dissesto idrogeologico

Un territorio tanto fragile quanto l’Italia, in un contesto di grandi trasformazioni globali in atto, di cambiamenti climatici in grado di produrre la più grande emergenza dei nostri tempi, ha bisogno di una cura e di un’attenzione straordinarie. Quelle che i governi a guida Pd hanno messo in campo con progetti come #Italiasicura, o con lo Sblocca Italia, e con l’approvazione di leggi specifiche, come quella sugli ecoreati, misure che promuovono una nuova edilizia, legata alla qualità e alla sicurezza del territorio.

 

 Cos’è il dissesto idrogeologico

Si intende per dissesto idrogeologico l’insieme dei processi di tipo morfologico che producono una degradazione del suolo. Malgrado il dissesto possa provocarsi per mezzo di fenomeni meteorologici, l’azione dell’uomo ne è la causa principale.

 

Secondo la definizione della Treccani, si tratta di “Degradazione ambientale dovuta principalmente all’attività erosiva delle acque superficiali, in contesti geologici naturalmente predisposti (rocce argillose e arenacee, comunque scarsamente coerenti), o intensamente denudati per la distruzione del ricoprimento boschivo. Colpisce soprattutto i versanti acclivi e in generale i bacini montani in fase di abbandono. Può essere prevenuto con opere di imbrigliamento dei deflussi, di consolidamento dei terreni, di rimboschimento e di razionalizzazione delle pratiche agricole e, più ampiamente, di controllo nell’uso del suolo”.

 

Come sappiamo purtroppo molto bene, le conseguenze del dissesto possono essere molto gravi: frane, allagamenti, esondazioni, sprofondamenti. A causa della particolare morfologia del nostro Paese, il numero dei comuni italiani che presentano aree a rischio idrogeologico sono ben 6,663, secondo i dati di Legambiente.

 

Un lungo elenco di disastri evitabili hanno costellato la storia del nostro fragile Bel Paese – tutti ricordiamo i terribili episodi che hanno colpito Genova e la Liguria nel 2011 e nel 2014, le piogge torrenziali e le esondazioni del torrente Bisagno.

Accadimenti che producono un bilancio pesantissimo in termini economici, ed assolutamente intollerabile se il prezzo è in vite umane.

 

 

Le cause del dissesto idrogeologico

Abusivismo edilizio, cementificazione, deforestazione, tecniche di coltura intensiva e non ecosostenibili, interventi invasivi sui corsi d’acqua e carenze manutentive degli stessi, estrazione di acque e idrocarburi dal sottosuolo, scavo di cave senza adeguata cautela e abbandono dei terreni d’altura rappresentano le principali cause di dissesto provocate dall’azione umana.

 

Una situazione che rende evidente la necessità di un’azione decisa e maggiori investimenti nel campo della prevenzione, con l’obiettivo di costruire una nuova cultura dell’utilizzo del suolo, che garantisca sicurezza e metta termine agli abusi.

 

 

 

I numeri del dissesto idrogeologico

Sono 5.400 le alluvioni e 11mila le frane che hanno colpito l’Italia negli ultimi 80 anni, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Ambiente, che stila una classifica di rischio, con al primo posto l’Umbria, e a seguire Basilicata, Molise, Liguria, Val d’Aosta, Abruzzo e Lombardia.

 

#Italiasicura

Si chiama #Italiasicura, la “Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche” istituita nel maggio 2014 per dare sì una risposta concreta alle emergenze, ma soprattutto per uscire dalla logica emergenziale e mettere finalmente in campo un’azione di prevenzione strutturale.

“È il momento di prendere atto che quella climatica non è solo la più grande e pericolosa emergenza ma è anche la nostra più grande opportunità di investimenti, innovazione, crescita e sicurezza”, così Erasmo D’Angelis, che ha fatto nascere la struttura di missione Italiasicura ed attualmente è Segretario Generale del Distretto Idrografico dell’Italia Centrale.

 

 

I risultati di #Italiasicura

La Struttura di missione ha permesso la ricognizione di 1.889 interventi della programmazione 2000-2014, mai avviati benché finanziati. Ad oggi oltre i due terzi di queste opere sono stati avviate o concluse. Sono stati sbloccati fondi per 2,2 miliardi di euro che all’avvio di Italiasicura, nel 2014, erano bloccati.

 

Palazzo Chigi ha presentato un bilancio delle misure intraprese nei primi tre anni lo scorso maggio: gli interventi in essere, lo stato di avanzamento dei progetti e dei cantieri e il relativo costo, regione per regione. Un investimento che vale 2.260 milioni di euro, per 1.781 opere, 891 già terminate.

 

Da ricordare anche l’intervento di semplificazione delle procedure burocratiche per l’apertura di cantieri, messo in essere dai governi Renzi e Gentiloni, che ha permesso, inoltre, l’erogazione di circa un miliardo di euro immobilizzato nelle contabilità locali da bizantinismi burocratici. La nuova procedura permette oggi di ottenere tutte le autorizzazioni dai Presidenti di Regione, in soli 30 giorni.

 

Un programma per il futuro

Per la programmazione 2015-2023, il Piano nazionale di interventi ha individuato 9.420 interventi che valgono all’incirca 28 miliardi di euro.

La prima dotazione finanziaria del Piano è di oltre 7 miliardi di euro, cui va aggiunto un ulteriore investimento di 1.250 milioni di euro per il Piano straordinario per interventi tempestivamente cantierabili contro le alluvioni nelle città metropolitane e nelle aree urbane a maggiore rischio per popolazione esposta.

 

Assegnati inoltre 13,4 miliardi di euro, di cui 1,5 dedicati specificamente alla mitigazione del rischio idrogeologico attraverso i Patti per lo sviluppo sottoscritti da Regioni e Città metropolitane del Sud con il Governo.

 

Per mantenere alta l’attenzione sulla cura del nostro prezioso territorio e la sua difesa, nella Legge di bilancio 2017 è stato istituito un Fondo di 9 miliardi per il triennio 2017-2019 e 3 miliardi per ogni anno dal 2020 al 2032.

 

Lo Sblocca Italia

Un altro pacchetto di norme che finanziano opere finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico sono presenti anche nel decreto legge 133/2014, “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”, il cosiddetto “Sblocca Italia”.

 

Le principali misure contenute nello Sblocca Italia, in dettaglio:

-110 milioni alle Regioni per sistemare i corsi d’acqua

-accordo di programma tra Regioni e Ministero dell’ambiente per utilizzo delle risorse

-precedenza alle opere integrate finalizzate sia alla mitigazione del rischio che alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità

-quota minima del 20% delle risorse per i corsi d’acqua

-revoca risorse per ritardi nella presentazione dei bandi

-affidamento al gestore unico del servizio idrico integrato

-sì a convenzioni con soggetti pubblici e privati comprese le società in house delle amministrazioni centrali

-commissari per sistema fogne sotto infrazione

-no stop opere nelle zone colpite da calamità naturali in caso di ricorso al Tar

 

Banca europea degli investimenti e dissesto idrogeologico

Con un emendamento approvato nella Legge di Stabilità 2018 è stato destinato 1 miliardo di euro proveniente dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) ad interventi contro il dissesto idrogeologico in tutto il Centro Nord. Un giusto segnale di riconoscimento e di fiducia del lavoro svolto finora dai governi a guida PD.