Stefano Capra / Imagoeconomica

Sindaco Decaro, sul Paese si è abbattuta un’ondata di maltempo che ha provocato molte vittime ed enormi danni. Ha sentito i sindaci dei paesi più colpiti? Cosa chiedono?

«Sì, naturalmente li ho chiamati e ho raccolto il loro allarme e la loro seria preoccupazione. Per le loro comunità smarrite davanti alla tragedia della vita di intere famiglie spezzate; per i danni cui bisogna far fronte, per le possibili ripercussioni sull’economia turistica, vocazione naturale di tanti dei luoghi colpiti».

 

In qualità di presidente dell’Anci, intende sollecitare il Governo per qualche misura speciale?

«I sindaci, che hanno il dovere di affrontare con le loro comunità il dolore e di guidarle nella necessaria ripartenza, non possono essere lasciati soli. Lo stato di emergenza deve essere proclamato subito. Andrò ad ascoltare da vicino la voce dei miei colleghi al più presto».

 

Ha provato a fornire loro una forma di aiuto?

«Per aiutarli ad affrontare la primissima emergenza, in queste circostanze, che purtroppo ormai si ripetono, la prima cosa che facciamo noi sindaci, una comunità nei fatti non solo a parole, è fornire personale in grado di offrire supporto di protezione civile. Gli uffici dell’associazione dei Comuni hanno inoltre inviato le linee guida per rendere più semplice per amministratori e dirigenti l’uso dell’istituto della somma urgenza in caso di calamità naturali. È però indispensabile che i debiti fuori bilancio che conseguono agli interventi per somma urgenza abbiano un iter di approvazione semplificato: se questo iter è anacronistico in condizioni ordinarie, figuriamoci quando si deve intervenire in tempo zero».

 

La tragedia in Sicilia e i gravissimi disagi in Veneto riportano all’attenzione la questione della manutenzione, ma anche del mancato rispetto dell’ambiente.

«Una questione che noi sindaci non manchiamo di sollevare da tempo e a ogni occasione utile. Qualche mese fa, subito dopo la tragedia del ponte Morandi di Genova, ci è stato ingiunto di compilare un elenco delle infrastrutture di nostra competenza, bisognose di manutenzione urgente. Ci è stato chiesto di completarla in dieci giorni. Con fatica ci siamo messi al lavoro, abbiamo monitorato, abbiamo stimato i costi… ma poi? Chi paga per gli interventi? Alla responsabilità richiesta a noi deve seguire la responsabilità dei fatti e delle azioni dello Stato. La manutenzione richiede sforzi economici ed è innegabile che i Comuni abbiano subito tagli spropositati sulla spesa corrente, tagli superiori a quelli sopportati da qualsiasi altra amministrazione pubblica in questi anni. Come si può non pensare che questo abbia un effetto sulla manutenzione»