Matteo Richetti
SARA MINELLI / Imagoeconomica

«Renziani smarriti dopo la rinuncia di Minniti? Possono venire con Maurizio. Dobbiamo restituire credibilità al Pd e dare casa ai movimenti della società civile. Con le primarie via a raccolta firme per abolire il dl Salvini».

 

A una manciata di giorni dalla chiusura dei giochi – il 12 scade il tempo per la presentazione delle candidature a segretario del Pd – il Congresso entra nel vivo, mettendo sul tavolo la discriminante tra i concorrenti, ovvero il tema delle alleanze.

Se in passato il punto era un ritorno all’Ulivo o ancora all’Unione, oggi il dilemma è se il Pd del futuro dovrà allearsi o meno con M5s. Ieri un’intervista a Smeriglio, coordinatore della mozione di Zingaretti, il vice del governatore laziale ha aperto la strada a una possibile intesa con i grillini, in caso di vittoria delle primarie.
L’area renziana e quella più legata a Martina sono insorte, considerando 5 stelle e Lega alla stessa stregua. Zingaretti ricorda di aver «sconfitto» i 5s. Ma il timore dei renziani resta e anzi potrebbe convincere Renzi a tornare nell’agone, dopo il ritiro di Minniti.

 

Non è facile discutere di congresso e di Pd per un padre di tre figli nel giorno della tragedia diAncona», esordisce Matteo Richetti, in corsa come vice in ticket con Maurizio Martina per la segreteria.

Il ritiro della candidatura di Minniti ha depotenziato la sfida?

La scelta di Minniti è una scelta personale. Il nostro progetto va avanti, abbiamo deciso di unire le forze, di fare squadra. C’è una richiesta di unità che abbiamo cercato di interpretare e una ricerca di proposte concrete che stiamo cercando di sostanziare nel programma.

 

Lei è stato molto amico di Renzi. Pensa che farà un suo partito?

Lo conosco troppo bene per pensare che si faccia promotore di una proposta di scissione, per cui sono convinto che lo troveremo nel Pd anche nei prossimi mesi.

 

Candidato alla segreteria?

Non lo so, questa è una scelta che attiene a lui.

 

Come la valuterebbe?

Sono protagonista di una realtà che stiamo costruendo, a cui do il mio contributo e spero possa diventare una mozione che accolga il contributo di tanti.

 

E i renziani, orfani di Minniti, potrebbero riconoscersi nella vostra proposta o hanno bisogno di un rappresentante?

Stiamo parlando di Martina, che era il vice di Renzi, di Delrio, di Nannicini, Serracchiani, Richetti… la domanda «i renziani cosa faranno?» è una domanda che non capisco.

 

Elemento fondamentale è il rapporto con i 5s. Zingaretti è possibilista. Voi?

Credo che sia l’ennesima volta in cui la mozione di Nicola pone il tema dell’alleanza con 5s e dell’unione con la sinistra. La nostra mozione rilancia il Pd, lancia la costituente dei democratici, non fa operazioni di alleanze, ma parla ai movimenti laici e cattolici e coinvolge fonti vitali della società che oggi non guardano al Pd e spesso neanche alla politica. La marcia Perugia-Assisi, quel fiume di 100mila persone, è un fiume senza patria, senza cittadinanza nella politica attuale. Interpretare quelle istanze per noi vuole dire allargare il Pd.

 

Anche il “fiume” di Roma e Torino.

È chiaro che quella società – il ceto produttivo e quanti sono contro le politiche discriminatorie di questo governo – , che non sta trovando interlocuzione nelle forze di opposizione, si sta muovendo. Credo che siano elementi contrari al governo e vadano necessariamente uniti.

 

Spesso sono le stesse istanze dei governi Pd.

Ma non possiamo continuare a parlare dei governi della passata legislatura. Si tratta di un consenso elettorale da recuperare. L’analisi del voto è fatta, ora bisogna fare chiarezza. C’è un tasso di ambiguità esagerato.

 

Minniti non si è ritirato per questo?

Lui si è ritirato e rispettiamo la scelta. Noi siamo in campo. Con le proposte facciamo chiarezza. Il 3 marzo con le primarie deve partire anche una raccolta firme per abolire il decreto Salvini… Dobbiamo ridare credibiità al Pd.

 

Salvini ieri ha riempito piazza del Popolo.

Sarà pure un ottimo comunicatore, ma il politico che è buon comunicatore e pessimo uomo di Stato prima o poi viene a galla. Lui sta rispondendo al rancore degli italiani offrendogli un colpevole. Ma non basta invocare Martin Luther King e poi istigare alla caccia all’uomo. Noi dobbiamo tornare a far sì che l’integrazione e il rispetto della persona siano valori condivisi.