Il ruolo dell’università italiana nei processi di innovazione va necessariamente collocato nel contesto delle grandi trasformazioni avvenute negli ultimi anni a livello globale. L’internazionalizzazione dei flussi economici, la mobilità sempre maggiore dei talenti, e le esigenze di competitività del sistema Paese pongono una serie di problematiche nei confronti delle quali i recenti tentativi di riforma del sistema italiano appaiono del tutto inadeguati.
I tagli lineari del governo Berlusconi, previsti già dalla sua prima finanziaria, stanno avendo e continueranno ad avere, negli anni a venire, effetti perniciosi sulla produzione di conoscenza nel nostro Paese. È oltretutto evidente l’intento del governo di utilizzare lo strumento dei tagli per pilotare alcuni atenei verso il fallimento o la privatizzazione. Il tentativo di tagliare maggiormente sulla ricerca di base rischia inoltre di soffocare quei processi di formazione della conoscenza basati sulla curiosità (curiosity driven research), nella convinzione erronea che non abbiano alcun risvolto produttivo.
Con il pretesto della meritocrazia, la Legge Gelmini introduce una eccessiva burocratizzazione dei processi di domanda e di valutazione della ricerca. Questo sistema costituirà un ostacolo importante per i ricercatori. La riforma Gelmini è dannosa tanto dal punto di vista politico quanto da quello normativo: vi sono innumerevoli contraddizioni, incertezze e lacune. La mancanza di un regime transitorio, infine, ha sortito effetti fin troppo prevedibili: il sistema universitario italiano si trova oggi in pieno caos.
Quali sono, quindi, le caratteristiche dell’alternativa da proporre al disegno del governo Berlusconi? Occorre anzitutto razionalizzare l’erogazione dei fondi alla ricerca, che oggi è anorganica, caotica e ripartita su troppi livelli. Per un’ efficace capacità di indirizzo delle risorse sarà fondamentale velocizzare e differenziare, ponendosi non solo il problema di “cosa” finanziare, ma anche di “come” finanziarlo. Occorre passare da un sistema di erogazione istituzionale a un finanziamento maggiormente legato alla qualità dei singoli progetti.
A tal fine, sarà indispensabile dotarsi di un sistema di valutazione basato su una peer review di carattere oggettivo, largamente condiviso e comparativo tra diversi domini disciplinari. L’esempio proveniente dalla Francia, che ha costituito un’agenzia nazionale per la ricerca e ha già erogato 800 milioni di finanziamenti, può essere un canovaccio dal quale partire per la costruzione di un sistema più efficiente. Ed è sulla base di queste premesse che si riuscirà a stabilire una proficua dialettica università-imprese, indispensabile al fine di innescare un processo virtuoso che coniughi ricerca, innovazione e competitività.