Stefano Carofei - Imagoeconomica
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Via libera del Senato alle riforme costituzionali: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo torna ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva.

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“Rendo omaggio sincero e profondo al Senato. La storia parlerà di questa giornata e la storia sarà gentile con voi, perché avete scelto di scrivere la storia e non di leggerla. Il Paese vi deve una gratitudine istituzionale. Il gesto di acconsentire con un voto a maggioranza assoluta al superamento del Senato non ha eguali non nella storia italiana, ma in quella della storia Ue. Se il Senato è capace di superare se stesso significa che niente è impossibile per l’Italia”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi rivolgendosi ai senatori e alle senatrici nella sua replica al Senato alla dichiarazioni di voto sul ddl Riforme.

Matteo Renzi, parlando in Aula prima del voto ha ringraziato “la straordinaria determinazione e tenacia del ministro Boschi in questo lungo e non facile iter”, i capigruppo, la presidente della I commissione Anna Finocchiaro, il presidente del Senato Pietro Grasso e Giorgio Napolitano perché “se non ci fosse stato il suo discorso nell’aprile 2013 non ci sarebbe questa riforma e non sarebbe in piedi questa legislatura”.

“Voglio essere l’ultimo presidente del Consiglio che chiede la fiducia a quest’Aula”. Matteo Renzi ricorda uno dei passaggi del suo discorso in cui annunciò la riforma del Senato. “Quella previsione ardita diventerà realtà”, dice il premier. “L’Italia non va bene, ma va meglio perché – sottolinea Renzi – la politica credendoci ha realizzato le riforme. Dopo anni di ubriacatura, di subalternità della politica, di qualunquismo, la politica ha ripreso il proprio posto nel suo Paese”, spiega il presidente del Consiglio.

“Con oggi si chiude un percorso straordinario che ha segnato un cammino di emergenza che ha visto fare l’Italia cose che erano rimaste nella palude per anni. Abbiamo dato all’Italia un futuro, il diritto di decidere. Mai più bicameralismo paritario, che era considerato il compromesso già dai Costituenti: per nessuno era la prima scelta”.

“Noi non tocchiamo il sistema di pesi e contrappesi della Carta costituzionale – afferma il premier -. Questa riforma non incide sul ruolo della presidenza della Repubblica e degli organismi di contrappeso”, dice il presidente del Consiglio. “Questa riforma cerca di rendere meno ingessato il sistema parlamentare”, sottolinea ancora Renzi, “con delle procedure farraginose da cambiare”.

“I professionisti del fallimento ci dicono ogni giorno che tutto è impossibile: rifiutano la scommessa e l’innovazione, ma devono sapere che alla guida di questo paese c’è una generazione di politici che crede nella possibilità di cancellare la parola impossibile. Sono gli italiani i nostri punti di riferimento, andiamo a vedere cosa ne pensa la gente”.

“Sono gli italiani che chiameremo in Aula, li chiameremo ai seggi, andremo casa per casa. Chi ci accusa oggi di plebiscito è lo stesso che ci accusava di autoreferenzialità, mosso da un risentimento personale e politico e non da un giudizio sulla realtà”. “In due anni di legislatura è cambiato un passaggio fondamentale, è tornata in campo la consapevolezza che se l’Italia vuole le cose le fa. Mancano due anni, 730 giorni alla fine della legislatura, non ne perderemo neanche uno per far ritornare l’Italia leader nel mondo”.

“In questi anni, cari senatori che avete votato questa riforma, vi hanno urlato dietro: fate le riforme al chiuso delle stanze ma il popolo non è con voi. Bene, andiamo a vedere da che parte sta il popolo su questa riforma. Vediamo se i cittadini la pensano come coloro i quali scommettono sul fallimento o su chi scommette sul futuro dell’Italia. Ripeto qui: se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza perché credo profondamente nel valore della dignità della cosa pubblica”.

“Non sono i fattori esterni a fare ripartire l’Italia, ma le riforme. Oggi Avete scritto una pagina di storia, ma vi chiedo di continuare nei prossimi due anni a scrivere il futuro di un Paese che ha bisogno di politica”.