Maurizio Martina
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Martina, ora che i 5 Stelle sono in calo potreste allearvi con loro?

«Escludo questa ipotesi. Non siamo al gioco dello scambio di figurine. Ci sono differenze profonde con noi, tanto più dopo le scelte pericolose di questo governo. Abbiamo idee alternative sulla democrazia, sul lavoro, sulla crescita e sullo stato di diritto. Queste differenze non si possono dimenticare».

 

Si parla di future alleanze del Pd…

«Io penso che il Pd debba rispondere innanzitutto a una domanda: quale idea abbiamo del futuro del Paese? Nella nostra mozione abbiamo provato a impostare una risposta. Questo è il cuore della sfida e dobbiamo fare attenzione a non scambiare i mezzi con il fine. Se non ripartiamo dalle persone e con le persone, le sommatorie di sigle e personalità nazionali servono per strappare qualche titolo di giornale, non a ricostruire il centrosinistra».

 

Da segretario quale sarebbe la prima proposta per il Pd?

«Subito una segreteria unitaria, credibile, giovane, anche con amministratori locali in prima linea nei territori. Un comitato nazionale aperto per le europee e io mila comitati per la nuova Europa in tutto il Paese a partire dai circoli Pd. E un governo ombra aperto alla società e a tutte le forze che sentono come noi la responsabilità di un impegno patriottico per l’Italia».

 

E quale la prima proposta per la politica nazionale?

«Primo. Salario minimo per chi sta fuori dai contratti nazionali e abolizione dei tirocini gratuiti, perché un lavoro onesto richiede una paga onesta. Secondo. Un assegno unico di 24o euro al mese per ogni figlio in ogni famiglia, perché l’Italia ha un futuro solo se investe su natalità e occupazione femminile. Terzo. Una “minimum fax” sulle multinazionali, da applicare subito in attesa di nuovi accordi internazionali, perché il nostro modello sociale si difende se chi produce e vende in Italia paga le tasse in Italia».

 

È d’accordo con Calenda che candiderebbe Crosetto in Piemonte?

«Il miglior presidente per i piemontesi è Sergio Chiamparino. La sua serietà e la sua credibilità sono la migliore garanzia per il futuro di quella regione».

 

Qual è l’asticella dell’affluenza alle primarie?

«Non metto asticelle ma penso che ancora una volta i nostri elettori ci stupiranno e andranno in tantissimi domenica a votare. Altro che i 5omila click su una piattaforma privata. Sarà una grande giornata di partecipazione e d’impegno, unica come sempre nel suo genere in questo Paese».

 

Se Zingaretti arrivasse primo sotto il 5o per cento, lei è pronto a un`alleanza con Giachetti?

«Io penso di farcela domenica con l’aiuto di tanti elettori Pd. Vinciamo noi e un minuto dopo con coerenza proponiamo a tutti di lavorare insieme».

 

Se il Pd cambia fisionomia Giachetti se ne andrà. E lei?

«Io lotto, rimango nel Pd, e con me tantissimi. Basta dividerci, basta aiutare la destra. Un grande partito vive di pluralità e di unità. Io mi sono candidato per salvare il Pd proprio da queste logiche. Questo è il cambiamento che propongo: più valore ai nostri iscritti ed elettori, idee più chiare e radicali che caratterizzino le nostre battaglie per l’uguaglianza».

 

Ha senso la derenzizzazione del Pd?

«Finiamola davvero con queste logiche. Basta con l’ossessione dei renziani e degli antirenziani. Io non ci sto, a me non interessa il terzo tempo di questo film. Io voglio i democratici. Solo i democratici. Intransigenti sui valori e riformisti nelle idee. Chiedo un passo avanti di tutti, non un passo indietro di qualcuno, io sono in campo per questo. Ricordiamoci che fuori di noi c’è il destino dell’Italia».