Imagoeconomica
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“La legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso è un passo che migliaia di persone attendono da troppi anni. E’ la legge che manca per realizzare definitivamente l’art. 3 della Costituzione, il più bello: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Così Francesca Puglisi, senatrice del Pd, nell’aula di palazzo Madama durante il dibattito sulle unioni civili.

 

“Se non c’è uguaglianza c’è discriminazione. Rifiuto la semplificazione che la divisione in questa aula sia tra laici e cattolici. Non mi sento meno cattolica di chi osteggia l’art.5 di questa legge. Il Paese era spaccato in due anche in occasione della legge sull’aborto e sul divorzio. Ma anche allora legislatori cattolici che non avrebbero mai nè abortito, nè divorziato permisero di non limitare le libertà individuali facendo fare un passo avanti al nostro Paese.

 

Evitiamo allora come ha detto Emma Bonino che l’ “io non lo farei” diventi “allora tu non lo devi fare”. “Siamo rimasti l’unico Paese in Europa – continua la Puglisi – a non disciplinare le unioni tra persone dello stesso sesso e a non tutelarne i figli riconoscendo ad entrambi i componenti dell’unione le medesime responsabilità genitoriali. Dall’Irlanda alla Spagna, Paesi profondamente cattolici, l’estensione dei diritti alle coppie dello stesso sesso, anche attraverso il matrimonio ugualitario, non ha portato alcun danno alle famiglie tradizionali.

 

 

Dare diritti a chi oggi non ne ha, non toglie alcun diritto alle famiglie eterosessuali alle quali questo Governo sta restituendo risorse che la destra aveva tagliato. Ma vengo al tema su cui si è concentrato il nostro dibattito. Quello dell’adozione del figlio del partner disciplinato dall’art.5. Si dice che apra alla maternità surrogata. Non è vero. Resta vietata. Ma in assenza di questa legge c’è comunque chi fa ricorso alla gestazione per altri all’estero, l’84% sono coppie eterosessuali.

 

 

Non approvando l’art. 5 di questa legge nulla cambierebbe rispetto al ricorso all’estero della gestazione per altri. Semplicemente lasceremmo senza tutele i bambini figli di coppie dello stesso sesso. Sta a noi decidere domani se bambine e bambini che crescono nel nostro Paese con due genitori dello stesso sesso possono avere gli stessi diritti degli altri vedendo riconosciuti ad entrambi i genitori le stesse responsabilità genitoriali con un passaggio davanti al giudice per l’adozione speciale. Oppure se si pensa di voler discriminare i bambini in base all’orientamento sessuale di chi li ha generati o ha contribuito a farlo.

 

Se non saremo noi a decidere saranno i tribunali a farlo. Voglio solo citare – conclude la senatrice del Pd – il bellissimo editoriale di Claudio Magris sul Corriere della Sera: “L’unico criterio in base al quale affidare o no un bambino è la dimostrata capacità di una persona-o di due ma forse anche più di due-di amare, educare, tutelare la piccola vita che le viene affidata”.