fabio porta

A dieci anni dalla riforma che ha visto l’ingresso in Parlamento degli eletti all’estero, oggi viviamo un momento importante per il futuro del rapporto dell’Italia con le sue comunità all’estero.

 

Il Partito Democratico ha le carte in regola su questo tema, non solo per aver sostenuto con convinzione il mantenimento della Circoscrizione Estero nell’impianto della riforma costituzionale, ma anche per aver fortemente voluto il rinnovo di Comites e Cgie ed aver bloccato la grave emorragia di risorse che negli ultimi anni aveva falcidiato i programmi destinati alle nostre collettività nel mondo. L’ultima legge di stabilità rappresenta una prima significativa inversione di tendenza.

 

Ma tutto ciò, purtroppo, non basta. La mancata convocazione da parte delle strutture diplomatiche all’estero delle riunioni Intercomites è un segnale che va nella direzione opposta. Va ridata centralità al rapporto con la collettività e ai servizi consolari, destinando in modo vincolato, al miglioramento del servizio e alla fine delle lunghe attese, le percezioni consolari e i 300 euro per le nuove domande di cittadinanza.

 

Venendo poi al tema delle riforme, il superamento del bicameralismo perfetto oltre a confermare la presenza degli eletti all’estero, collocandola all’interno della Camera che darà la fiducia al governo, eviterà in futuro le tante conseguenze negative che il continuo rimpallare delle leggi tra Camera e Senato ha prodotto, anche sul versante degli interventi a favore degli italiani nel mondo.
Sul tema della riforma degli organismi di rappresentanza, abbiamo sempre detto che a conclusione dell’iter delle riforme istituzionali, e dopo il rinnovo di questi organismi, si potrà finalmente aprire un sereno e costruttivo dialogo tra governo, Parlamento e consiglieri eletti al Comites e al Cgie, per individuare la strada migliore che porti ad un auspicato rafforzamento dei Comites da un lato e ad un adeguamento del CGIE alla sopraggiunta rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo.

 

Al centro della discussione e del progetto di riforma dovrà esserci il tema della rappresentanza da un lato e quello delle risposte da dare ad una nuova Italia fuori dall’Italia, capace di includere l’eterogeneo mondo degli “Italici”, le nuove mobilità, nonché l’articolato e differenziato rapporto tra l’esperienza degli italiani che vivono in Europa e quelli delle tante e numerose collettività che sono oggi presenti nei Paesi extra-europei.