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Se si prova a nominare un politico europeo a un gruppo di giovani, ci si può ritenere fortunati se non ci rispondono a spallucce o con sguardi assenti. Basta però pronunciare il nome Erasmus, il programma europeo di mobilità studentesca per eccellenza, per vedere in molti casi i loro volti illuminarsi all’improvviso.

Come dargli torto? Lo scorso anno i giornali hanno celebrato in pompa magna la nascita del milionesimo “figlio dell’Erasmus”, per quanto, leggendo tra le righe, in realtà nessuno ha tenuto effettivamente il conto (e forse è meglio così). Eppure questo “vantaggio”, più o meno previsto, del più noto programma di scambio nel campo dell’istruzione a livello mondiale è in realtà solo un effetto collaterale. L’Erasmus è, innanzitutto, una straordinaria opportunità a disposizione dei giovani di fare un’esperienza di inestimabile valore a livello culturale, educativo, linguistico, professionale, per non parlare delle amicizie che dureranno tutta una vita.

Non deve quindi sorprendere se il programma Erasmus sia largamente riconosciuto come una delle più straordinarie storie di successo dell’Unione europea. E non c’è dubbio che un programma di tali dimensioni non esisterebbe senza il robusto sistema di cooperazione che i Paesi membri dell’Unione europea hanno saputo tessere. L’Erasmus, proprio come l’Unione europea, rappresenta un traguardo faticosamente conquistato di cui tutti noi dovremmo andare fieri.

Noi del Partito Socialista Europeo siamo abituati a riconoscere le cose che funzionano. E non ci accontentiamo. L’Erasmus+, attuale versione del programma, è un importante passo in avanti ma, a dispetto della domanda elevata e del continuo ampliamento, la partecipazione è ancora troppo bassa. Ciò deve cambiare. Siamo convinti che tutti debbano avere l’opportunità di fare una esperienza di studio o formazione all’estero, si tratti di studi universitari, corsi di formazione professionale o persino scuole medie superiori.

Ecco perché lo slogan “Erasmus per tutti”, con il suo messaggio universale e non discriminatorio, è un elemento imprescindibile del nostro Piano europeo per la gioventù (Youth Plan), una delle nostre campagne politiche, nonché il tema dello Youth Action Day, in programma oggi, 19 maggio. Grazie alla pressione esercitata dai rappresentanti della nostra famiglia politica, l’UE si è data l’obiettivo di raggiungere almeno il 20% di mobilità studentesca a livello universitario entro il 2020.

Oggi siamo ancora lontani dal nostro traguardo, per questo dobbiamo ampliare la platea di partecipazione al programma. Dobbiamo semplificare e rendere più facilmente fruibili le procedure di domanda. Occorre abbattere le barriere amministrative alla partecipazione, in particolare per quanto riguarda il tema del riconoscimento dei titoli, affinché datori di lavoro e istituzioni scolastiche a livello europeo riconoscano il valore di un periodo di studio o di lavoro trascorso in un altro Paese.

Ma molti giovani europei devono superare anche ostacoli di natura sociale per partecipare al programma. I finanziamenti a disposizione delle famiglie meno abbienti sono insufficienti, motivo per cui uno scambio Erasmus rappresenta ancora oggi un impegno economico notevole, che tende a escludere gli studenti in condizioni svantaggiate per disabilità, stato sociale, condizioni di salute o distanza geografica. Attualmente solo uno studente Erasmus su dieci appartiene a un gruppo svantaggiato, a dispetto del fatto che, proprio per la categoria a cui appartengono, avrebbero ancora più da guadagnare da una simile esperienza rispetto a chi vive in condizioni più agiate. Ciò non è accettabile. Chiediamo pertanto lo stanziamento di finanziamenti più mirati che consentano davvero a tutti di partecipare al programma Erasmus.

Vogliamo, inoltre, che l’allargamento del programma segua, in particolare, due dimensioni diverse. In primo luogo, chiediamo di promuovere la dimensione della scuola secondaria. Al pari dell’università, gli studenti della scuola secondaria hanno la possibilità di trarre uno straordinario beneficio dalle opportunità offerte da un periodo di studi all’estero a livello culturale, sociale e educativo. Secondariamente, ma non per questo meno importante, chiediamo di abbandonare l’idea di presentare l’Erasmus come un programma solo per gli studenti iscritti a corsi universitari convenzionali. Ad oggi, meno del 20% degli studenti che partecipano all’Erasmus si iscrive a corsi di formazione professionale o tirocini. Vogliamo aumentare sensibilmente questo dato, rimuovendo qualsiasi ostacolo tanto a livello educativo come di estrazione sociale ed economica.

L’Erasmus non è solo uno strumento fondamentale per migliorare le nostre vite e allargare gli orizzonti dei giovani europei, ma è anche uno strumento di indiscusso successo per dare vita (e, badate bene, non in un solo modo) alla prossima generazione di giovani europei. Qualcosa di cui l’Europa ha oggi bisogno più che mai.

Per questo motivo, lo slogan “Erasmus per tutti” sarà il tema principale del nostro Youth Action Day di oggi, in cui attivisti di tutta Europa scenderanno in strada per chiedere non solo migliori opportunità per l’istruzione, ma anche per difendere i diritti dei bambini e il lavoro dei giovani e per favorire l’accesso alla cultura e all’arte attraverso un assegno per la cultura europeo (European Culture Cheque). Unisciti subito alla nostra campagna sul sito www.youthplan.eu!

 

Sergei Stanishev, presidente del Partito Socialista Europeo (PSE), Joao Albuquerque, presidente dei Giovani Socialisti Europei (YES), Brando Benifei, eurodeputato PD e Anna Ascani, deputata PD, ambasciatori per l’Italia del Piano d’Azione del PSE per i giovani.