito ha avuto questo Governo ed in particolare il premier Renzi ed è stato quello di aver cambiato il paradigma della questione meridionale. Andando a Pompei, a Caserta e con l’annuncio delle prossime visite in altre realtà del sud ha ribadito le possibilità che ha il sud di farcela da solo partendo dalle sue risorse. Risorse che non possiamo permetterci di trascurare e soprattutto ha richiamato le classi dirigenti locali alle proprie responsabilità perché non possiamo perdere tempo a piangerci addosso.

 

E’ questo cambio di visione  che abbiamo rivendicato in Aula alla Camera e su questo proseguirà l’impegno del Governo e del PD.