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Sottosegretario Morassut, il decreto ambiente slitta per problemi di copertura. Prevede tempi lunghi?

Penso si debba approvare con i tempi brevi di un decreto e comunque in asse con la manovra economica. In quel provvedimento c’è un cambio di passo: finalmente si assume la questione ambientale non come settore ma come linea ispiratrice per un nuovo modello di sviluppo.

Il ministero dell’Ambiente conta su 17 miliardi di tagli a incentivi fiscali inquinanti ma l’aumento delle tasse all’autotrasporto, alle merendine e ai voli aerei ha scatenato subito reazioni negative nella maggioranza, come quelle di Renzi e Di Maio, e fra le imprese.

Non stiamo parlando di nuove tasse ma di una rimodulazione della vecchia pressione fiscale incentrata su un modello di sviluppo che per un periodo lungo ha garantito benessere e crescita ma che ora è giunto al termine della corsa. È una rivoluzione copernicana. Si tratta di mirare a riallocare con le dovute gradualità e tenendo conto degli interessi del Paese, gli incentivi che fino ad ora sono stati utilizzati nell’era dei combustibili fossili.

Come il Dl dovrebbe aiutare la trasformazione verde dell’industria?

Questa è già in atto. Ce lo dicono i numeri che abbiamo a disposizione. Anche nel tempo della crisi economica le imprese che hanno scommesso e investito su innovazione e sostenibilità sono riuscite meglio a tenere il mercato italiano ed internazionale. Quelle aziende hanno tenuto alta la bandiera del nostro sistema produttivo e rappresentano esempi virtuosi da seguire. Il decreto cerca di sostenere questo nuovo sforzo.

L’economia circolare, che in Italia è già molto avanti con le materie prime seconde, può fare ulteriori salti?

Non siamo all’anno zero. Però per lasciare sempre più alle nostre spalle la cosiddetta economia lineare occorre un Piano pluriennale che fissi, perentoriamente, misure e obiettivi. Si è già studiato abbastanza, ora è il tempo del fare e le direttrici sono chiare. Puntare su risorse generative, preservare e prolungare l’uso di ciò che è già prodotto, usare il rifiuto come risorsa. Sul tema End of Waste lavoriamo a una soluzione che consenta di sbloccare rapidamente le autorizzazioni e garantisca controlli nazionali.

Che finalità ha l’incentivo alla rottamazione auto diesel nelle città?

Una misura non fine a se stessa ma insalta in un pacchetto che riguardala mobilità, per favorire spostamenti accessibili, sostenibili e soprattutto servizi. È un credito di imposta da utilizzare entro cinque anni per pagare abbonamenti al trasporto pubblico oppure per servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a emissioni zero.

Ci sono altre misure per favorire il green new deal? C’è un piano?

Con la legge di bilancio inizieremo a muovere i primi passi. Serviranno diverse manovre anno per anno per andare a regime avendo cura di accompagnare il Paese lungo il percorso. Con il Piano Energia Clima, inviato a Bruxelles in prima stesura, perfezioneremo una parte delle previsioni già trasmesse a Bruxelles per allinearci  concretamente all’accordo di Parigi.

Non pensa che bisognerebbe accelerare la svolta verde soprattutto nell’edilizia, nella sicurezza del territorio, nella rigenerazione urbana?

Sono 5.400 le alluvioni e 11mila le frane che hanno colpito l’Italia negli ultimi ottanta anni. Occorre mettere in sicurezza il Paese ed occorre rigenerare quelle aree del Paese per garantirne meglio l’utilizzo e la funzionalità senza consumare altro suolo. Sulla rigenerazione urbana è venuto il momento di una riforma del governo del territorio che superi l’idea della pianificazione del suolo libero e acceda a quella di rigenerare i tessuti esistenti. Ci sono tanti esempi ed esperienze a livello regionale che possono essere le basi per una nuova legislazione nazionale che produca innovazioni legislative e di fiscalità urbana