carta d'intenti

1. Democrazia

Dobbiamo sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando. Per noi il populismo è il principale avversario di una politica autenticamente popolare.

Vogliamo dare segnali chiari all’Italia onesta:

  • Contro i violenti, i corruttori e chiunque si appropri di risorse comuni mettendo a repentaglio il futuro degli altri.
  • Difesa intransigente del principio di legalità
  • Lotta decisa all’evasione fiscale,
  • Contrasto severo ai reati contro l’ambiente,
  • Rafforzamento della normativa contro la corruzione,
  • Sostegno più concreto agli organi inquirenti e agli amministratori locali impegnati contro le mafie e la criminalità

Sulla riforma dell’assetto istituzionale siamo favorevoli a:

  • ·     un sistema parlamentare semplificato e rafforzato
  • ·     un ruolo incisivo del governo
  • ·     la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica. 
  •        un federalismo responsabile e bene ordinato che faccia delle autonomie un punto di forza dell’assetto democratico e unitario del Paese.

Sono poi essenziali:

  • Norme stringenti in materia di conflitto di interessi, legislazione antitrust e libertà di informazione.
  • Democrazia paritaria nell’idea che autonomia e responsabilità delle donne siano una leva essenziale della crescita
  • Concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente della prossima legislatura.

La politica deve recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono:

  • A ogni livello istituzionale emolumenti entro la media europea.
  • Riforma dei partiti, affiancata alla riduzione del finanziamento pubblico, e semplificazione e alleggerimento del sistema istituzionale e amministrativo.
  • Piani industriali per ogni singola amministrazione pubblica al fine di produrre efficienza e risparmio.
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2. Europa

La prossima maggioranza dovrà avere ben chiara questa bussola: nulla senza l’Europa.

Non c’è futuro per l’Italia se non dentro la ripresa e il rilancio del progetto europeo:

  • Rafforzamento della piattaforma dei progressisti europei.
  • Fine del dogma dell’austerità e dell’equilibrio dei conti pubblici assunto come unico fine in sé, senza alcuna attenzione per l’occupazione, gli investimenti, la ricerca e la formazione
  • Accelerazione dell’integrazione politica, economica e fiscale

Questo per noi significa dare concretezza all’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa:

  • coordinamento delle politiche economiche e fiscali;
  • nuove istituzioni comuni, dotate di una legittimazione popolare e diretta.

Qui vive la ragione che ci spinge a cercare un accordo di legislatura con le forze del centro liberale. Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa essere alternativi alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva.

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3. Lavoro

Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa.

La battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi il lavoratore precario come l’operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell’impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell’insegnante o del ricercatore universitario.

E perciò:

  • profondo ridisegno del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull'impresa e attinga alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari.
  • contrasto alla precarietà
  • interruzione della spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell’innovazione,
  • politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile, in particolare al Sud
  • sradicare i pregiudizi riguardanti la presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni,
  • alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare e varando un piano straordinario per la diffusione degli asili nido 
  • fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell’efficacia di tutte le nostre strategie.
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4. Libertà

Il tema del merito non può essere contrapposto a quello dell’eguaglianza delle opportunità. Libertà dei progetti di vita e valorizzazione del merito sono i presupposti di una società più aperta ed eguale. Attraverso l’introduzione di misure più incisive, ciò deve valere nel campo delle professioni, della scuola e dell’università, dell’amministrazione pubblica e dell’impresa privata.

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5. Uguaglianza

L’Italia è divenuta negli anni uno dei Paesi più diseguali del mondo occidentale.

Non si esce dalla crisi se chi ha di più non è chiamato a dare di più:

  • politiche di contrasto alla povertà,
  • per le giovani generazioni, libertà di scelta e parità delle condizioni di accesso alle opportunità di formazione, lavoro, crescita professionale e affermazione della propria personalità.
  • superamento delle disuguaglianze di genere

Nessun discorso sull’uguaglianza sta in piedi se non si rimette il Mezzogiorno al centro dell’agenda:

  • responsabilizzazione delle tante amministrazioni e movimenti meridionali impegnati a correggere le storture di vecchi regionalismi e localismi clientelari e a promuovere legalità, civismo e lavoro. 

Una giustizia civile e penale rapida, imparziale, efficiente davvero al servizio del cittadino è direttamente legata al tema dell’uguaglianza:

  • difesa della dignità e dei diritti di tutti i cittadini e non soltanto dei potenti alla ricerca di impunità. 
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7. Sviluppo sostenibile

Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano.

Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all’estero:

  • politica industriale “integralmente ecologica”, un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le scienze della vita, le tecnologie legate all’arte, alla cultura e ai beni di valore storico, l’agenda digitale, le alte tecnologie della nostra tradizione.
  • più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca ed alla internazionalizzazione.
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8. Beni comuni

Per noi la sanità, l’istruzione, la sicurezza, l’ambiente sono dei campi nei quali non deve  esserci né povero né ricco.

L’energia, l’acqua, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni:

  • normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi.
  • difesa dei beni comuni. Con i referendum della primavera del 2011 è tramontata l’idea che la privatizzazione e la de-regolamentazione siano sempre e comunque la ricetta giusta.
  • superamento delle duplicazioni, riqualificazione della spesa, accompagnate da un nuovo e rigoroso investimento sul valore dell’autogoverno locale che offra spazi e occasioni alla sussidiarietà, alle forme di partecipazione civica, ai protagonisti del privato sociale e del volontariato.  
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9. Diritti

Per i democratici e i progressisti la dignità della persona umana e il rispetto dei diritti individuali sono la bussola del mondo nuovo e la cornice generale entro cui trovano posto tutte le nostre scelte di programma.

Crediamo sia compito della politica, dei parlamenti e dei governi affermare l’indivisibilità dei diritti politici, civili e sociali: 

  • contrasto verso ogni violenza contro le donne e a una legge urgente contro l’omofobia.
  • una legge che riconosca che un figlio di immigrati nato e cresciuto in Italia è italiano, sarà simbolicamente il primo atto nella prossima legislatura.
  • sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione, ottenendone il riconoscimento giuridico

Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone: 

  • intervento del legislatore soltanto sulla base di un principio di cautela e di laicità del diritto.
  • ricerca di punti di equilibrio condivisi, fatte salve la libertà di coscienza e l’inviolabilità della persona nella sua dignità, per evitare i guasti di un pericoloso “bipolarismo etico” che la destra ha perseguito in questi anni.
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10. Responsabilità

L’Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi.

Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e di civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a: 

  • sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie;
  • affidare a chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale;
  • vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta;
  • assicurare il pieno sostegno, fino alla loro eventuale rinegoziazione, degli impegni internazionali già assunti dal nostro Paese o che dovranno esserlo in un prossimo futuro;
  • appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico economico federale dell’eurozona.
I democratici e i progressisti si impegnano altresì a promuovere un patto di legislatura con le forze di centro di ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una comune consapevolezza e responsabilità di fronte alla straordinarietà del passaggio storico che l’Italia e l’Europa affronteranno nei prossimi anni.

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Abbiamo alle spalle il decennio di una destra impregnata di promesse e parole che hanno reso più confuse e opache la politica e l’azione del governo. Mentre davanti a noi l’ansia del cambiamento si sente con più forza. Noi – i democratici e i progressisti – questa volta non inviteremo a sognare. Insieme con il Paese che resiste e vuole ripartire apriremo bene gli occhi e ascolteremo. Assumeremo degli impegni. Discuteremo con la società consapevole i traguardi di un’Italia da rifare. Siamo pronti e non siamo soli. Siamo convinti di avere cose da dire, e soprattutto molte cose da fare. Per l’Italia, bene comune