ROMA – ?Il mailbombing ha sorpreso e infastidito i destinatari. Alcuni si sono fatti avanti, c’è chi ha preso in mano la questione, ma noi siamo ancora qui ad aspettare?: Cristiana Lucaferri è la ?mamma autistica di un ragazzo autistico?, di cui tempo fa raccontò Gianluca Nicoletti su Insettopia e recentemente Redattore sociale, riferendo dell’iniziativa – il ?mailbombing, appunto – che aveva coinvolto circa 4 mila famiglie unite nel chiedere al sindaco di Roma e alla Asl referente un aiuto concreto per questa donna, devastata dalla fatica di assistere ogni giorno, senza interruzione, il suo ragazzo: 20 anni oggi, quasi 150 chili e sempre più numerose crisi di aggressività, spesso rivolte verso la mamma stessa. Finalmente, a distanza di due settimane, qualcosa si è mosso. ?Dalla segreteria del sindaco ho ricevuto una telefonata, ma finora niente di concreto. Invece, sono stata contattata da Davide Faraone, responsabile nazionale del Welfare del Pd. Ieri l’ho incontrato personalmente e mi ha assicurato risposte in tempi brevi, facendosi carico del problema in prima persona?. Un impegno confermato oggi dall’ufficio di Faraone che, ?dopo aver letto la storia di questa donna su Redattore sociale, ha preso in mano personalmente il caso e nel giro di pochi giorni darà una risposta concreta?. 
Intanto, nei giorni scorsi, racconta Cristiana, ?la Asl, sollecitata dalle nostre insistenti richieste, ha mandato una cooperativa ad offrirci qualche ora di assistenza: dopo una settimana, ho dovuto rinunciarci, perché non era di alcun aiuto, anzi, se possibile peggiorava ulteriormente la situazione: tre operatori a turnazione, di cui uno assolutamente detestato da mio figlio. E poi, il divieto di salire in auto per gli operatori stessi: considerando che andare in macchina è l’unico modo per far calmare mio figlio, c?era davvero poco da fare?. Prima d’ora, nessun tipo di assistenza domiciliare è stata accordata a Cristiana, che vive sola con suo figlio. ?Siamo in lista d’attesa da sempre, perché le risorse sono insufficienti, ci dicono, e il bacino di utenza del quarto municipio troppo ampio?. 
Nel frattempo, stare accanto al figlio è sempre più drammatico per Cristiana: ?Ieri sono stata in giro in macchina con lui dalle 15 a mezzanotte. Appena rientriamo a casa, Andrea entra in ansia e diventa incontrollabile: giorni fa ha rotto il vetro della finestra e si è ferito una mano. Da venti giorni mangio panini in macchina, senza potermi sedere a un tavolo; ho quattro dita di ricrescita in testa, non ho più il tempo per fare nulla. Lui mi considera ormai una proiezione di se stesso, devo fare quello che mi chiede, spesso cose assurde, perché vive delle vere e proprie ossessioni. Il fratello, che ha 23 anni, vive fuori casa ormai da tre mesi: impossibile tenerli insieme, perché rischiano di farsi male. In presenza degli attacchi di aggressività dell’uno, l’altro a volte reagisce: soprattutto quando si tratta di difendermi?. Per questo, ?sono giunta alla drammatica conclusione che l’unico rimedio sia che si allontani da casa per qualche tempo: io non posso più aiutarlo, se non permettendogli di sradicare le sue ossessioni. Qualsiasi mamma può immaginare quanta sofferenza provi nel dire questo: ma per adesso non vedo altre possibilità?. 
Un progetto in questo senso già esiste, così come esiste la struttura ideale per il ragazzo: ?si trova in provincia di Forlì ed è l’unica che, dopo tanti giri in tutta Italia, mi sia sembrata adatta alle sue esigenze. ╘ un progetto della fondazione Fornino Valmori, della durata minima di sei mesi: è pronto, ma naturalmente mancano ancora i finanziamenti. Spero che, con tutto il rumore che la nostra vicenda sta facendo, si riescano a superare le fossilizzazioni della burocrazia, comprendendo che esistono casi che si chiamano urgenze?. (Redattore Sociale)