I Circoli del PD della provincia di Trieste vogliono offrire un contributo alla discussione sul presente e sul futuro del Partito Democratico alla luce delle sfide decisive che ci attendono nei prossimi mesi.
Dal confronto fra i nostri iscritti emerge, innanzitutto, che troppo spesso il nostro partito a livello nazionale ha pagato a caro prezzo la propria litigiosità interna e l’apparente indeterminatezza delle risposte che è chiamato a dare su alcuni temi decisivi. Talvolta ci si è concentrati più sulla ricerca del nuovo che su un vero e meditato rinnovamento, restando poco capaci di coinvolgere appieno gli iscritti e i cittadini in un rapporto non gerarchico. Vanno elaborate strategie e metodologie che valorizzino le occasioni di confronto “orizzontale” e costringano i vertici ad ascoltare le istanze di tutti, iscritti, simpatizzanti e corpi sociali. Vogliamo per prima cosa essere riformisti di noi stessi ed attuare quanto enunciato nei documenti fondativi (statuto, carta dei valori, codice etico). Dobbiamo assolutamente aprirci al confronto verso l’esterno, prendendoci cura degli elettori di tutto lo schieramento riformista e progressista, con i movimenti e le organizzazioni di cittadini che si propongono di partecipare alla vita politica e recuperare il dialogo con loro, per rappresentarne il più possibile esigenze e aspettative.
Questo cambiamento può avvenire solo se saremo in grado di riorganizzarci e in parte ripensare il nostro modo di stare nella società. In questo senso, a partire dal lavoro di forte ridefinizione del modello di partito a livello provinciale triestino, proponiamo alcuni punti per noi irrinunciabili:
1. centralità dei Circoli dal punto di vista organizzativo e politico
2. apertura alla sperimentazione (ad es. con riferimento all’esperienza di Appunt[A]menti)
3. superamento alle liste bloccate e primarie anche per l’individuazione dei candidati al parlamento
1. I circoli
Il Circolo è l’unità organizzativa di base del Partito e rappresenta, nell’ambito del suo territorio la sovranità degli iscritti. Il Circolo deve infatti svolgere un attività su due binari convergenti e paralleli con un attività di monitoraggio della vita del proprio quartiere/comune/comunità da perseguire in stretta connessione con gli eletti nelle varie Istituzioni. Inoltre i Circoli devono svolgere un’attività di collegamento con il Partito provinciale e con gli eletti nelle varie Istituzioni (Parlamentari, Consiglieri Regionali…)  tramite un Coordinamento di Circoli per poter affrontare in maniera omogenea e con le giuste informazioni tematiche di vario respiro. Si dovranno costruire rapporti stabili con le varie realtà associative e con tutte le forze vive che in quel territorio lavorano e operano. Con questo vogliamo dire che alla base della riflessione e della produzione politica devono esserci i circoli, con la loro insostituibile prerogativa di vivere direttamente le pulsanti richieste della società, attraverso il contatto con tutte le diverse situazioni ed esigenze del paese. L’elaborazione e le proposte legislative competeranno ai vertici del partito in base a questa continua osmosi di informazioni e riflessioni. Importante allora potenziare le strutture locali anche dal punto di vista amministrativo e finanziario, per dare consapevolezza e orgoglio politico a chi sul territorio opera spesso in condizioni di difficoltà e senza avere un corrispettivo di riconoscimento.

2. Gli Appunt[A]menti
Un’ulteriore articolazione della proposta di presenza e partecipazione alle attività del PD provinciale di Trieste sono gli Appunt[A]menti, strumento sperimentato con successo in campagna elettorale e che ha già varcato i confini del contesto provinciale.
Il cuore del progetto è rappresentato da un team di facilitatori che organizza incontri rivolti a piccoli gruppi (con lo stile dei focus group o dei Circoli di Ascolto Organizzativo) e alla presenza di una o più figure politiche di riferimento della città. In questo contesto il ruolo del politico è dimostrare capacità di ascolto e relazione in modo da poter raccogliere le idee, le domande, le riflessioni e i contributi dei partecipanti. Mentre il gruppo di facilitazione si impegna a raccogliere questi Dialoghi e a renderli pubblici attraverso i siti dedicati al progetto e attraverso Facebook, la responsabilità del politico è quella di dare delle risposte concrete ai bisogni espressi dalle persone.
3. Formazione degli organi dirigenti
L’esperienza recente del nostro congresso provinciale ci aiuta, inoltre, a riconsiderare la modalità con cui si sono formati gli organi interni del partito, in particolare a livello territoriale.
Il percorso realizzato va modificato semplificandolo e superando il doppio percorso elettorale, ma mantenendo il meccanismo delle primarie per le principali cariche del partito.
Vanno immediatamente eliminati i doppi incarichi. Il meccanismo delle primarie va mantenuto, in particolare, per le candidature alle cariche monocratiche e ugualmente per le candidature al Parlamento qualora si voti con l’attuale legge elettorale (cosa che, a nostro parere, costituirebbe una vera sconfitta della politica). Senza un cambiamento della legge elettorale il discredito dei partiti non farebbe che consolidarsi.
Inoltre così come a livello regionale (Friuli Venezia Giulia) il vincolo di tre mandati  va applicato anche a livello nazionale e senza eventuali deroghe. 
Si propone inoltre che nell’elezione degli organi di partito (assemblee elettive, delegati congressuali) si eliminino le liste bloccate reinserendo le preferenze (con un meccanismo che garantisca la parità di genere) e prevedendo meccanismi che garantiscano ai responsabili dei circoli un adeguato spazio partecipativo negli  organi.
Per l’elezione degli organi territoriali va prevista la possibilità dell’auto candidatura.