Intervento di Andrea Orlando su il Sole 24 Ore.

 

“Proprio in questi giorni siamo entrati in una fase cruriale nel procedimento per la creazione dell`Ufficio del Pubblico Ministero Europeo, un progetto fondamentale che mira a potenziare la repressione delle frodi al bilancio dell`Unione mediante un organo sovranazionale per indagare su questi reati e portare a giudizio davanti ai tribunali degli Statimembri gli autori. La proposta della Commissione Europea per la creazione dell`Ufficio del Pubblico Ministero Europeo è stata presentata nel
luglio 2013 e l`Italia ne è stata sin da subito una dei più convinti sostenitori. Questa proposta prevedeva l’istituzione di un organismo centrale, composto di magistrati ed investigatori esperti supportati da uno stafspecializzato in larga
parte proveniente dall`attuale Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode.

 

Oggi, dopo oltre tre anni e mezzo di negoziato tale delegazioni degli Stati membri in seno al Consiglio dell`Ue, resta ben poco di quel progetto.

 

Una maggioranza di Stati membri ha lottato per svuotare quel progetto del suo contenuto innovativo, indebolendo progressivamente la struttura ed erodendo quei poteri che la Procura Europea avrebbe dovuto avere nel disegno originario, per restituirli ai poteri nazionali.
Così, la struttura centrale ha perso il suo carattere sovranazionale ed è stata sostituita da un “collegio” di Pubblici Ministeri Europei indicati ciascuno dallo Stato membro di origine. La competenza esclusiva della Procura Europea è stata rimpiazzata da una competenza concorrente che toglie all`organo europeo il potere di indagare sulle frodi e lo restituisce alle stesse autorità nazionali che dovrebbero svolgere questo compito oggi. Il livello centrale è stato svuotato deipoteri di indagine, in larghissima parte affidati ai Procuratori Europei Delegati; resta una generale e generica possibilità di controllo sull`operato di questi, che però rischia di essere più un livello di burocrazia aggiuntivo che un concreto e fattivo aiuto alle indagini. Quanto ai poteri di indagine, è pressoché scomparsa ogni traccia di armonizzazione: il Pubblico ministero europeo dovrà usare in ogni Stato membro poteri diversi, a seconda di quello che la situazione contingente permette.

 

Nel corso del negoziato ho più volte rappresentato l`insoddisfazione crescente dell`Italia per questa deriva che ha eroso progressivamente il valore aggiunto della creazione della Procura Europea.

 

A cosa serve questa forma esangue di Procura europea?

Stiamo rispondendo alle aspettative dei cittadini europei di vedere in campo istituzioni forti, autorevoli, efficaci?

 

Io non credo. Ora il negoziato entra in una nuova fase. Negli ultimi mesi alcuni degli Stati membri più opposti alla creazione di una Procura Europea forte, come quella che abbiamo in mente noi, hanno espressamente dichiarato di non voler partecipare al progetto. I Trattati prevedono che l`istituzione del Pubblico ministero europeo sia accettata dall`unanimità degli Stati membri: allo stesso tempo però consente, in caso di mancanza di unanimità, che un gruppo di Stati
membri più avanzati mettano in opera questa innovazione tra loro, dando vita a una “cooperazione rafforzata”.
Non si tratta certo di una situazione ideale. Un`istituzione condivisa
da tutti è più forte e il suo funzionamento più fluido. Non é ammissibile che, in nome di una sbandierata necessità di un consenso ampio e per soddisfare anche le posizioni più ostili alla messa in opera di un Pubblico ministero europeo forte, si svuoti di significato l`intero esercizio.

 

È quello che è avvenuto sino ad oggi. Ma ora lo scenario è cambiato: i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri, in occasione del Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 9-lo marzo, hanno dato ìl via libera alla cooperazione rafforzata per la creazione della Procura Europea. Proprio perché è cambiato lo scenario politico, più coeso verso il fine di creare una Procura europea forte ed efficiente, ci saremmo aspettati nelle scorse settimane un impegno di tutti per recuperare almeno in parte quei valori che il negoziato sin qui ha sacrificato. Non è stato così. L`Italia non può accettare questa soluzione. Si tratta del cedimento ad un`idea di compromesso debole, ingiustificato dalle attuali condizioni politiche e inutile nell`ottica della costruzione di un`Europa forte e autenticamente al servizio deicittadini. Se cooperazione rafforzata deve esserci, coloro che vi partecipano devono ritrovare il senso dello stare insieme e andare avanti lungo una strada comune secondo valori condivisi. A mio modo di vedere, accettare un testo così deludente tradirebbe le ragioni di questo sforzo comune.

 

Occorre interrogarsi sull`idoneità di questa idea debole di Procura europea sia rispetto allo scopo immediato della sua creazione (la tutela del bilancio del- l`Unione dalle frodi), sia rispetto a possibili sviluppi futuri del suo campo di azione. È infatti lo stesso Trattato che prevede, per il futuro, la possibilità per gli Stati membri di affidare al Pubblico ministero europeo il potere di indagare su fenomeni di criminalità transnazionale.

 

Come pensare che questa struttura, che nasce burocratica, debole, legata all`influenza dei singoli Stati membri, possa un domani essere utilmente chiamata a contribuire alla repressione, ad esempio, di reati terroristici, o contro gruppi internazionali di criminalità organizzata?

L`Italia era e resta fortemente convinta nel dare il proprio sostegno alla creazione della Procura Europea. Tuttavia, senza chiari segni di apertura, da parte del gruppo di Stati membri che si dicono egualmente interessati a questo progetto, a un ripensamento e a un recupero di valore aggiunto sui temi della struttura, della competenza e dei poteri di quest`organo, non riteniamo ci siano ad oggi le condizioni per una nostra partecipazione.
Di questa decisione ho informato oggi anche la Commissaria europea per la Giustizia, i Consumatori e la Parità di Genere, Vera Jourovà, nell`auspicio che anche la Commissione si faccia portatrice delle nostre istanze di rafforzamento della Procura europea”.