MICHELE EMILIANO

«L’unico modo per evitare ulteriori scissioni è che la mia mozione prevalga». Michele Emiliano è arrivato terzo nel primo round delle primarie. Ma non è affatto scontento del suo voto, anzi.

Ha superato il 5 per cento, necessario per andare alle primarie del 30 aprile, ma è molto distante da Matteo Renzi e Andrea Orlando.

«È stato un successo grandissimo, una battaglia commovente: in meno di un mese, abbiamo accumulato un patrimonio di zo mila militanti. Senza aver militarizzato il Pd con le tessere, come hanno fatto altri».

 

Contesta il risultato?

«Non ho voluto incrudelirmi, ma negli ultimi giorni i signori delle tessere hanno spadroneggiato. È una cosa che mi fa orrore e distrugge il partito. E non ci si può compiacere della partecipazione, se questa consiste solo nel mandare a votare chi ha fatto le tessere all’ultimo minuto».

 

Alle primarie ribalterà l’immagine di candidato «territoriale»?

«Se va a votare meno di un milione di elettori, vincerà Renzi. Se l’affluenza sarà superiore, posso vincere».

 

Nei circoli ha vinto Renzi. Come è stato possibile?

«Vedo che i vecchi comunisti hanno votato Renzi. Il nuovo è arrivato dalla mia parte. I delusi dal renzismo sappiano che con due euro possono chiudere un’era. Il Pd ha scelto di dividere, senza un progetto chiaro. Non mi stupisce che gli elettori scelgano i 5 Stelle: sembrano meno ipocriti».

 

I 5 Stelle sono una forza di cui tenere conto?

«I 5 Stelle siamo noi: l’8o per cento di loro viene dal Pd e della sinistra. Dobbiamo riconoscerli come soggetto politico con piena dignità».

 

Il suo Pd andrebbe al governo con i 5 Stelle?

«Preferirei vincere le elezioni. Ma se si creassero le condizioni, non ci sarebbe nulla che ostacoli una collaborazione di governo. A patto che il Pd abbia un progetto politico forte, altrimenti rischiamo di essere schiacciati».

 

L’accusano di essere un populista: la disturba?

«Non lo sono, sono un uomo popolare. Non frequento salotti e vip. La gente mi piace da impazzire: mi piacciono le persone umili. Chi ama stare con le persone che non contano nulla non è un populista».

 

Per Orlando, con lei segretario tornerebbe l’uomo solo al comando. «Andrea non mi conosce. Sono capace di prendere decisioni difficili, ma sempre come espressione di una valutazione collettiva. Non ho mai soffocato la mia classe dirigente. Il sindaco di Bari, che è un fratello, vota Renzi».

 

Come sarebbe il suo Pd?

«Molto caldo e molto tecnologico. Non ci sarebbero più le vecchie tessere. Si dovrebbe dimostrare la partecipazione per poter votare nei circoli. Si pagherebbe l’iscrizione a seconda del reddito.. E i circoli verrebbero consultati di più».

 

Se perde rimane nel Pd?

«Sì. Abbiamo anche creato Fronte democratico. Certo, se avessimo combattuto insieme, con Rossi e Speranza, i risultati sarebbero stati diversi».

 

Come valuta il governo Gentiloni?

«Sta facendo il ruolo della safety car: è intervenuto in pista nel pieno di un incidente catastrofico. Sta lasciando il tempo al Pd di ricominciare dopo il fallimento renziano».

 

Dalla Cassazione arriva una nuova accusa: avrebbe violato il divieto per i magistrati di iscriversi ai partiti anche candidandosi al Pd. «Attendo fiducioso, non ho fatto nulla di male. Non credo ci saranno sanzioni, né rimproveri. Del resto, nessun magistrato è stato mai sanzionato disciplinarmente per essere iscritto a un partito».