Sergio Oliverio - Imagoeconomica
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Ministro Maurizio Martina, lei non è nella maggioranza renziana ma neanche nella minoranza di Perugia. Dove si colloca nella complicata geografia del Pd?

“Condiverse altre persone abbiamo dato vita a “Sinistra e cambiamento“, un’area che prova a contribuire con idee e progetti alla sfida nostra digoverno. Siamo usciti dalla logica renziani anti renziani, convinti che pluralità e unità debbano convivere. Dunque, siamo minoranza ma con le nostre sensibilità, con toni diversi da quelli che in queste settimane, e in questi giorni in particolare, si stanno facendo piuttosto aspri”.

 

Più che toni aspri, sembra che stiano volando stracci. Crede possibile, in queste condizioni, una tregua almeno in vista delle amministrative?

“Credo sia necessario abbassare questi toni, da parte di tutti, e che si faccia insieme un passo avanti unitario. Rischiamo di allontanare la nostra gente che ci vede chiusi in un dibattito lontano dalla realtà”.

 

Ministro, lei dice di fare un passo unitario. Da Perugia sostengono che sia necessario rivedere il doppio ruolo premier-segretario perché il partito si sta sfilacciando. Le chiedo: è un tema su cui vale la pena discutere?

“Per me adesso prima del congresso,perché di questo stiamo parlando, viene l’Italia e un’analisi precisa del tempo che viviamo, della nostra capacità di corrispondere prima di tutto ai bisogni del Paese. Non capirei una discussione congressuale aperta in questo momento sulla testa degli italiani quando stiamo vivendo anche un passaggio delicato in Europa e nel Mediterraneo, sia sul versante economico, sia su quello della politica estera. Il congresso è previsto nel 2017. Intendiamoci, è giusto fare una discussione su come rafforzare il partito sul territorio ma guardando alle amministrative e ripartendo da lì con una consapevolezza: senza unità dei Pd non c’è una prospettiva di centrosinistra”.

 

La minoranza ha accusato Renzi di aver tradito l’Ulivo, il segretario ha risposto che l’Ulivo lo ha ucciso chi,quando era al governo, litigava. Se l’Ulivo è morto, chi è l’assassino?

“Non sono interessato a scendere in queste polemiche. La radice storica del Pd è nell’Ulivo e la prospettiva che abbiamo davanti è quella di un partito democratico che, ripartendo dai territori, organizzi il centrosinistra. Penso a Milano e alle primarie, al contributo fondamentale che ha dato Giuliano Pisapia.
Proviamo a concentrarci su un dibattito che punti a costruire, non a suonarsele di santa ragione”.

 

Da Perugia l’accusa è che il Pd sia di fatto il Partito della nazione che guarda a Verdini e non a sinistra.

“Troppo spesso questa polemica viene usata per fare campagna Congressuale ma tradisce la realtà. Vorrei segnalare a chi fa polemica, che a Milano, ad esempio, Ncd ha fatto un accordo elettorale con il centrodestra e la Lega mentre il Pd sta con il centrosinistra. Questa legislatura in Parlamento è nata senza una maggioranza chiara e gli equilibri che si sono creati sono riferibili a questa situazione”.

 

Ma sono proprio queste elezioni amministrative a segnare un solco profondo tra Pd e Si. Crede sia possibile ricreare quel perimetro?

“Bisogna ricostruire unità. Il Pd non mi pare si sia mai sottratto. Alle altre forze politiche chiedo quale alternativa vogliono costruire per non far vincere la destra. Stiano attente perché certe scelte rischiano di favorire Berlusconi e Salvini. Il nostro obiettivo deve essere quello di battere le destre nelle città e non consentire loro di tornare a governare in territori cruciali. Più che pensare, di avere il nemico accanto sarebbe meglio chiarire chi è il nostro avversario. Per me è la destra e va battuta”.

 

Il vero banco di prova di tenuta del Pd e del governo stesso sarà il referendum sulle riforme costituzionali.Anche su questo una parte del suo partito ha forti perplessità.

“Sono un sostenitore convinto del “si” al referendum non per Renzi ma per l’Italia. Si tratta di un passaggio fondamentale per modernizzare il Paese e le sue istituzioni e non vorrei che fosse strattonato per logiche interne al Pd”.

 

 

Il sospetto di molti è proprio questo: indebolire il Pd alle amministrative e poi affossare il referendum per colpire Renzi. Solo fantapolitica?

“Non voglio credere che qualcuno voglia giocare lo sgambetto alle elezioni amministrative o al referendum per mettere in discussione una leadership. Una leadership si mette in discussione, con una proposta alternativa, con il congresso e il nostro non è ancora in agenda in questo momento. Il referendum può essere un’occasione straordinaria pericittadinipere valutare il via libera definitivo a una riforma che si propone di modemizzare un sistema rimasto bloccato per anni e anni senza chenulla Cambiasse mai. Se posso permettermi di dare un consiglio, suggerirei di fare un passo avanti unitario. Vogliamo discutere del partito? Bene, facciamolo seriamenteconuna conferenza nazionale di organizzazione e confrontiamoci su come costruire un vero partito-comunità. Trovo molto pericoloso giocare con ambizioni congressuali con l’agenda che abbiamo davanti nel Paese reale”.