Paolo Cerroni / Imagoeconomica
Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Due giorni per la prima ricognizione e il ritorno a breve per mettere in moto la macchina organizzativa delle amministrative di giugno e, soprattutto, del referendum autunnale. Jim Messina, il superconsulente di Barack Obama arruolato da Matteo Renzi, è sbarcato a Roma con la sua squadra e si prepara a stabilire il suo quartier generale al Nazareno. Lo racconta Alessia Rotta, responsabile Comunicazione del Pd che ha incontrato lo spin doctor statunitense nel suo soggiorno romano.

 

Come è stato il primo incontro?
Era molto interessato a capire la storia del Pd e la realtà in cui si muove. Stiamo scaldando i motori per le amministrative e siamo il primo partito in Italia che si affaccia al modello americano di organizzazione di una campagna elettorale. Anche se la cosa bella e persino romantica è che si torna al porta a porta, cioè in fondo gli Stati Uniti affondano le radici in un modello che è stato nostro. Penso al Pci e alla diffusione dell’Unità.

 

Il door to door è uno dei cardini principali del modello del Messina Group, ma non è esattamente una novità. Quali sono gli altri?
È un sistema misto che cumulai metodi tradizionali con le potenzialità del digitale. Dati che generano dati: flussi, analisi dell’efficacia, controllo dei risultati. Loro già applicano questo metodo alla politica. Dopo la campagna di Obama, testato usato da Cameron nel Regno Unito e in Germania. Noi siamo i primi a trasportarlo in Italia.

 

Come hanno lavorato nella prima trasferta?
Con enorme professionalità. È stata un’esperienza interessante. Per loro si tratta di applicare tecniche già testate al sistema politico italiano trovando risposte a incognite quali astensionismo e voto dei giovani. È evidente che ogni Paese ha le sue regole, dalla legge elettorale alle forme di finanziamento, che sono determinanti nel quadro complessivo.

 

In concreto, cosa ha fatto il team del vostro consulente?
Per ora ha incontrato i referenti delle campagne elettorali delle grandi città che vanno al voto. Tra i candidati, ha visto solo Giachetti, ma al suo ritorno si muoverà sul territorio per fare dei focus sulle singole città.

 

Prime impressioni?
È rimasto positivamente colpito dal lavoro di alcuni comitati elettorali. Poi ha trovato una situazione molto eterogenea. Del resto lo è: a Torino e Bologna si corre per la riconferma dei sindaci, a Roma il quadro è diverso. Gli abbiamo dato il background: cos’è il Movimento Cinquestelle, come è suddiviso il centrodestra…

 

Vi ha detto i punti di forza e di debolezza del Pd?
Non ci siamo ancora arrivati. Il primo consiglio è stato dare un messaggio credibile
e semplice.

 

Diciamo che si è tenuto sulle generali

Una parte delle conversazioni sono  riservate, non vogliamo dare un vantaggio
agli avversari. Comunque questo primo screening gli è servito soprattutto per ascoltare. Le valutazioni arriveranno. Ha preso informazioni, adesso le metabolizzerà e costruirà le diverse campagne. Lui e la squadra si fermeranno
fino a ottobre.

 

Cioè fino al referendum  sulla riforma costituzionale. Lì qual è la strategia?

Messina sta studiando i Comitati del Sì. Sono comitati spontanei che vanno oltre  il Pd, abbastanza inediti, e vuole capirne l’origine e i rapporti con il partito.

 

Della formazione dei volontari avete parlato? Non sarà il punto nevralgico?

Sarà una delle attività, ma dobbiamo ancora approfondirne i dettagli.

 

Qual è, secondo lei, la migliore dote del Messina Group?

Usano e analizzano in modo sistematico gli strumenti come i social media sulla base però delle diverse condizioni di ciascun Paese. Twitter, ad esempio, in Italia è molto diverso dagli Usa: è più ristretto e presidiato dagli addetti ai lavori.

 

Cosa vi aspettate da questa collaborazione?
Alle amministrative ogni sindaco ha il suo staff e ogni realtà è diversa. Al referendum, invece, l’obiettivo è creare uno standard unico di comunicazione e di strategia. Portare il Pd a parlare con una voce sola. Si tratta di supportare con un metodo serio e rigoroso un messaggio politico che, ovviamente, è nostro e non di altri.

 

Qual è il compenso pattuito? Si è parlato di 100mila euro.
Il compenso è top secret. Non lo conosco nemmeno io.