Ieri 56 organizzazioni imprenditoriali hanno lanciato, in una conferenza stampa unitaria, l’ennesimo grido di allarme a governo e parlamento perché si sblocchi al più presto la questione dell’end of waste.

 

L’economia circolare è una parte fondamentale del tessuto produttivo italiano, costituito da migliaia di imprese che fanno dell’Italia un’eccellenza nelle prevenzione e nel riciclo dei rifiuti, con effetti positivi sul piano occupazionale, sull’attuazione dei processi di de-carbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici. Oggi il nostro Paese vive una situazione di paralisi dell’intero settore, determinata da una sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno; una situazione non risolta e addirittura aggravata dalla recente norma sbagliata approvata dalla maggioranza e dal governo nel decreto “Sblocca Cantieri”, senza nessun confronto parlamentare e senza nessuna condivisione con chi ogni giorno opera nel settore della gestione rifiuti.

 

Serve una risposta urgente per consentire lo sblocco immediato delle attività, superando le incomprensibili resistenze della maggioranza e del governo che colpevolmente stanno danneggiando imprese e lavoratori che impiegano modalità e tecnologie più innovative, producendo in questo modo anche un impatto negativo sull’ambiente. Per questo ho depositato in commissione Ambiente una risoluzione, sottoscritta anche dal vicesegretario Orlando e dagli altri colleghi – che chiederemo di calendarizzare al più presto – per impegnare il governo ad adottare un provvedimento legislativo urgente che anticipi il recepimento della direttiva europea 2018/851 sull’Economia Circolare con il testo dell’articolo 6, prevedendo la possibilità di affidare alle regioni la competenza di integrare le autorizzazioni relative alla gestione dei rifiuti caso per caso, con la cessazione della qualifica di rifiuto, nel pieno rispetto delle condizioni e dei criteri dettagliati definiti nel citato articolo.

 

Per garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute chiediamo, inoltre, che si provveda contestuale all’istituzione, presso il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di un registro nazionale delle autorizzazioni caso per caso, garantendo l’accesso alle informazioni e ai risultati delle verifiche eseguite dalle autorità di controllo.