Da Morani a Carlo Calenda fino a Gentiloni, l’intervento di sabato del più giovane candidato alla segreteria del Pd, Dario Corallo che accusava i dirigenti di comportarsi “come dei Burioni qualsiasi” ha provocato quella che lui definisce una “miriade di attacchi anche fake sui social network”».
 

Cosa è successo dopo l’assemblea?

 
«Nel mio intervento ho paragonato l’arroganza che il virologo Roberto Burioni dimostra nei confronti dei no vax a quella del Pd. Come il “ciaone” di Carbone. Da lì è partito uno sciame di risposte. C’è anche chi mi ha accusato di essere contro la scienza, cosa non vera anche per formazione (Corallo è laureato in filosofia, ndr), altri di essere contro i vaccini».
 

Chi l’ha insultata?

 
«Anche i dirigenti del Pd che vivono sui social… Calenda ha espresso solidarietà a Burioni. È l’arroganza di chi opera intorno al potere e non sa che solo la metà degli italiani è presente su Facebook».
 

Lei era un collaboratore di Maurizio Martina al ministero dell’Agricoltura.

 
«Allora diciamo l’arroganza di chi gestisce il potere. Io ho lavorato da impiegato, sono stato scelto dal capoufficio stampa in base al mio curriculum».
 

Burioni l’ha accusata di avercela con chi studia con sacrificio.

 
«È ovvio che chi studia ne sa di più. Il punto è che di solito chi riesce è partito avvantaggiato. In ogni caso, lo studio non è uno strumento per prevaricare l’altro, anzi, chi ne sa di più dovrebbe aiutare a capire e non insultare».
 

Qualche esempio di arroganza del Pd?

 
«Quando il Pd ha perso, che fosse alle elezioni o al referendum, il messaggio era: ‘Gli italiani non ci hanno capito‘. Se il popolo italiano si esprime dicendo che quella cosa non la vuole, non si può dire che è perché non l’ha capita».
 

Ma l’analfabetismo funzionale esiste.

 
«Sì, ma non si può confondere l’analfabetismo con l’ignoranza. Se dopo anni le persone non capiscono, magari è perché il Pd si è espresso male».
 

Lei è stato frainteso nel suo intervento.

 
«Infatti oggi mi sono spiegato meglio. Se fossi stato come i dirigenti del Pd o come Burioni avrei dato loro degli ignoranti: ho fatto una tesi in filosofia del linguaggio».
 

Quali sono le verità “scientifiche” dei dem?

 
«Che non si può fare deficit… non è vero. Che l’Unione europea è perfetta, invece non è un soggetto democratico. Che il M5S è stato votato da branchi di ignoranti, e non da professionisti in buona fede a cui il movimento ha offerto una linea politica, molto pericolosa e sbagliata, ma una linea. Soprattutto, il Pd ha messo in discussione i propri principi per non mettere in discussione fattori contingenti. Come non dialogare con gli avversari né con i sindacati, ma con gli imprenditori. Poi ci sono verità che si devono dire, come che il capitalismo è a un punto di crisi. Che i politici di destra non sono gli ultimi scemi, ma che hanno una strategia politica».
 

Il Pd perde per arroganza?

 
«No, è solo l’effetto. La causa è la mancanza di politica e lo scollamento dalla realtà. I dirigenti non l’hanno capito e l’hanno trasformato in arroganza da spaesamento».