Stefano Carofei / Imagoeconomica
Stefano Carofei / Imagoeconomica

Il voto segreto “lo decide il Parlamento, e lo dico con stima per il cardinal Bagnasco, e non la Cei”. Così Matteo Renzi, a Radio Anch’io, replica all’esortazione del presidente della Cei di ricorrere al voto segreto sul ddl Cirinnà. “Se chiede a me, a me personalmente piacerebbe molto l’idea che un parlamentare risponda del voto che dà e lo spiega. Dopodiché il regolamento del Parlamento prevede il voto segreto e se ci saranno le condizioni Grasso e non la Cei deciderà”.

 

In merito al punto più controverso del ddl Cirinnà, l’articolo 5, il capo del governo ha ricordato “la stepchild esiste già, ci sono circa 5-600 bambini che stanno dentro coppie omosessuali e in questi casi, di solito, è il magistrato che interviene nel vuoto normativo e per garantire la continuità affettiva del bambino. E’ un punto delicato, un punto aperto. Mi pare fondamentale che si faccia nelle ultime ore che ci separano dal voto fare una discussione seria, rispettare le opinioni degli altri e poi il parlamento deciderà. Il Parlamento deve fare ciò che per anni ha rinviato”. Il capo dell’esecutivo ha poi ricordato la sua contrarietà “sull’utero in affitto. Si deve fare di più per mettere al bando questo principio non solo in Italia, dove è già vietato, ma anche negli altri Paesi”.

 

A proposito della politica economica europea, il presidente del Consiglio afferma “l’Europa in questi anni ha sbagliato politica economica. Guardiamo cosa hanno fatto gli Stati Uniti. Il mio obiettivo non è avere più flessibilità per l’Italia: oggi serve qualcosa di più delle regole di Bruxelles e tutti dobbiamo farcene carico”.
“Se la domanda è che Juncker non è d’accordo con le politiche di flessibilità, beh queste politiche sono un dato oggettivo delle politiche della commissione. Se la domanda è che l’Italia ha fatto poco, no, non è vero: l’Italia ha fatto molto. Le politiche di flessibilità sono un dato di fatto oggettivo della Commissione europea, è stata questa commissione a rilanciare sulla flessibilità. L’austerità – ha proseguito il premier – non è solo risparmio ma è pensare che si possa fare a meno della crescita e degli investimenti e che l’unico modello è rigore e budget. Bisogna far ripartire la crescita”. “L’Europa in questi ultimi anni non ha funzionato e noi dobbiamo rimetterla in moto – ha aggiunto -, una parte dei commentatori italiani pensa che dobbiamo andare in Europa a prendere la linea, questo atteggiamento è sbagliato, è subalterno. In questi anni l’Italia è stata remissiva, noi non lo siamo”.

 

“Noi dobbiamo stare molto attenti a come spendiamo i soldi degli italiani – ha sottolineato Renzi -, abbiamo messo dei tetti massimi ai super stipendi, ridotto i centri d’acquisto nella sanità e fare pagare le tasse a chi non le ha pagate; il 2015 è stato l’anno record nel recupero dell’evasione”.

 

“Se guardiamo i numeri mi dice quale governo c’è con il tasso di deficit più basso? La Francia e’ al 4%, la Spagna al 5. Siamo il governo con il deficit pubblico più basso degli ultimi 10 anni. La politica economica europea – sottolinea il premier – non ha funzionato e noi diciamo che bisogna cambiare. Non chiediamo di non rispettare le regole ma di affrontare i temi veri, come la crescita e l’occupazione”, conclude.

 

A proposito della crisi dei titoli bancari sui mercati finanziari, Renzi ha ricordato che la crisi è globale: “ieri le banche francesi sono andate peggio di quelle italiane, l’Italia non è nell’occhio del ciclone”.

 

Sulla riforme delle banche di credito cooperativo il governo ha previsto “un gruppo unico che abbia regole di solidità’ finanziaria senza che debba pagare il contribuente o il cittadino in caso di problemi”, ha detto il presidente del Consiglio. “Le Bcc sono una realtà importante ma potrebbero migliorare con un gruppo unico”, ha aggiunto: “Se qualche Bcc vuole trasformarsi in Spa, se è solida, per quale motivo devo impedirlo? Però chi lo vuole fare deve pagare perché ha avuto in passato una tassazione agevolata”.