Foto cirinnà

L’Assemblea del Senato ha respinto, con voto per alzata di mano, le otto questioni pregiudiziali poste sul ddl Cirinnà sulle unioni civili e, subito dopo, anche le tre sospensive presentate sullo stesso provvedimento.

Si è poi aperta la discussione generale sul ddl, con l’intervento della senatrice Monica Cirinnà del Pd, che è stata relatrice del ddl in commissione.

 

Nel suo intervento la senatrice ha detto che: “La gran parte degli italiani sa che il contrario della parola discriminazione è uguaglianza. Attenzione questa non è ideologia ma semplicemente giustizia”.

 

“I due anni nei quali ho lavorato su questo testo – ha aggiunto- sono stati difficili perché ho vissuto sulla mia pelle i risvolti di un dibattito avvelenato fin dalla lunghissima discussione in commissione che ha appesantito un iter parlamentare di per sé complicato. Abbiamo scelto la via delle unioni civili per rispondere a criteri di prudenza, nella convinzione che alla piena eguaglianza si arriverà passo dopo passo”.

 

“Rifletto – ha sottolineato Cirinnà – su quanta disinformazione e strumentalizzazione politica hanno fuorviato il dibattito pubblico. La frase che ritengo più falsa è che in Italia stiamo introducendo il matrimonio e l’adozione gay. Questo non è vero. E sull’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio minore del partner si sono agitati i fantasmi più spaventosi. La legge 40, quasi interamente riscritta dalla Consulta, vieta e punisce espressamente la pratica della gestazione per altri. Questo divieto è in vigore, resterà in vigore e in nessun modo il testo di cui discutiamo oggi interferisce con tale divieto”.

 

“A proposito delle questioni di incostituzionalità sollevate attorno a questa proposta – ha proseguito Cirinnà – ho voluto rivolgere il pensiero alle grandi donne della nostra Repubblica come Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin, esempi chiari e limpidi di una vera e propria ‘politica di umanità’ o a grandi uomini come Aldo Moro, Terracini, Dossetti, La Pira e Togliatti. La Costituzione è un progetto di emancipazione personale e sociale un processo di liberazione della persona umana naturalmente inconcluso e da rinnovare continuamente con spirito di cooperazione solidale”.

 

 

 

  “Il punto è uno – ha ammonito la senatrice PD – il nostro ordinamento non ammette discriminazioni tra i figli basate sulla cornice giuridica del rapporto tra i loro genitori e non ammette la discriminazione tra eterosessuali ed omosessuali in relazione alla valutazione della loro capacità di essere genitori né ammette discriminazioni tra figli in ragione del modo in cui sono venuti al mondo. In ragione di tutto ciò è evidente che deve sempre prevalere l’interesse del bambino alla stabilità e alla continuità degli affetti. Sono bambini, sono cittadini di questo Paese e oggi decideremo del loro futuro. Meritano di essere riconosciuti e tutelati”.