legge sul caporalato
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Approvato uno dei provvedimenti più importanti e attesi: la legge contro il caporalato. Con questa legge vogliamo fermare una delle piaghe più gravi che affliggono la nostra agricoltura.

 

“Il ddl sul contrasto del caporalato approvato oggi è un provvedimento di civiltà”. Lo dichiara Stefania Covello, deputata e responsabile Mezzogiorno del Partito democratico. “Questo provvedimento – spiega – introduce maggiori sanzioni e più controlli come mezzo per tutelare la dignità del lavoro e dei lavoratori. Il nostro obiettivo è impedire che possano ripetersi casi drammatici come quello di Paola Clemente, la bracciante morta di fatica nell’ estate 2015 nelle campagne di Andria. Ho anche presentato un ordine del giorno, che è stato accolto, con cui il governo si impegna a rafforzare i presidi delle forze dell’ordine per i controlli nell’alto Jonio cosentino, e in particolare nella piana di Sibari, ovvero in una delle aree in cui il caporalato fa registrare la maggiore incidenza”.

 

“Oggi è stato compiuto un passo fondamentale per estirpare, in Italia e nel Mezzogiorno, un fenomeno odioso e indegno di un Paese civile”, conclude Covello.

 

“La legge contro il Caporalato è finalmente una realtà. Una legge che dà strumenti a migliaia di lavoratori contro una forma odiosa di sfruttamento, spesso nelle mani di malavita e criminalità organizzata. Una legge per la dignità dei lavoratori e a sostegno degli agricoltori onesti. Nelle nostre campagne, di caporalato si continua a morire. Finalmente entreranno in vigore norme adeguate, come la confisca dei patrimoni e il rafforzamento del profilo sanzionatorio con la restituzione dei contributi pubblici. Colpire le rendite è l’unico deterrente contro le mafie. Da oggi è più forte chi prima non aveva voce. É un passo importante che rafforza il nostro Stato di diritto ed ognuno di noi. Un ringraziamento va a quanti si battono quotidianamente contro questo calvario e ai ministri Orlando e Martina che se ne sono fatti interpreti”. Lo afferma il senatore del Pd Francesco Verducci.

 

“L’approvazione della legge sul caporalato è un’importante vittoria e dimostra la volontà di questo Governo di punire severamente chi sfrutta i lavoratori e viola la dignità delle persone. Grazie all’impegnativo lavoro dei ministri Orlando e Martina e al forte impulso dato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi oggi questo provvedimento è finalmente legge”.
Lo afferma il deputato nazionale del Partito Democratico Giuseppe Berretta, relatore della legge contro il caporalato approvata poco fa in via definitiva alla Camera.
“Questo provvedimento vuole combattere un fenomeno vergognoso, diffusissimo soprattutto nelle campagne italiane, che colpisce circa 400 mila lavoratori sia italiani che stranieri – prosegue Berretta – L’ultima legge del Parlamento risaliva addirittura agli anni ’60 per cui è stato fondamentale intervenire”. “La legge approvata oggi prevede infatti la riscrittura del reato di caporalato, con pesanti sanzioni penali per l’intermediario e per il datore di lavoro che sfruttino i lavoratori approfittando del loro stato di bisogno – conclude il relatore della norma – Si è voluto così ridare dignità al lavoro nelle campagne, tutelando di fatto anche le aziende sane, che rispettano le regole e i contratti, oggi penalizzate da una concorrenza sleale che scarica i propri costi sulla pelle dei lavoratori”.

 

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Il fenomeno dell’intermediazione illegale e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura  – secondo stime sindacali e delle associazioni di volontariato – coinvolge circa 400.000 lavoratori in Italia, sia italiani che stranieri, ed è diffuso in tutte le aree del Paese e in settori dell’agricoltura molto diversi dal punto di vista della redditività, dal pomodoro ai prodotti della viticoltura.

 

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
La norma incide con significative modifiche al quadro normativo penale attuale, sostituendo l’articolo 603 bis con un nuovo articolo che riscrive la condotta illecita del caporale, indicando per la fattispecie base del reato (chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e il datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera reclutata anche – ma non necessariamente – con l’utilizzo di caporalato, sfruttando i lavoratori e approfittando del loro stato di bisogno) la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Il datore di lavoro risponde del reato di caporalato (a prescindere dall’intervento del caporale) solo se sfrutta e approfitta dello stato di bisogno dei lavoratori.

La fattispecie aggravata del reato prevede la reclusione (da cinque a otto anni e multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato) quando il reato di caporalato come descritto nella fattispecie-base, è compiuto mediante violenza o minaccia.

Nel caso in cui il numero dei lavoratori coinvolti sia superiore a tre, uno o più di essi sia minore di età ovvero i suddetti lavoratori siano stati esposti a situazioni di grave pericolo, sono previste aggravanti con aumento della pena da un terzo alla metà.

L’indice dello sfruttamento coincide con la presenza di una o più condizioni:

1) retribuzioni reiterate palesemente difformi dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;

2) reiterata violazione dell’orario di lavoro, dei periodi di riposo, del riposo settimanale, dell’aspettativa obbligatoria, delle ferie;

3) violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;

4) sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

 

Con il nuovo articolo 603-bis.1 si prevede l’applicazione delle attenuanti di pena  – diminuita da un terzo a due terzi – (utilizzando il modello già sperimentato nella normativa anticorruzione e in quella sugli ecoreati) per coloro che si adoperano per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiutano concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti o per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite.

Con il 603-bis.2 si introduce il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro tra i reati per i quali è sempre disposta la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato.

 

Fondo anti-tratta
I proventi delle confische ordinate a seguito di sentenza di condanna o di patteggiamento per il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro sono assegnati al Fondo anti-tratta, la cui operatività è estesa anche all’indennizzo delle vittime del reato di caporalato.

 

Rete del lavoro agricolo di qualità
Viene integrato e rafforzato il quadro normativo che ha istituito nel 2014 la Rete, finalizzata a rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore agricolo, attraverso la certificazione del possesso, da parte delle aziende che vi aderiscono, di determinati requisiti di legalità e rispetto delle disposizioni vigenti in materia di lavoro.
Completano il disegno di contrasto del fenomeno del caporalato: misure per favorire il regolare trasporto dei lavoratori agricoli, attraverso la stipula di apposite convenzioni con la Rete del lavoro agricolo di qualità; l’adozione di un apposito piano di interventi per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori stagionali, adottato previa intesa con la Conferenza unificata.