Oggi parte, con un certo orgoglio, una linea nuova, con alcune correzioni rispetto al passato”. Nella replica che chiude l’Assemblea Nazionale Pier Luigi Bersani fa un bilancio del congresso e indica alcuni temi, che seppure appena accennati nella relazione del mattino saranno centrali nel nuovo PD. Il bilancio. “Qualcuno ha parlato di giornata di festa, Marini di consapevolezza, tanti di orgoglio. Io credo che un po’ di orgoglio ci sia in questa giornata. La vicenda che abbiamo alle spalle era inaspettata a noi stessi. Questo, come dice Franceschini, deve farci riflettere. Evidentemente non abbiamo a volte abbastanza fiducia nelle nostre forze. Possiamo cominciare da qui per recuperare e fissare i punti in avanti che questo congresso ci ha consentito. Abbiamo consolidato il processo, lo abbiamo tolto dalle incertezze. Il congresso ci ha consentito di cominciare a procedere all’innesto di culture di provenienza e anche su questo abbiamo fatto un passo avanti. Ora possiamo lavorare sulla linea nuova. “Portiamo delle correzioni a quello che abbiamo visto fin qui”. Rircoda la teoria di Franceschini: Abbiamo bisogno di un partito post-identitario in cui ciascuno possa riconoscersi. Stai dicendo dunque che ci sono delle identità. Io dico un’altra cosa: metto a disposizione la mia identità per l’identità nuova che noi dobbiamo fare”. Pier Luigi Bersani nel suo secondo intervento apre al rinnovamento del partito. “Non ho dubbio – dice – che tutte le ispirazioni devono essere raffigurate. Ma fra dieci anni come ci immaginiamo: ci immaginiamo ancora così?. Io vi dico che raffigurerò le diverse culture” del partito “ma chiedo che mi aiutino tutti a mettere in campo una nuova genereazione dove questi problemi non ci siano più”. Questo e’ il “segnale da dare al paese- dice Bersani- mettere in campo una generazione che ci aiuti a superare alcune nostre visioni che loro oggi non vivono piu'”.
Gli abbandoni. “In questi giorni ho visto qualche spiacevolezza. A me le defezioni, soprattutto quando avvengono in forme un po’ singolari, non fannno mai piacere”. Dopo il dibattito all’assemblea del Pd, Pier Luigi Bersani chiude i lavori accennando alle uscite dal Pd di Rutelli e Calearo.
“Qualcuno dice che queste defezioni lasciamo scoperto un fronte”, aggiunge il segretario del Pd spiegando che “Non e’ vero. Noi non abbiamo fronti scoperti, questo congresso ci ha consentito anche di metterci a lavorare su una linea nuova. Con l’esito del congresso noi portiamo alcune correzioni di fondo. Bisogna tornare alla politica e oggi abbiamo cominciato”. Cosi’, nella replica all’assemblea, il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani ha rivendicato la sua rotta dopo la vittoria delle primarie.
”Oggi – ha detto Bersani – c’e’ orgoglio. Dobbiamo ripartire dal successo delle primarie e capire che spesso e volentieri non abbiamo fiducia in noi stessi”.
Torna la politica. “Oggi è stata introdotta una novità forse antica: torna la politica, bisogna che torni la politica e la discussione politica. Ne abbiamo avuto traccia e ne avremo anche di più. La discussione politica è tutta salute in un partito popolare. Le amicizie si rompono quando non si discute. Non ho dubbi che devo costruire un partito in cui ci sono diverse identità. Ma fra dieci anni ci immaginiamo ancora cosi? Mi accuseranno di fare inciuci, no, io raffigurerò le culture. Ma ci si aiuti a mettere in campo nuove generazioni e questi problemi non ci sono più, in questo congresso ci siamo convinti di essere una forza. Adesso bisogna che questa forza viva largamente e visibilmente nel paese, nelle battaglie sociali e civili che vogliamo fare. La nostra identita’ dobbiamo cercarla fuori di qui. Bisogna che la nostra storia abbia come riferimento una grande canzone popolare”. Si chiudono i lavori dell’assemblea nazionale del Pd. Nonostante la citazione di Ivano Fossati, subito dopo il discorso finale di Bersani parte “Un senso” di Vasco Rossi. Ma dura poco: la canzone popolare torna subito e ne prende il posto. “