Contesta a Salvini e Di Maio la manovra «che rischia di portare il paese in recessione» e annuncia che dopo il congresso il Pd dovrà trasformarsi in una forza larga, i Democratici italiani: aprendosi al popolo che ha animato le piazze antigovernative in questi mesi.
 
E si augura che Renzi non costruisca un nuovo partito, perché «ogni divisione è un regalo alla destra». Se alla fine resteranno solo in due a correre ai gazebo, come dicono i veterani, così Maurizio Martina conta dibattere Nicola Zingaretti.
 

Ma oggi voi del Pd cosa proponete sulle pensioni e il reddito di cittadinanza?

 
«Sulla povertà, chiediamo di puntare tutto sull’allargamento del reddito di inclusione: che abbiamo voluto noi e che può essere esteso integrandolo di 3 miliardi per allargare la platea e raggiungere 4 milioni di persone».
 

E per le pensioni?

 
«Due proposte: fermare questo cortocircuito che produce quota 100, stabilizzando l’anticipo pensionistico sociale, allargare la platea dei lavori gravosi, fare la nona salvaguardia per gli esodati. E cominciare a sperimentare l’assegno pensionistico per i giovani con carriere contributive discontinue. Un assegno base per dare una garanzia a chi non ha continuità contributiva. Gli stessi miliardi possono essere spesi meglio e meno».
 

Rispetto ai bisogni profondi  espressi con le scelte elettorali di marzo, che alternative offre oggi il Pd? Salvini rassicura la fascia di elettori che chiede sicurezza, Di Maio i più colpiti dalla crisi. E voi?

 
«Noi non offriamo illusioni ma serietà e concretezza. Dobbiamo partire dalla questione sociale, dalla lotta alle diseguaglianze e dobbiamo dialogare con i ceti produttivi preoccupati dalle misure su economia, infrastrutture e sviluppo. E da un’idea di blocco del paese e degli investimenti come la Tav che fa male all’Italia».
 

Cosa pensa delle ultime mosse di Macron? Secondo lei ha fatto bene ad aprire alle richieste dei gilet gialli che hanno travolto la Francia?

«Oggi Macron vive un momento difficile, ma tentare un dialogo con chi ha manifestato e provare a fare dei passi per sanare questa frattura credo sia un tentativo comprensibile. E anche in Italia dobbiamo guardare in faccia la questione salariale, che è cruciale, di tanti lavoratori troppo spesso sottopagati. È un tema decisivo che il Pd deve saper affrontare, lanciando anche la sfida della partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa e del salario minimo legale per chi non è coperto da contratto nazionale. Questi i nostri temi che fanno la differenza con questa maggioranza».
 

Osservando il vostro congresso viene però da chiedersi a cosa serva. In poche parole, saprebbe dire quali sono le differenze tra lei e Zingaretti?

 
«Io mi candido a fare solo il segretario e in questi mesi ho lavorato solo per l’unità del Pd. La nostra proposta guarda più al futuro, non si rivolge al passato. Bisogna rompere vecchi schemi oltre le correnti e le aree viste fino a qui. Noi non bastiamo, ma siamo fondamentali per l’alternativa a questa destra».
 

Che vuol dire “non bastiamo”? Vuole andare anche lei oltre il Pd?

 
«Propongo che la prossima Assemblea nazionale Pd lanci un percorso costituente che coinvolga dopo le europee tante energie del campo riformista e democratico che sta fuori da noi. Penso alle piazze che hanno coinvolto tanti cittadini, dando un messaggio di grande disponibilità a costruire un nuovo progetto, senza ansia di definirne la forma. Possiamo passare dal Pd ai Democratici italiani, ma gli strumenti sono conseguenti all’obiettivo. E poi serve un governo ombra per l’alternativa a questa maggioranza che impegni anche esponenti della società civile».
 

Cosa pensa dell’ex segretario Renzi che irride il congresso del «Piddì-piddò»?

 
«Offro rispetto e chiedo rispetto per questa comunità di iscritti, militanti, elettori. Cittadini appassionati che credono nella buona politica. Le sorti del Pd sono decisive per il paese. Quindi basta polemiche, basta battute con toni e argomenti irridenti».
 

Pensa che Renzi stia costruendo una nuova formazione?

 
«Mi auguro di no e penso che qualsiasi divisione del fronte di centro sinistra sia un regalo alla destra».