Graziano Delrio
Graziano Delrio / Foto di Imagoeconomica

«Quando sento parlare di Italia dei condoni mi sembra di essere tornato indietro di vent’anni. Davanti a numeri sempre più impietosi sugli scempi edilizi, non possiamo permetterci alcuna distrazione: abbiamo appena impugnato la legge della Campania sui cosiddetti “abusi di necessità”, siamo pronti a fare lo stesso con tutte le altre norme regionali ispirate a principi diversi da quelli dell’interesse nazionale».

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio annuncia che la nuova ondata di sanatorie locali, dalle cantine abruzzesi alle mansarde del Lazio, fino alle lottizzazioni a due passi dal mare della Sardegna saranno fermate dal governo se risulteranno in contrasto con le leggi statali: «Non metto in dubbio la buona fede delle Regioni e cerco sempre di evitare qualsiasi contenzioso spiega Mi rendo conto che si tratta di provvedimenti che cercano di rispondere alle esigenze dei cittadini, ma esistono limiti su cubature e incidenza sul territorio che non possono essere superati. Non sono tollerabili difformità di vedute tra Stato ed enti locali, soprattutto su temi come quello dell’abusivismo edilizio».

Ministro, partiamo dai numeri che di solito non mentono: oltre 15 milioni di richieste di condono in 30 anni, il 17,5 per cento di case abusive costruite nel 2015, addirittura una nuova costruzione su due fuori legge in diverse regioni del Sud. Perché l’Italia è diventato il Paese degli abusi edilizi?
«È un vizio antico, anche se non molti anni fa le cifre erano ancor più drammatiche. Il vero deterrente sono le demolizioni: se chi commette un abuso perde il possesso del bene e lo vede distruggere, ci penserà cento volte prima di commetterne un altro. E anche una questione di cultura della legalità, sulla quale evidentemente non si è mai investito abbastanza».

Si demolisce poco perché l’iter giudiziario è infinito e quando si arriva alla fine spesso mancano i soldi per intervenire…
«Noi abbiamo innalzato i tetti di spesa su questo fronte, capisco che siano ancora insufficienti ma proprio per questo penso che sarebbe il caso di concentrarsi sulle priorità: la seconda casa al mare, l’ecomostro costruito da un mafioso, lo scempio a due passi dalla costa. Cominciamo da quelli, proviamo ad accelerare l’iter per abbattere abusi conclamati di questo genere. E, soprattutto, aiutiamo chi di questa battaglia ne fa un programma politico, mettendoci la faccia e rischiando in prima persona».

Si riferisce al sindaco di Licata, sfiduciato dal Consiglio comunale per il suo impegno nelle demolizioni?
«Sì, penso a lui e a tanti amministratori onesti che si battono per la legalità. Il sindaco di Licata, a suo modo, è un eroe: gli hanno bruciato la casa, è costretto a muoversi con la scorta e malgrado tutto non ha mai fatto un passo indietro. La solidarietà è scontata, ora la politica però deve fargli sentire davvero il suo appoggio. Angelo Cambiano è un esempio per gli altri primi cittadini, spero che non molli e continui la sua battaglia di civiltà. Non è lui che deve andarsene ma chi quel territorio l’ha saccheggiato e sfregiato per troppi anni».

La sensazione è che a Licata lo Stato abbia perso. Come era successo qualche tempo fa in un altro grosso centro siciliano, Palma di Montechiaro, dove il sindaco anti-abusivismo era stato cacciato, subito sostituito da un altro che aveva fermato le ruspe. Praticamente un incentivo a costruire fuori dalle regole, non crede?
«Per questo bisogna stare al fianco degli amministratori coraggiosi, che sono tanti, da Nord a Sud. Se passa il messaggio che “tanto, alla fine, si sana tutto” aumenterà la percezione dell’impunità e la deturpazione del paesaggio non avrà mai fine. Ma non è solo un problema di legalità, che pure è fondamentale. La vera questione è quella della sicurezza: chi vive in una casa abusiva deve sapere che ha molte più probabilità di morire per colpa della scarsa qualità del cemento, degli scempi che hanno alterato il suolo, di un piano rialzato costruito senza rispettare le norme. L’Italia è un paese sismico, lo sappiamo bene. Abbiamo pianto troppe vittime sepolte dalle macerie di una abitazione tirata su nell’illegalità. È ora di dire basta».

Le coste sono un altro punto dolente. Su ottomila chilometri, ben seimila sono cementificate e quasi 20 milioni di metri quadri di spiagge sono occupate da stabilimenti. Gli italia hanno perduto il loro mare?
«Ho letto l’ultimo dossier dei Verdi e i numeri sono davvero preoccupanti. Negli ultimi anni con la Guardia costiera abbiamo intensificato i controlli sulle spiagge e sul demanio marittimo, migliaia di persone sono state denunciate. Più di un centinaio di stabilimenti sono stati sequestrati a soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata, i canoni d’affitto sono ancora troppo bassi. Sì, è vero, anche su questo versante c’è molto da fare. E i primi a ribellarsi dovrebbero essere proprio gli imprenditori: continuare a devastare la costa allontanerà i turisti. Perderemo tutti, non ce lo possiamo permettere».