Roberto Giachetti
Roberto Giachetti - Foto: Alessandro Paris / Imagoeconomica

«Zingaretti? Un pericolo. Bersani e speranza? Traditori scappati di casa, in senso letterale. Martina? Passa il tempo a chiedere scusa, voleva l’alleanza con il M5S, era renziano ma se ne vergogna».
 

Onorevole Giachetti, di nuovo in
battaglia.

 
«Come sempre, e sempre da democratico e da radicale».
 

Cioè?

 
«Due tre comizi al giorno, in tutta Italia: io e Anna (Ascani, ndr) giriamo come trottole».
 

Perdoni la domanda un po’ acida:
i renziani sostengono già Martina,
serve un’altra candidatura?

 
«Perdoni la risposta un po’ acida: Martina raccoglie i voti di “alcuni” che hanno creduto e credono nel progetto di Renzi e lo fa chiedendo di continuo scusa per quello che ha fatto come suo ministro e vicesegretario. Le pare bello? ».
 

E lei invece?

 
«Io e Anna raccogliamo i voti di tanti che sono stati orgogliosi della stagione riformista di Renzi, chiedendo scusa per quello che dobbiamo ancora fare ma orgogliosi per ciò che abbiamo fatto. C’è una bella differenza!».
 

Beh, scusi la crudezza: questo non è un calcio nelle palle a Martina?

 
«No, guardi: è solo la cronaca di quello che ha detto in tutti questi mesi».
 

Renzi con chi sta?

 
«Non lo so, perché lui ha detto che non si pronuncia sul congresso».
 

Si, ma lei ci parla ogni giorno.

 
«No. Non lo sento da quando ho iniziato questa battaglia perché lo rispetto».
 

Non gli ha chiesto se vi sostiene?

 

Non ci credo.

 
«Caro, non crederci ma è cosi».
 

E perché?

 
«Perché capisco la sua scelta. Rispetto il suo desiderio di sottrarsi al tiro a segno».
 

Quale tiro a segno?

 
«Il vostro».
 

Il «nostro» di chi?

 
«Degli opinionisti, dei media, dei nemici interni, un coro. Se parla, “Cattivo Renzi perché ha parlato”. Se non parla, “Cattivo Renzi perché non parla”. Se fa tv, “Cattivo Renzi perché fa tv…”. Uhhh!».
 

Ma lei non è renziano di stretta osservanza?

 
(Risata).
«Io sono giachettiano di stretta osservanza, lei lo sa bene».
 

Perché non votare Zingaretti?

 
(Altra risata).
«Mi provoca?».
 

Ha qualcosa contro Nicola?

 
«Personalmente nulla. Politicamente tutto».
 

In che senso?

 
«Noi siamo l’unica possibile alternativa a Zingaretti e alla sua linea politica».
 

Ne parla come se fosse Attila. È un suo compagno di partito!

 
«Si, ma con una strategia sbagliata e drammaticamente pericolosa per il Pd. Fare la stampella al M5S e imbarcare di nuovo gli “scappati di casa”».
 

Chi sono gli «scappati di casa»?

 
«Sa benissimo di chi parlo».
 

Lo spieghi, è un termine dispregiativo.

 
«Ma no! “Scappati” in senso letterale: ex scissionisti di ieri, oggi allo sbando. Quelli che hanno fatto di tutto pur di distruggere il Pd».
 

Intende Bersani e D’Alema, Rossi, Emani, Speranza e gli altri, usciti a sinistra dal Pd?

 
«Intendo proprio loro e anche Emiliano, che oggi appoggia ufficialmente Nicola. Dopo quello che mi hanno fatto…».
 

Ma non fu lei a dire, non proprio in modo britannico, «Speranza hai la faccia come il culo!»?

 
«Non solo non mi pento, ma confermo. L’espressione, forse colorita, si giustifica con una necessità di chiarezza: ieri come oggi».
 

Chiama «scappati di casa» e «facce da culo» persone con cui ha condiviso casa, partito, politica…

 
«Il punto è proprio questo: chi è uscito ha lavorato in modo scientifico per distruggere il nostro partito, per ammazzare politicamente la leadership di Renzi, per massacrare il Pd sul piano elettorale. A lei pare poco?».
 

Addirittura!

 
«É cronaca. Da cinque anni avvelenano i pozzi. Il dato non esaltante del Pd alle politiche è dovuto pure a una scientifica campagna di diffamazione e demolizione. Loro lo sanno».
 

È la prima volta che sento tanta durezza.

 
«Lo sanno anche i bambini. Riportarli dentro, come vuole fare Zingaretti, e come temo che Martina consentirebbe, è solo una mossa suicida, che azzererebbe la stagione riformista del Pd e distruggerebbe la nostra identità».
 

E lei invece cosa vuole fare scusi?

 
«Difendere quella stagione e andare avanti!».
 

Senza alleanze a sinistra?

 
«Veltroni spiegò che il Pd doveva avere una vocazione maggioritaria. Diventare un grande partito pieno di diversità che si candida al governo. Condivido».
 

Ma lei non vuole nemmeno D’Alema, quali diversità?

 
«Un conto è uno diverso da te: un altro è chi lavora per ucciderti e addirittura finisce per suicidarsi».
 

Scusi, uccidervi o suicidarsi? Entrambe le cose mi pare troppo.

 
«E perché? Sono stati come dei kamikaze. Hanno finito per autodistruggersi, pur di colpire il Pd».
 
Roberto Giachetti è uguale a sempre. Un fiume in piena, un uomo di cultura radicale fino in fondo. Ovvero: risposte a raffica, zero ipocrisie, la passione per le battaglie scomode, il lavoro indefesso per raggiungere i suoi obiettivi. Come in queste ore: «Trovo delle folle ovunque. Gente che non avrebbe votato e invece ci sostiene!».
 

Onorevole, torniamo a Zingaretti. Le attribuisce una volontà di alleanza con il M5S che smentisce.

 
«Ma questa è una strategia da prima Repubblica. Qualcuno dei tuoi dice una cosa per coprire un fronte e un altro la rinnega per coprirne un altro. E intanto si fa».
 

Quindi, il suo piano?

 
«Lo ha detto Massimiliano Smeriglio, far partecipare alle primarie chi è uscito dal Pd per far vincere Zingaretti e aprire a M5S».
 

Ma scusi, lei con il 18% pensa di governare da solo?

 
«Salvini cinque anni fa aveva il 3,6%. I voti li ottieni col progetto».
 

Sa che sembra avere più stima di Salvini che di Di Maio?

 
«Non esiste. Come molti sanno, io sono amico di Di Maio. Ma la politica è un’altra cosa. Grillini e leghisti sono le due facce della stessa medaglia».
 

Esempio?

 
«I grillini sui temi della giustizia sono più forcaioli del Carroccio. E nel governare si stanno rivelando più incapaci e pericolosi».
 

Sull’immigrazione dovrebbe essere lontano anni luce da Salvini!

 
«Esatto: ma i 5 stelle prima vogliono i voti del nostro popolo e poi seguono la Lega sui temi più duri contro l’immigrazione, su sicurezza e più pistole per tutti».
 

Quindi con lei niente alleanze?

 
«No».
 

Martina chi è per lei?

 
«Il vicesegretario di Renzi pentito. Il ministro di Renzi pentito. Uno che ha lavorato per l’accordo con il M5S e si è pentito…».
 

E lei non ha rimpianti?

 
«Non amo i pentiti».
 

Martina, però, ora è contro l’accordo con il M5S.

 
«Miracolosamente ha cambiato idea».
 

Renzi che ruolo avrà se vince lei?

 
«Vede? Renzi o é l’alibi o è l’ossessione. Voterà chi cavolo vuole lui. Farà quel che vuole lui».
 

Se perdete ve ne andate?

 
«Di chi parla scusi? Renzi ha detto che andarsene non sta né in cielo né in terra».
 

Ma lei se ne va o no?

 
«Faccio questa battaglia per restare».
 

Renzi ha detto: «Ho sopportato i tradimenti di chi ha ancora un presente in politica perché ho combattuto a mani nude per lui».

 
(Tono affettuoso).
 
«È giovane: si rende conto ora di quello che purtroppo accade spesso in politica».
 

Zingaretti ora è una novità. L’unico che ha vinto mentre perdevate.

 
«A me non interessa la novità estetica. Contano le idee. Nicola ne ha alcune che mi sembrano vecchie. Sembra di ritornare ai tempi dell’Unione. Mamma mia».
 

Confessi la difficoltà più grande che ha…

 
(Silenzio).
 
«Arrivare nei primi tre che si qualificano per le primarie tra gli iscritti».
 

E se passate?

 
«Tra gli elettori delle primarie aperte ci divertiremo e saremo la sorpresa che spiazza».
 

Anna è la sua vice?

 
«Siamo in due, viaggiamo in maniera assolutamente paritaria».
 

Teme che le faccia ombra?

 
(Risata).
 
«Io sono molto contento di avere al fianco una ragazza di trent’anni preparata competente, strutturata e decisa».
 

Il video del divano è il pezzo di propaganda più irriso dell’anno.

 
«Infatti era una cagata pazzesca. Anche l’immagine: una scena decadente degli anni Trenta».
 

E perché?

 
«L’abbiamo fatto di corsa. Ma forse se non era così brutto non avrebbe avuto questo successo».
 

Il divano esiste davvero?

 
«È quello della mia stanza a Montecitorio».
 

Corallo dice che non avete raccolto le firme.

 
«Poverino. Se viene da me gliele faccio vedere. Migliaia di persone, mail dopo mail, raccomandata dopo raccomandata, commoventi».
 

Come fa a contestare il reddito?

 
«Sono contro tutta la manovra, che è assistenziale. È sono contro il reddito che non è di cittadinanza. Dovrebbero chiamarlo Rts: “Reddito truffa sesquipedale”».
 

Non è utile neanche un po’?

 
«Metodo grillino: illudi, racconti balle, prometti, poi fai casino e la butti in caciara. Creerà una rabbia sociale di proporzioni devastanti».
 

E Salvini invece cosa fa?

 
«Mette in atto norme che creano confusione, apposta».
 

Cioè?

 
«Crea insicurezza per poter dire che la combatte».
 

Lei punta a un’alleanza con Forza Italia?

 
«Voglio raccogliere consenso sulla base della proposta politica. Anche con i voti di Forza Italia se si concorda sul piano delle idee».
 

A-ahhhhh….

 
«Mi interessano tutti gli elettori, anche quelli di Berlusconi. Se voglio una maggioranza ho bisogno anche di loro».
 

Ma non prende i voti di altri.

 
«Chiedo voti contro l’obbligatorietà dell’azione penale, per la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati, per la revisione della custodia cautelare. Se mi vota un elettore della Meloni sono contento».
 

Così la votano Verdini e Dell’Utri. E perde voti a sinistra.

 
«lo me ne frego se qualcuno lo pensa. Togliere dalle carceri un terzo dei detenuti in attesa di giudizio va fatto e basta. Così come una legge per lo ius culturae».
 

Perché?

 
«Voglio vincere con le mie idee. Senza maschere».