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Onorevole Lorenzo Guerini, il Pd sembra più diviso che mai.

 
«Stiamo celebrando il congresso e quindi è normale che ci sia una dialettica interna in questa fase. Credo che sia un bene riabituarsi al dibattito e al confronto perché l’assenza di confronto democratico, come accade in altri partiti e movimenti, non fa bene né alla politica né alla democrazia».
 

Anche i renziani sono divisi. Chi con Martina, come lei, chi con Giachetti…

 
«Dopo il passo indietro di Minniti la grande maggioranza della nostra area ha ritenuto di convergere sulla candidatura di Martina, con una sua posizione autonoma e che probabilmente si manifesterà con una nostra lista per le primarie. Altri, una minoranza, hanno fatto una scelta diversa che comunque rispettiamo. Io, insieme agli altri, ho scelto Martina per confermare un solido e visibile spirito riformatore del Pd, non rinnegando il lavoro fatto nei nostri anni di governo».
 

Dica la verità, onorevole Guerini, voi renziani moderati non vi aspettavate questo exploit di Giachetti. E Martina pare in affanno.

 
«I dati che sono usciti sono ancora molto parziali e non ufficiali. La prossima settimana si capirà di più. Da ciò che io vedo Martina è pienamente competitivo. Ma in realtà il nostro problema non è solo chi arriva primo ma è quello della linea politica».
 

A che cosa si riferisce?

 
«Mi riferisco in particolare alla posizione di chiara opposizione e di esplicita alternativa del Pd a Lega e M5S».
 

E Zingaretti non la rassicura in proposito?

 
«Credo che nella mozione Zingaretti il tema del rapporto con i M5S sia delineato in maniera troppo ambigua».
 

Da fuori, il Congresso sembra una resa dei conti tra gli amici di Renzi, i conoscenti di Renzi e i nemici di Renzi…

 
«Io inviterei tutti a lasciare in pace Renzi, che è stato molto chiaro. Ha ritenuto di fare un passo indietro rispetto al dibattito congressuale. Ciò detto, continuare da parte di alcuni a definirsi solo per contrapposizione a Renzi mi pare un segno di debolezza».
 

Onorevole Guerini, fissi un’asticella. Quanti devono essere gli iscritti e quanti gli elettori che votano per non dire che è stato un flop?

 
«Non fisso asticelle. Impegniamoci tutti per chiamare il popolo democratico alla partecipazione alle primarie per dare un segno forte e chiaro di alternativa a questa maggioranza che sta danneggiando il Paese».