legge sul caporalato
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La buona agricoltura è quella che fa a meno del ‘caporalato‘. E grazie al Pd c’è una nuova legge che finalmente reprime, e cerca di prevenire, una delle piaghe più gravi che affliggono l’agricoltura italiana.

Il cosiddetto caporalato non è altro che intermediazione illegale e sfruttamento lavorativo e la nuova legge colpisce sia chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, sia il datore di lavoro che utilizza o impiega manodopera reclutata in questo modo.

Quello del caporalato è un mondo di illegalità e sfruttamento che si concretizza in tante situazioni diverse. Si va dal lavoro irregolare fino ai confini della tratta e riduzione in schiavitù di esseri umani; da forme di organizzazione elementare costituite da un solo caporale che procura qualche bracciante per sottoporlo a condizioni di estremo sfruttamento, a veri e propri sistemi criminosi che gestiscono la somministrazione di manodopera a bassissimo costo ricorrendo anche all’uso della minaccia o della violenza. Tutto ciò avviene in palese contrasto con i principi costituzionali che tutelano la sicurezza, la libertà e la dignità umana dei lavoratori.

 

Reato di Caporalato

I dati che emergono dal rapporto “Agromafie e caporalato” realizzato nel 2016 dall’osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil indicano che il fenomeno del caporalato coinvolge circa 430.000 lavoratori in Italia, sia italiani che stranieri, un fenomeno non solo concentrato nelle regioni del sud Italia, bensì diffuso in tutte le aree del Paese e che genera un volume di affari stimato intorno ai 17 miliardi. E’ un reato che interessa un po’ tutti i settori dell’agricoltura, anche molto diversi dal punto di vista della redditività, dal pomodoro ai prodotti della viticoltura.

 

Nuova Legge Caporalato 2016

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

La nuova legge sul caporalato incide con modifiche significative sull’attuale quadro normativo penale, sostituendo l’articolo 603 bis con un nuovo articolo che riscrive la condotta illecita del caporale.

Le sanzioni

Chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e il datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera reclutata anche – ma non necessariamente – con l’utilizzo di caporalato, sfruttando i lavoratori e approfittando del loro stato di bisogno è passibile della pena di reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Il datore di lavoro risponde del reato di caporalato se sfrutta e approfitta dello stato di bisogno dei lavoratori.

Quando il reato di caporalato è compiuto mediante violenza o minaccia, è prevista un’aggravante che aumenta la reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Nel caso in cui il numero dei lavoratori coinvolti sia superiore a tre, uno o più di essi sia minore di età ovvero i lavoratori siano stati esposti a situazioni di grave pericolo, sono previste aggravanti con aumento della pena da un terzo alla metà.

 

L’indice dello sfruttamento coincide con la presenza di una o più condizioni:

1) retribuzioni reiterate palesemente difformi dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato.

2) reiterata violazione dell’orario di lavoro, dei periodi di riposo, del riposo settimanale, dell’aspettativa obbligatoria, delle ferie.

3) violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro.

4) sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni di alloggio degradanti.

 

La legge n. 199/2016 recante “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo” prevede inoltre che il reato si accompagni sempre la confisca obbligatoria dei beni, del denaro o delle altre utilità dei responsabili.

Fondo anti-tratta

I proventi delle confische ordinate a seguito di sentenza di condanna o di patteggiamento per il reato di caporalato sono assegnati al Fondo anti-tratta, la cui operatività è estesa all’indennizzo delle vittime.

Rete del lavoro agricolo di qualità

Con la nuova legge sul caporalato, viene anche integrato e rafforzato il quadro normativo che ha istituito nel 2014 la Rete del lavoro agricolo di qualità.

Che cos’è la Rete? Si tratta di tante aziende agricole con una sorta di certificato di qualità che è anche “qualità legale”. La Rete, infatti, nasce per rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità e certifica le aziende che vi aderiscono sono in possesso di precisi requisiti di legalità e rispetto delle normative in materia di lavoro.

Per l’iscrizione alla Rete le aziende agricole non devono essere state destinatarie, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative, ancorché non definitive, per violazioni in materia di lavoro, legislazione sociale e rispetto degli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse.
Completano il quadro misure per favorire il regolare trasporto dei lavoratori agricoli e l’adozione di un piano di interventi per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori stagionali.

Contro il caporalato, contro ogni sfruttamento

Il 18 febbraio 2016, dopo anni di attesa, finalmente il nostro Paese si dota di una nuova legge sul caporalato. “Il lavoro è un po’ più libero e eguale. Una conquista storica, una conquista di civiltà”, commenta Andrea Orlando.
Per Maurizio Martina “Dopo anni di attesa ora l’Italia ha una legge forte contro il #caporalato in #agricoltura. Diritti, legalità e dignità prima di tutto”.