#m5spy

“C’è una sottovalutazione clamorosa del gruppo dirigente o presunto tale di M5S alla Camera che fa pensare alla collusione. Chi ha un ruolo istituzionale come Di Maio dovrebbe essere il primo a chiedere chiarezza perché quanto accaduto è in aperto contrasto con l’art.68 che tutela le conversazioni dei parlamentari e anche con l’art.15 che tutela tutti. Penso che l’ufficio di Presidenza della Camera, come ha già detto la presidente Boldrini debba occuparsene”. Il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, conversando in Transatlantico, torna sulla storia delle mail spiate dei deputati grillini dopo che oggi un quotidiano pubblica i post con le loro lamentele. “Le notizie di oggi – sostiene Rosato – sono ancora più gravi e dimostrano quanto è intollerabile quello che è accaduto. È paradossale poi che si siano usati soldi pubblici per spiare i deputati da parte di una società privata. Ci vuole grande immediata trasparenza”. Il presidente dei Dem alla Camera sottolinea come il suo “non sia un attacco politico ma la difesa di parlamentari che sembra non riescano a difendersi da soli, mentre l’idea di deputati schedati dovrebbe far rabbrividire non solo noi ma le stesse vittime”.

 

Il responsabile Giustizia Pd, David Ermini, si chiede come mai i parlamentari 5stelle non sporgano denuncia alla magistratura: “Dalle notizie di stampa emerse oggi, alcuni parlamentari M5s avevano sollevato gravi perplessità sugli interventi fatti ai server del gruppo. Altro che macchina del fango, i primi a dubitare di questa operazione poco chiara vengono proprio dalle file dei Cinque Stelle. Perché questi parlamentari non fanno denuncia, perché non parlano con la magistratura?

Siamo di fronte ad episodi inquietanti su cui continueremo a chiedere con forza che si faccia urgentemente la massima chiarezza. In ballo non ci sono tanto le dinamiche di potere interne ai Cinque Stelle, ma i soldi degli italiani che potrebbero essere stati usati per spiare i  parlamentari violando le principali regole della democrazia”.

“A Quarto hanno giocato con la camorra, a Bagheria con gli abusi edilizi e in parlamento sembra emergere un intreccio inquietante tra attività di controllo illegali dei parlamentari e un uso opaco, al limite della malversazione, dei soldi pubblici. Un intreccio esplosivo su cui i 5 Stelle, il direttorio e soprattutto il vicepresidente della Camera Di Maio, devono fare chiarezza, e non limitarsi a chiederla. Il watergate a 5 Stelle è la conseguenza della totale mancanza di trasparenza del movimento, dei suoi bilanci e dei rapporti ambigui con la Casaleggio associati. In una democrazia come è possibile che un privato assoggetti al suo controllo, con contratti capestro, con forme di controllo illegale e di intimidazione l’attività istituzionale di persone che dovrebbero rappresentare i cittadini?”. Così Andrea Romano, parlamentare del PD.

“Ogni giorno che passa la vicenda del controllo da parte della Casaleggio Associati sui parlamentari del M5S si arricchisce di nuovi inquietanti elementi. Il fatto che si spiano e si ricattano all’interno del Gruppo parlamentare è affar loro, anche se si tratta di episodi di estrema gravità su cui andrebbero fatte denunce e richiesto l’intervento della magistratura. Ma quello che interessa tutti i cittadini è l’utilizzo dei soldi pubblici del finanziamento ai gruppi parlamentari che, in barba alla trasparenza, sembrano destinati solo a tenere sotto controllo la vita politica e la democrazia”. Lo afferma Alessia Morani del Pd. “Sarebbe bene che il Vicepresidente della Camera Di Maio, dopo i silenzi su Quarto, dall’alto del suo ruolo, invece di occuparsi della Campania e di giocare con le parole dia delle risposte chiare sia sull’uso dei soldi del gruppo del M5S che sui sistemi della Casaleggio Associati”, conclude.


“Anche oggi leggiamo inquietanti notizie sulla vicenda che riguarda il controllo dei deputati grillini da parte di societa’ di comunicazione riconducibili alla Casaleggio & associati. Con tanto di nomi e cognomi di deputati del M5S che lamentano questa situazione. Dal Direttorio e dall’onorevole Di Maio, che tra l’altro e’ vice presidente della Camera dei deputati, non arriva una parola di spiegazione. Il silenzio e’ assordante. E continua anche a mancare la voce a tutti i parlamentari pentastellati che dovrebbero essere i primi ad essere preoccupati di questa situazione. Forse e’ il caso che gli uffici di presidenza di Camera e Senato si attivino per controllare. E’ in gioco la liberta’ dei nostri parlamentari ed e’ necessario fare chiarezza”. Cosi’ il vice presidente vicario dei senatori del Pd, Claudio Martini, interviene sulla vicenda che riguarda il M5s, anche oggi segnalata da diversi articoli apparsi sui quotidiani italiani.

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