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“Sabato su Rai Uno, la principale rete del servizio pubblico, quella che più delle altre forma la ‘mentalità’ del Paese, all’interno di un programma (‘Parliamone sabato’) che si pretende di intrattenimento leggero, è andato in onda un pesantissimo concentrato di luoghi comuni e stereotipi sessisti da società feudale che mortificano interi secoli di conquiste civili e di emancipazione femminile”. Lo ha dichiarato il vice presidente della Commissione Vigilanza Rai, Francesco Verducci.

 

“La nostra societá è molto più avanti di stereotipi insopportabili – sottolinea Verducci – e riconosce alle donne (e agli uomini) la piena e consapevole libertà di poter scegliere i propri comportamenti, di non dover essere per forza sexy, di poter volendolo indossare pigiami, di arrabbiarsi o meno per i tradimenti del partner, di saper cucinare oppure anche no (per stare alle ‘tesi’ contenute nel famigerato cartello apparso in trasmissione) e via così. Per questo il cartello messo in bella mostra in trasmissione, che pretende di catalogare i giusti comportamenti femminili, è un insulto insopportabile alla nostra libertà, che è tale solo quando vince la gabbia e il bullismo degli stereotipi.

 

I responsabili di questo scempio alla nostra cultura e alla nostra convivenza devono dimettersi – conclude Verducci -. La Rai ha il compito di promuovere democrazia e diritti, quanto avvenuto sabato è molto più di un semplice incidente. Gran parte della programmazione d’intrattenimento, in specie mattutina e pomeridiana, va ripensata. E i responsabili di quanto accaduto sabato devono dimettersi”.

 

Sul tema interviene anche Camilla Fabbri, della Commissione di vigilanza Rai: “Prendiamo atto delle scuse dei vertici Rai, in particolare della Presidente Monica Maggioni e del direttore di Rai1 Andrea Fabiano. Restano l’amarezza e lo stupore in merito a quell’osceno distillato di triviali pregiudizi e luoghi comuni andato in onda nel programma ‘Parliamone sabato’, all’interno di un servizio dal titolo ‘La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere’. Purtroppo le scuse rischiano di non essere sufficienti, perché stiamo parlando della rete ammiraglia del servizio pubblico e perché l’episodio è soltanto l’ultimo di una lunga catena. Si deve ripensare tutta la programmazione, anche del settore dell’intrattenimento, ricordando la delicatezza della missione che investe il servizio pubblico di informazione e non solo. Spero che i responsabili di questo triste e grave episodio, traendo le conseguenze dalle giuste reazioni di sdegno suscitate da più parti, compiano un passo indietro in riferimento ai loro rispettivi ruoli. Per fortuna gran parte del Paese è più avanti di simili stupidaggini”.