lavoratore autonomo e partita iva

Il lavoro autonomo è una ricchezza per l’Italia, con le sue molteplici competenze e professionalità: il Partito Democratico ha impostato provvedimenti legislativi per tutelare i lavoratori autonomi e le partite Iva, per alleggerire il peso fiscale e diminuire il precariato.

Le battaglie vinte per il lavoratore autonomo e le partite Iva

In Italia la figura del lavoratore autonomo o è stata presa di mira come possibile evasore fiscale oppure, al contrario, è stata considerata come quella meno tutelata e più precaria.

Il Pd sa bene che nell’economia italiana, composta in gran parte da piccole e medie imprese, e soprattutto da micro-imprese e imprese familiari, le figure del lavoratore autonomo e delle partite Iva sono fondamentali e rappresentano competenze e professionalità da sostenere e tutelare, affinché essere lavoratori autonomi sia una scelta consapevole di vivere la propria professionalità e non una condizione di precariato e sfruttamento.

 

Lavoratori autonomi: detrazioni e regime dei minimi

Un nuovo regime forfettario agevolato per i cd. lavoratori autonomi “minimi”, ovvero gli esercenti di attività di impresa e professioni in forma individuale, con aliquota pari al 15%. Sono previste soglie di ricavi diverse a seconda del tipo di attività esercitata, che variano da 15.000 euro mensili per le attività professionali a 40.000 per il commercio. Si prevede, inoltre, la facoltà, per i soggetti obbligati al versamento dei contributi previdenziali presso le gestioni speciali artigiani e commercianti, esercenti attività di impresa, di usufruire di uno specifico regime agevolato ai fini contributivi.

 

Aliquota contributiva abbassata

In legge di bilancio 2017 l’aliquota previdenziale per le partite IVA della gestione separata INPS è stata bloccata per sempre al 25%, dopo che il governo Monti con la riforma Fornero aveva previsto un’aliquota superiore al 28% che sarebbe arrivata a sfiorare il 34% nel 2018. L’abbiamo tenuta al 27,7% fino al 2016 e poi l’abbiamo abbassata in maniera definitiva.

Finte partite Iva

Aboliti i co.co.pro. e delimitati i confini delle partite IVA per evitare il lavoro subordinato mascherato (finte partite Iva).

DIS-COLL: disoccupazione per i collaboratori

Introdotta nel 2015 la disoccupazione per i collaboratori che cadono in disoccupazione, estesa al 2016 e al primo semestre del 2017, resa strutturale a partire dal 1° luglio 2017 e allargata ad assegnisti e dottorandi di ricerca. È il primo sussidio di disoccupazione per i lavoratori parasubordinati.

Jobs act lavoro autonomo

La legge 81/2017 estende diritti finora previsti solo per i lavoratori dipendenti all’universo variegato delle partite IVA, delle professioni storiche e dei pionieri delle nuove professioni, dei collaboratori precari.

Oltre due milioni di persone, con alle spalle famiglie, sogni e speranze, e fino ad oggi nessun diritto alla maternità, nessuna garanzia pubblica contro malattia o infortunio, senza tutele legali per la validità dei contratti.

 

Jobs Act, una vera riforma del lavoro autonomo con nuove tutele

Con questa legge abbiamo sanato una frattura decennale fra due mondi paralleli, in cui il primo aveva ricevuto, anche grazie al lavoro dei sindacati, tutti gli strumenti di protezione che lo stato sociale novecentesco poteva offrire. Il secondo era stato lasciato ai privati, alla loro iniziativa e alle loro alterne fortune, con la convinzione che quel settore, ritenuto privilegiato, non avrebbe mai sofferto. Con il Jobs Act Autonomi non è più così. Ecco quali nuove tutele vengono introdotte:
Tutele in materia di pagamenti: 60 giorni per i pagamenti, oltre i quali scattano gli interessi di mora
Tutela dalle clausole e condotte abusive nei contratti: divieto per il datore di lavoro di recedere o modificare unilateralmente il contratto che, se richiesto dal lavoratore, deve essere in forma scritta altrimenti è nullo;
meccanismi per impedire compensi inadeguati
Diritti di utilizzo delle invenzioni
Delega per ampliare accesso a maternità e malattia
Congedo parentale anche per gli autonomi: i congedi parentali salgono da 3 a 6 mesi e sono fruibili fino ai tre anni del bambino
Indennità di maternità
Tutela della gravidanza, della malattia e dell’infortunio (contro sospensione dei contratti e per sospensione pagamento contributi)
Tutela malattie oncologiche e cronico-degenerative
Deducibilità al 100% fino a 10.000 euro per le spese in formazione e 5.000 euro per le certificazioni professionali, integrale per mancato pagamento prestazioni
Sportello del lavoro autonomo presso il centro per l’impiego
Partecipazione agli appalti pubblici e privati ed apertura ai contratti di rete fra professionisti
Tavolo di confronto sul lavoro autonomo.

Donne vittime di violenza: le lavoratrici autonome

L’indennità per l’assenza da lavoro a causa di violenza, prevista fino al 2016 solo per la lavoratrice dipendente, viene estesa alle lavoratrici autonome.
Dal primo gennaio 2017, infatti, alle lavoratrici autonome vittime di violenza di genere, è riconosciuto il diritto ad astenersi dal lavoro per un massimo di 3 mesi. Durante questo periodo, la lavoratrice autonoma ha diritto a percepire un’indennità giornaliera pari all’80% del salario minimo giornaliero stabilito per la qualifica di impiegato.

Fondi europei

La legge di stabilità 2016 ha esteso a tutti i professionisti il diritto all’accesso ai bandi europei, equiparandoli alle imprese, indipendentemente dalla forma giuridica.
Ciò consente di riconoscere i professionisti come beneficiari dei fondi strutturali europei stanziati gestiti da Commissione Europea, Stato e Regioni.

Equo compenso per i professionisti

Era più che mai urgente, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha legittimato bandi e affidamenti gratuiti, che la politica si prendesse la responsabilità di risolvere una vera e propria ingiustizia: quella per cui ogni giorno un professionista è costretto a confrontarsi con gli enti pubblici per riuscire a lavorare, e in cambio riceve compensi irrisori, fino alla cifra di 1€ o addirittura nessun compenso monetario, perché lavorare per la PA sarebbe un’occasione di farsi pubblicità. E chi non può permettersi di lavorare gratis?

Parliamo di chi fatica ogni giorno per garantire prestazioni di qualità che riguardano ognuno di noi. Cogliendo la finestra di opportunità di una norma in origine pensata per i soli avvocati nei rapporti con banche e assicurazioni, il Parlamento ha scelto di introdurre il principio dell’equo compenso per i professionisti anche nei rapporti con la pubblica amministrazione, all’interno del decreto 148/2017 (decreto fiscale).

Da questo momento, i professionisti hanno una tutela verso tutti i committenti forti, banche, assicurazioni, grandi imprese, Stato. Saranno emanati parametri di riferimento affinché il meccanismo del massimo ribasso, che ha creato negli anni concorrenza sleale e prestazioni di bassa qualità, sia corretto dalla certezza di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.