Il doping è una piaga dello sport e un fenomeno che bisogna combattere con tutti i mezzi a disposizione.
In questi giorni le pagine dei giornali sono piene purtroppo di fatti accaduti riguardanti atleti che hanno fatto uso di sostanze dopanti. 

Di tanti purtroppo non ne abbiamo notizia ma speriamo che sempre di più si combatta per eliminare questo triste fenomeno che altera i risultati sportivi e distrugge la salute degli atleti. Ne abbiamo parlato con Alessandro Donati un precursore in fatto di lotta al doping, una battaglia a cui ha dedicato tutta la sua vita. Attualmente consulente del WADA, Agenzia Mondiale Antidoping, è autore del libro “Lo sport del Doping” con il quale sta girando l’Italia.

Il suo ultimo libro “Lo sport del Doping” sta riscuotendo un grande successo in giro per l’Italia e dimostra drammaticamente tutta la sua attualità: Lance Armstrong, lo scandalo in Australia e in ultimo le rivelazioni della Gazzetta dello Sport su Mario Cipollini… insomma la lotta al doping è una battaglia persa? 
Proprio i fatti citati dimostrano il contrario: la vicenda Armstrong è arrivata a conclusione grazie al contributo decisivo della Procura della Repubblica di Padova che ha dato all’Agenzia antidoping statunitense (USADA), per il tramite della WADA, riscontri fondamentali che sono emersi nel corso dell’indagine sul medico Michele Ferrari;  lo scandalo australiano che ha dimostrato l’implicazione con il doping di numerosi atleti di elevato livello di diversi sport e che è venuto alla luce grazie al lavoro di indagine di una commissione governativa anticriminalità;  le accuse a Mario Cipollini che sono contenute in un’indagine della Guardia Civil spagnola. Sono tutti casi nei quali le responsabilità di doping sono emerse grazie ad autorità giudiziarie o governative, cioè a soggetti giuridici esterni al mondo dello sport che hanno apportato maggiore efficacia al contrasto al doping. Si apre, dunque, una fase nuova e vedremo dove ci condurrà.
Che idea si è fatto del processo al “dottor doping” Eufemiano Fuentes, dobbiamo aspettarci altre drammatiche rivelazioni? 
Da lui no di certo. Ha già detto che non parlerà e non mi pare che la struttura stessa del processo e l’atteggiamento del giudice focalizzato solo sulla problematica della salute possano spingerlo a parlare. Forse parlerà qualche testimone ma, per lo più, gli estesissimi contenuti dell’indagine spagnola e le attività di Fuentes resteranno inesplorate. Certo che la Spagna ne ha di strada da fare nel contrasto al doping! 
Il ciclismo è sicuramente lo sport che risulta maggiormente coinvolto, ma ad esempio l’allenatore dell’Arsenal, Wenger, ha denunciato che la Uefa non fa controlli del sangue sui calciatori. Il ciclismo è il solo sport dove maggiori sono i controlli? 
Nei confronti di diversi sport professionisti, tra i quali il calcio, c’è un evidente e forte sistema di protezione, a difesa degli investimenti dei club e del business complessivo. Più in generale si può ben dire che il ciclismo, pur fortemente colpevole (anzi di più ?) ha finito per fare da paravento rispetto ad altri sport malati di doping.

Nel suo libro abbiamo letto spesso una grande solitudine rispetto alle istituzioni sportive ritenute complici, e anche rispetto ai media sportivi spesso troppo silenziosi nella battaglia sul doping.
Oggi però ci sembra che la situazione sia cambiata e ci sia maggiore sensibilità da parte dei media sul tema doping. E? così?
 
Ho anche io questa sensazione di un cambiamento in atto ma la limiterei ai media della carta stampata che, credo, non si abbandoneranno più come hanno fatto prima, alle celebrazioni acritiche di improbabili campioni. Se non altro perché ciò che scrivono resta nero su bianco. Il vero problema è ormai rappresentato dalle telecronache, generalmente interpretate dall’enfatico aziendale di turno affiancato qualche volta da ex atleti dalla carriera non limpida. 
Quando acquistano i diritti di un evento sportivo le televisioni cercano di gonfiarlo per aumentare gli ascolti e valorizzare la pubblicità. Sarà ben difficile che rinuncino a questo canovaccio ripetitivo ma ormai collaudato ma che incontra, purtroppo, il consenso di tanti spettatori. 
Fermo restando che la battaglia al doping è un a battaglia internazionale, a che punto è la situazione in Italia? Ritiene ancora attuale la legge del 2000 o sono necessari dei correttivi? Ritiene che le massime istituzioni sportive stiano facendo tutto il necessario per combattere il fenomeno? 
La legge del 2000 è molto buona ma ormai, alla luce di dodici anni di applicazione può essere resa più efficace in alcune parti, specialmente in riferimento ai traffici delle sostanze dopanti. Quanto alle massime istituzioni sportive fanno finta di combattere il doping. Sistematicamente le indagini giudiziarie mettono in rilievo le loro responsabilità, connivenze o, quantomeno, omissioni. Si tratta di istituzioni cristallizzate, salvo poche eccezioni, zeppe di dirigenti sempiterni interessati solo alla loro carriera che non hanno né l’età né la voglia e forse neanche la capacità di compiere questo atto di amore, verso lo sport e verso i giovani, sintetizzabile in un grande progetto di rinnovamento e di pulizia che parta, però, da un’analisi impietosa dell’attuale situazione.
C’è uno sport di vertice a rischio doping ma purtroppo il fenomeno è diffuso tra dilettanti ed amatori dove i controlli non arrivano. Cosa si può fare per fermarne la diffusione in questa fascia di sportivi (o sarebbe meglio dire pseudosportivi..)? 
Non credo che si possa fermare il doping nelle fasce amatoriali, ma si può svolgere un lavoro a tappeto di informazione ed educazione dei giovani in modo che, nel prossimo futuro, diminuiscano drasticamente i nuovi adepti a questo triste fenomeno che, purtroppo, rappresenta, analogamente a quello della droga, il diffuso disagio e la non accettazione di se, illusoriamente superabile con un carico di stimolanti o di ormoni che, per aiutarti a conseguire qualche scampolo di risultato sportivo, ti rovinano mentalmente e fisicamente.
Tra dieci giorni ci saranno le elezioni al Coni. Cosa si aspetta da queste elezioni per il futuro dello sport italiano e sulla base della sua esperienza, quali sono le priorità sulle quali bisogna intervenire per riformare il sistema sportivo? 
Niente, né dall’uno né dall’altro, anche se Raffaele Pagnozzi – che conosco molto bene – sarebbe indubbiamente dotato di intelligenza e perfetta conoscenza del sistema sportivo ma quando mai questo tipo di persone che da una vita si beano di stare al vertice saranno mai capaci di lavorare ad un rinnovamento profondo delle attività sportive? 
Può sembrare paradossale che lo dica ma spererei proprio di essere smentito ed in quel caso sarei disposto anche a dare una mano per un cambiamento sostanziale dell’attività giovanile, del sistema di formazione degli allenatori e dei dirigenti, della funzione sociale dello sport e di una serie di altri aspetti che sono rimasti immutati per troppi anni.