Imagoeconomica

«Bisogna passare a una velocità da crociera. Più che l’ansia di fare tante cose in un giorno, devi farne una bene. Andare sempre a 300 km all’ora non ti permette di vedere niente intorno. Mentre se hai una velocità da crociera, puoi cambiare stazione radio, dire al tuo vicino: “Tutto bene? Vuoi un caffè?”»

 

Michele Anzaldi vuole rallentare Renzi?

«Non si tratta di andare lenti, ma di affrontare bene le cose. Lanci un tema, lo svisceri, poi magari ci torni su».

 

Meno proposte, ma più incisive?

«Alcuni provvedimenti vanno spiegati bene e seguiti nel tempo. Mentre certe volte si è presentato una riforma nello stesso giorno in cui se ne presentavano altre cinque. Cosi perdi forza».

 

Facciamo qualche esempio.

«Siamo arrivati alla riforma di Equi talia in un periodo in cui c’erano suicidi e la gente doveva farsi ore di fila per capire se doveva pagare e quanto. Quando si è detto: “Rottameremo Equitalia”, sembrava una follia. Invece si è fatto. Ora con un click puoi sapere quanti soldi devi. Lo vogliamo spiegare? Stessa cosa con la scuola. Se si fosse affrontato il tema con meno fretta, avremmo capito le osservazioni degli insegnanti e corretto qualcosa. Abbiamo creato 100mila posti di lavoro, messo un sacco di soldi e abbiamo gli insegnanti contro. Addirittura Renzi ha introdotto la riforma dello zero sei per i bambini più piccoli, definitivamente varata dal Cdm di venerdì: novità rivoluzionaria, ma quanti sanno di che si tratta?».

 

Eppure non sono mancate le spiegazioni di Renzi. C’è stato un momento che era dappertutto. Fin troppo.

«Anche questo è cambiato. La mozione è Renzi-Martina, in televisione quando possiamo cerchiamo di risparmiarlo, così da indurre i giornalisti a optare su altri nomi. A volte ci riusciamo, a volte no. Perché poi in tv funziona quel meccanismo che io ho denunciato».

 

Quale?

«La tv, compresa la Rai, preferisce le bellone. Non vuole il massimo esperto, ma la persona più gradita al pubblico. Cosa che impedisce di approfondire».

 

Ma Renzi ascolta i suoi consigli?

«È una delle persone più educate ed elastiche che ci siano. Anche per l’età».

 

Deve finirla di fare il Rottamatore?

«In Italia c’è ancora tanto da rottamare. Ma devi farlo su un principio di efficienza o inefficienza, non sull’anagrafe».

 

Peraltro la rottamazione non sempre ha funzionato. Vedi la Rai. «Matteo la Rai l’ha rottamata fin troppo. Solo che il Parlamento non è riuscito a fare una riforma vera, si è eletto in fretta questo cda, con molti giornalisti e il direttore generale sulla base del curriculum, era il meglio che c’era. Ma la Rai è una tremenda macchina burocratica».

 

In una cosa Renzi è già cambiato: l’apertura ai sindacati. Fedeli alla scuola, i voucher. Non è una resa?

«Il problema non è l’apertura o meno, ma se i sindacati hanno il coraggio di difendere gli interessi di tutti e non di pochi. Prendiamo la Rai. Se parlo male del sindacato, è una chiusura? Ma se la Rai va male e il sindacato sta zitto, non ne puoi parlare bene. I voucher erano un strumento valido dieci anni fa. Ora il mondo è cambiato. Bisogna mettere da parte il referendum e metterci mano».

 

Però di idee nuove, finora, non se ne sono sentite. Su cosa punterete? «Il tentativo è provare a dire come la si pensa su questioni che magari non fanno notizia, ma sono vitali per gli italiani. Per esempio Renzi ha accettato l’invito a Lineanotte, dove non era mai andato, perché il tema era concreto: i vaccini. E perché la trasmissione è una delle poche dove si può discutere con pacatezza e approfondire senza il trash e le urla. In studio c’era Burioni, un virologo di fama mondiale. Cose concrete, basta aria fritta».

 

C’è uno slogan che lancerete?

«È finito il tempo degli slogan, la gente non abbocca più a queste cose».

 

Basta hashtag?

«Quelli che vogliono capire, vogliono capire bene. Quelli che si accontentano degli slogan, vanno in Rete dove, ahimé, è pieno di fake news».