cooperazione internazionale allo sviluppo

In un tempo caratterizzato da crisi umanitarie, ondate migratorie, conflitti su base regionale, cambiamenti climatici, radicalizzazione su base etnica e religiosa, la cooperazione internazionale allo sviluppo è un elemento prezioso per l’Italia e per l’Europa al fine di affermare che il progresso umano passa necessariamente per il dialogo, la tolleranza, la reciproca fiducia e il mutuo riconoscimento di dignità.

 

In particolare il rafforzamento della cooperazione internazionale è un importante elemento della politica estera del nostro Paese. La cooperazione consente, tra l’altro, un dialogo sia con i Governi sia con la società civile dei Paesi avviati in un percorso di sviluppo. Inoltre, permette di perseguire in modo efficace gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, individuati dall’Assemblea delle Nazioni Unite.

 

Al loro conseguimento contribuiscono non solo le autorità di Governo e l’Agenzia per la Cooperazione di recente istituzione, ma anche le tante ONG, piccole, medie e grandi, e le altre realtà, anche di ispirazione religiosa, che hanno dato valore anche politico alla generosità, al senso di solidarietà e alla competenza professionale di tanti italiani.

 

Si tratta di un prezioso ecosistema sociale che va non solo salvaguardato, ma anche aiutato ad evolversi così da avere maggiore impatto nella sua azione. Questo mondo rappresenta un importante interlocutore con il quale è indispensabile confrontarsi, anche quando ciò possa apparire difficile o scomodo. È il dialogo che rafforza la nostra democrazia e sono l’individuazione degli obiettivi che rafforzano  la giustizia tra i popoli e nelle diverse aree del mondo.

 

La riforma della Cooperazione Internazionale allo Sviluppo

La nuova legge sulla Cooperazione, legge 125, è entrata in vigore il 29 agosto del 2014. La riforma non solo aumenta i fondi ma dà vita a una “nuova” cooperazione allo sviluppo.  Una cooperazione aperta a tutti i soggetti: nazionali e territoriali, pubblici e privati, profit e non profit, compresi il volontariato, il servizio civile, il commercio equo e solidale, le imprese cooperative e sociali, le associazioni di immigrati che hanno rapporti di cooperazione con i paesi di provenienza, le regioni, gli enti locali, le università.

 

Questi soggetti sono riconosciuti come protagonisti dello sviluppo. Naturalmente devono aderire “agli standard sulla responsabilità sociale, alle clausole ambientali, al rispetto delle norme sui diritti umani per gli investimenti internazionali”.

 

Fondi

Per il 2017 le risorse per l’Aps, aiuto pubblico allo sviluppo, sono sono di 4 miliardi e 819 milioni di euro, 866 in più rispetto al 2015. La Legge di Bilancio 2018 assegna, all’agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo 21,2 milioni per il 2018, 22 milioni nel 2019 e 21,9 milioni nel 2020.

 

Cooperazione internazionale e migrazioni

Per il Partito Democratico si tratta di una tappa importante di un percorso. Esso deve definire nuovi obiettivi, risorse, consapevolezza. L’obbiettivo è affermare strategie per uno sviluppo sostenibile inclusivo, per la dignità umana, per la pace.

Va affermato il ruolo della cooperazione internazionale allo sviluppo quale strategia di lungo periodo per affrontare le cause profonde della migrazione. Dobbiamo assicurare la coesione delle politiche e il supporto ai paesi terzi che mostrino standard accettabili di rispetto dei diritti umani, della democrazia e delle regole di diritto.

È altresì necessario incrementare percorsi sicuri e regolari per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale ( specialmente per i minori non accompagnati, il reinsediamento, le unioni familiari), nonché favorire percorsi di migrazione circolare o di ritorno per i migranti economici.

Minori stranieri non accompagnati

La legge recante “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori non accompagnati” n.47 del 7 aprile 2017 ed entrata in vigore il 6 maggio successivo, con l’obiettivo di rafforzare le tutele nei confronti dei minori e garantire un’applicazione uniforme delle norme per l’accoglienza su tutto il territorio nazionale.

 

Incentivi fiscali alla cultura della donazione

La disponibilità di  maggiori fondi e risorse per la cooperazione presuppone una incentivazione, anche fiscale, della cultura della donazione e una ottimale capacità di utilizzare i fondi Europei.

L’Unione Europea, a sua volta, deve aumentare la dotazione economica dei suoi interventi. A cominciare da quello del Migration Compact, nella consapevolezza che non sarà mai possibile affrontare la questione della migrazione se non ci sarà un intervento significativo sulle cause  anche economiche che la determinano.

 

Cooperazione internazionale allo sviluppo e impegno per la pace

Non si può certo tacere in questa prospettiva di un maggior e più efficiente controllo sulla circolazione delle armi e prevenire che esse si rendano disponibili a gruppi o stati che non diano adeguate garanzie democratiche, di rispetto dei diritti umani e di uso legittimo e responsabile della forza.

Le guerre e i conflitti sono cause di immense sofferenze e piaghe e senza un’azione ferma a contrastarli e prevenirli ogni sforzo di cooperazione rischia di essere  vano.

 

Cooperazione e mondo profit

In un contesto che valorizzi tutte le forze che si rendono disponibili nel nostro Paese, bisogna prendere atto anche del crescente ruolo che può svolgere anche il mondo profit proprio nel contribuire a dotare i paesi in via di sviluppo di quelle infrastrutture senza le quali non vi è crescita e di quella capacità di  interconnessione senza la quale  vi è il rischio, anzi la certezza, di una nuova marginalità.

Lo sviluppo economico non può essere conseguito indipendentemente dallo sviluppo democratico e la crescita della società civile. L’azione di molte ONG si colloca proprio nella promozione di questo livello che è necessario per uno sviluppo durevole.
E’ dunque necessario sostenere e accompagnare il crescente flusso di investimenti, di esportazioni e di fornitura di servizi con l’attenzione a non creare nuove forme di sudditanza economica e di realizzare rapporti di interscambio equi e alla pari.

In questo contesto è probabilmente necessario riflettere e rivedere anche alcuni trattati economico finanziari negoziati tra la UE e i Paesi della Regione sub-sahariana e in più in generale dei cosiddetti Paesi ACP le cui condizioni appaiono eccessivamente sfavorevoli per questi ultimi.

In una logica di vera e mutua cooperazione ispirata a criteri di pari dignità appare comunque logico che anche il Paese che effettua un intervento possa trarre un giusto beneficio da tale attività.

Solo l’equilibrio delle relazioni dà loro un carattere di permanenza e durata nel tempo, condizione necessaria affinché possano reale fattore di cambiamento.

 

Conversione del debito pubblico

In questo quadro si colloca anche la questione dei progetti tramite il quale consentire una conversione del debito pubblico nonché la possibilità di dotarsi  di nuovi strumenti finanziari volti a sostenere progetti di cooperazione e al tempo stesso di misurarne l’impatto e l’efficacia.

Sul versante domestico sembra fondamentale valorizzare e stimolare il contributo  delle comunità della diaspora dei diversi Paesi, oltre che contribuire al dialogo inter-religioso e interculturale.

 

Lavorare nella Cooperazione Internazionale

Impegnarsi a lavorare per la Cooperazione allo sviluppo significa mettere a disposizione le proprie energie per contribuire a risolvere i problemi che sono al centro del dibattito e delle sfide politiche dei prossimi anni.

È un settore articolato, complesso. Molte sono le figure richieste: dall’amministratore di un progetto all’assistenza socio-sanitaria, dalla responsabilità di monitoraggio e valutazione alla valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale dei Paesi in Via di Sviluppo (PVS), dal risk management nei PVS alla formazione di personale, e l’elenco potrebbe continuare.

Per ottenere maggiori informazioni, ci si può rivolgere sia alle strutture europee sia a quelle italiane.

Ecco alcuni link utili.

Federazioni nazionali che raccolgono le Ong:

  • CIPSI – Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale
  • COCIS – Coordinamento delle ONG per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo
  • FOCSIV – Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario

Utile anche visitare il sito della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’Associazione ONG italiane coordina buona parte delle ONG che hanno l’idoneità MAECI.

Il sito del Consiglio d’Europa ospita una sezione interamente dedicata alle ONG europee.

SISCOS – Servizi per la cooperazione internazionale pubblica annualmente dati sull’occupazione di operatori della cooperazione.