Maurizio Martina

Giappone, Stati Uniti, Canada. Francia, Germania e Regno Unito. E l’Italia nel ruolo di presidente. Sabato e domenica, i sette Paesi più influenti si riuniranno a Bergamo per il G7 dell’agricoltura. Sessioni e incontri dove i ministri si confronteranno anche con l’Unione Europea, la Fao, l’Unione Africana.
 
Ministro Martina, come sta l’agricoltura italiana alla vigilia del G7?
 
«È un settore che in questi anni ha dimostrato una vitalità importante. Lo dice la crescita degli occupati, l’aumento delle aziende giovani che oggi sono 70mila, il 6,6% del totale. Nel 2014 erano il 5%. C’è molto ancora da fare per salvaguardare sempre di più le imprese agricole, soprattutto in annate complesse dal punto di vista climatico come queste».
 
Quali sono i temi principali su cui vi confronterete e le prime emergenze da risolvere per produttori e consumatori?
 
«Cooperazione agricola come chiave di sviluppo e tutela del reddito degli agricoltori davanti alle crisi, ambientali o economiche. Sono i due assi sui quali abbiamo deciso di concentrare la discussione. E sullo sfondo c’è un tema trasversale che interessa anche i consumatori ed è legato al modello produttivo. Dobbiamo produrre meglio, sprecando meno».
 
C’è chi reputa questi appuntamenti poco efficaci. Si aspetta invece delle misure concrete dal G7?
 
«In un momento complicato per le relazioni internazionali, appuntamenti come questo possono ridare centralità ad alcuni temi e impegni concreti. Anche di Expo si era detto la stessa cosa, ma abbiamo eredità politiche importanti come le leggi contro gli sprechi alimentari, a tutela della biodiversità, contro il caporalato. Noi lavoriamo per dare seguito agli impegni».
 
Quale contributo potrà arrivare nella lotta alla malnutrizione e alla povertà?
 
«La sfida Onu per azzerare la fame entro il 2030 riguarda tutti. Da Bergamo vogliamo rilanciare con forza questo obiettivo, anche perché nel 2016 abbiamo fatto un passo indietro con 815 milioni di persone che 611 Da Bergamo rilanciamo la sfida Onu per azzerare la fame entro il 2030 soffrono di povertà alimentare nel mondo. Al G7 anche per questo abbiamo voluto Fao, Ifad e Wfp oltre all’Unione Africana, Slow food e a One Campaign di Bono».
 
Tornando all’Italia, in questi anni si sono rafforzate le iniziative per la difesa del mode ,in Italy?
 
«E un lavoro quotidiano, legato in particolare alla difesa della nostra distintività. Abbiamo aiutato i produttori ad essere più presenti sui mercati internazionali con le nostre eccellenze. L’export è cresciuto dell’85% dal 2010, lo scorso anno abbiamo toccato la cifra record di 36,8 miliardi di euro. Possiamo fare di più».
 
L’incremento dell’e-commerce è un ostacolo in più nella lotta alla contraffazione? Come va affrontato?
 
«Vendere su internet è un’opportunità fondamentale, soprattutto per le piccole e medie imprese che possono arrivare direttamente al consumatore. Servono strumenti di protezione contro il falso. Su questo siamo all’avanguardia. Siamo l’unico Paese al mondo ad avere accordi con i grandi del web come Alibaba, Google, eBay per rimuovere i prodotti falsi che imitano le nostre Indicazione geografiche».
 
A proposito di marchi geografici, ieri le principali associazioni internazionali dei prodotti a denominazione hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Bergamo”, che punta su tutela, sostenibilità, protezione su internet delle Ig. Cosa ne pensa?
 
«E un passo in avanti importante. Le indirarioni geografiche sono uno strumento di valorizzazione dell’identità, di territori fatti di paesaggio e migliaia di imprese. La presenza di così tante associazioni, anche da Paesi come gli Stati Uniti, segnala che questo modello si sta affermando oltre i nostri confini. I 4 punti della dichiarazione sono totalmente in linea con le nostre azioni e assumono un’importanza strategica per il G7 a presidenza italiana».
 
Perché la Lombardia e Bergamo come sede del G7?
 
«Bergamo in questi armi è diventata un vero e proprio laboratorio di un nuovo rapporto tra città e produzione agricola. E poi questa è terra di qualità agroalimentari che ancora si conoscono poco, ma da qui passa una delle chiavi del futuro sviluppo anche di una provincia forte come questa».