m5s

“Il partito azienda Casaleggio dovrebbe spiegare agli italiani con quale logica hanno votato contro la norma che prevede una multa da 200mila euro per le forze politiche che non presentano i bilanci così come previsto già dalla legge, mentre oggi decidono di multare con 150mila euro chi, nel loro movimento, dissente da decisioni prese non si sa bene da chi e in quale luogo. Ogni giorno di più, i 5 stelle dimostrano che uno non conta affatto per uno: nessuna trasparenza, nessun partecipazione davvero democratica. Nati per aprire il Parlamento ai cittadini dimostrano invece di essere asserviti agli interessi della Casaleggio e associati, nascosti dietro il paravento di un populista come Grillo, che pensa solo al proprio tornaconto”. Così Ernesto Carbone della segreteria nazionale del Partito Democratico.

“Ma è vero che il partito azienda di Casaleggio fa firmare un contratto ai candidati a sindaco di Roma? 150 mila euro è quanto chiedono nel partito azienda se uno ha la malaugurata idea di pensare o dissentire? Siamo alla follia un insulto alla democrazia.
Anche a livello amministrativo solo disastri. M5s non esiste è solo la Casaleggio associati. Se pensi paghi la penale se dissenti paghi e ti cacciano. Ecco la non democrazia a 5 stelle. Insomma uno vale uno, ossia nessuno vale niente tanto, a prescindere da chi voti, comanda e decide solo Casaleggio”. Così Alessia Rotta, responsabile Comunicazione del PD.

Per la senatrice Pina Maturani, vicepresidente del gruppo PD “multe, dicktat, imposizioni decise nel segreto di una stanza dal guru del movimento, così si è ridotto il M5S nato con l’idea della democrazia diretta su ogni decisione. Ma quella, evidentemente, era preistoria! Insomma tra incapacità a governare, eterodirezione da parte di una società di comunicazione, scarsa trasparenza nelle dinamiche interne (ricordiamoci di Quarto e di Livorno), emerge che la democrazia ormai è merce rara nel M5S”.

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Questo uno stralcio dell’articolo di Jacopo Iacoboni de La Stampa

Centocinquantamila euro di multa per chi disobbedisce: è la pena che Gianroberto Casaleggio prevede per punire chi dissentirà dopo le imminenti elezioni per il Campidoglio. «Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto».

Il documento si articola in dieci punti e Gianroberto Casaleggio – attraverso la faraona romana, Roberta Lombardi – ha preteso che i candidati del M5S alle elezioni per il Campidoglio lo firmassero. È un decalogo brutale ed eloquente politicamente, pur nella sua impugnabilità giuridica, perché commissaria di fatto il futuro candidato sindaco del M5S, e i consiglieri eletti, vincolandoli totalmente alla volontà, nell’ordine, di Casaleggio, del suo staff e del direttorio.

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