Periferie Urbane
Ph. Bettolini / Imagoeconomica

I numeri sono oggettivi: due miliardi e cento milioni di fondi statali stanziati per la crescita, lo sviluppo e la sicurezza. Contro il degrado e per la riqualificazione delle aree urbane. Quasi quattro miliardi mobilitati, considerando anche le risorse regionali e i contributi privati. Ventidue milioni di italiani interessati, poiché il bando periferie toccherà circa un terzo degli abitanti del Paese.

Con l’ultima tranche firmata a Palazzo Chigi, che assegna un ulteriore milione e 600 mila euro a 93 Comuni, si chiude una delle più grandi operazioni nel segno degli investimenti mai realizzata negli ultimi anni.

In totale, si tratta di 120 progetti di riqualificazione delle periferie urbane, per un importo complessivo dei progetti pari a € 3.880.948.792,67, di cui il governo contribuirà con € 2.061.321.739,61.

Centoventi progetti per altrettante città, tutti finanziati, così come promesso dal governo di Matteo Renzi nell’ottobre del 2016. Qui l’elenco completo dei progetti.

È così che le zone più fragili di tante città cambieranno volto. Il degrado sarà sostituito con la vita e la partecipazione. Con recupero urbano, trasformazioni, ristrutturazioni. Ma anche illuminazione, piazze, servizi, piste ciclabili, impianti sportivi. Con impatto evidente su economia e sostegno alla crescita. Città riqualificate sono anche più competitive. In grado di intercettare e calamitare, come stretta conseguenza, ulteriori investimenti e innovazione.

 

Le periferie sono il futuro dell’Europa, non soltanto dell’Italia. In tutte le grandi città abbiamo bisogno di progetti specifici.
Matteo Renzi

 

I centri urbani asset del nostro Paese

Come ricordato dal premier Gentiloni, i nostri centri sono uno degli asset del Paese. Un patrimonio da cui non si può prescindere, oltre che uno dei motori dell’economia.

In ballo c’è più di un semplice rammendo urbano. Sul tavolo c’è una visione concreta di prospettiva. I territori ne usciranno rafforzati, così come la qualità della vita.

Ha spiegato Gentiloni durante la cerimonia di firma dei progetti: “Stiamo investendo in alcuni degli asset più forti e più competitivi per porre rimedio alle difficoltà che hanno interessato il tessuto urbano, e che sono tutt’altro che alle nostre spalle, per rendere le città più forti, competitive, capaci di attrarre gli investimenti“.

E’ per questo che il bando periferie varato da Renzi, all’epoca, suscitò interesse trasversale nelle città e tra i sindaci. E’ per questo che i primi cittadini, a gran voce, hanno richiesto per il futuro il rifinanziamento del fondo.

Un impegno che il governo, giustamente, ha confermato tra le priorità. Il bando periferie riconosce ai sindaci un ruolo di tenuta sociale. E insiste nel trend positivo dell’attenzione mostrata ai territori, già rimarcato dallo sblocco del patto di stabilità per i Comuni virtuosi. Un intervento fortemente atteso che ha liberato, tra l’altro, miliardi per la dimensione locale.

Dalla collaborazione tra città e governo arriva un bell’esempio. Un segnale da valorizzare ed esportare su altri fronti. Perché anche così si può ripartire insieme.

Questo progetto cercheremo di renderlo stabile, di proseguirlo nei prossimi anni, di farlo proseguire a chi avrà responsabilità di Governo.
Paolo Gentiloni

 

Bando Riqualificazione Periferie

Il Fondo per la riqualificazione delle aree urbane degradate è stato istituito dalla Legge di Stabilità 2015 e successivamente rifinanziato. Rappresenta uno spartiacque decisivo nell’azione di programmazione e di politica nazionale per le città.

Sono, infatti, decenni che manca completamente qualsiasi programmazione e ora il “Bando per la presentazione di progetti per la predisposizione del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”, rimette in gioco, per la prima volta dopo tanto tempo, risorse pubbliche e private che consentono di progettare e mettere alla prova nuovi modelli di governance e gestione sociale in realtà urbane complesse.

 

Problemi delle Periferie

Il problema della condizione di vita nelle periferie è una questione della quale si discute da tempo. Dopo la seconda guerra mondiale si è verificato un graduale processo di degenerazione di quei quartieri costruiti alle periferie delle città, in particolare per dare una risposta abitativa ai flussi migratori interni dal sud al nord Italia e dalle campagne verso le città.

Oggi, però, il concetto di periferia non ha una specificazione univoca e la marginalità non è più intesa nella sua dimensione fisica. Insomma, pensare che sia periferia quella zona distante dal centro, è un errore. E infatti una buona parte dei progetti vincitori del Bando, si occupano della riqualificazione di aree attigue al centro storico delle città.

Periferie sono tutti quei quartieri, anche centrali, dove si accumulano e interagiscono una serie di difficoltà economiche e sociali: disoccupazione, forte immigrazione straniera, degrado edilizio, presenza della criminalità. Sono tutti fattori che possono alimentare processi di esclusione sociale e di crescita di rabbia individuale e di gruppo.

Agire in queste zone, non lasciando soli i cittadini, diventa fondamentale non solo per la periferia ma anche per il centro.

Occorre ripensare come vorremmo disegnare le nostre città del futuro. Non basta prevedere risorse per utilizzare spazi abbandonati o rigenerare ex aree industriali, occorre pensare a queste zone come luogo di superamento dell’emergenza e di avvio di un percorso di sviluppo.