Marianna Madia, ex ministro della Funzione Pubblica e storica esponente del Pd romano, è molto perplessa sulla riapertura delle scuole fissata per il 7 gennaio.

Perché?

«Trovo che il dibattito su questo tema sia viziato da ideologismi e superficialità».

Cioé?

«Tutti siamo per l’apertura delle scuole. Occorre però fare i conti in concreto con la realtà della pandemia. Le scuole sono luoghi chiusi dove, nonostante il gran lavoro di prevenzione fatto e l’impegno sia del personale docente e non docente che degli studenti, ci si può contagiare come in qualunque altro luogo».

Cosa intende per confronto con la realtà?

«Faccio presente tre elementi che stanno favorendo il virus. Primo: usciamo da un periodo durante il quale le famiglie, sia pure fra mille limitazioni, si sono incontrate e inevitabilmente questo porterà a qualche effetto negativo. Secondo: siamo vicini al picco influenzale il che, anche qui nonostante il grosso sforzo per le vaccinazioni, qualche problema agli ospedali lo porterà. Terzo: gira una variante del virus assai più contagiosa, come la Gran Bretagna ha scoperto a sue spese».

E dunque?

«Chiedo prudenza di fronte alla realtà. Sono iniziate le vaccinazioni. La prima priorità è non mettere in pericolo la distribuzione del vaccino che chiede tempo e una organizzazione logistica delicata. E allora davvero dobbiamo chiederci se conviene correre ad aprire le scuole oppure aprirle con estrema prudenza per evitare guai peggiori. Non vorrei che per superficialità oppure per dare segnali sbagliati di vicinanza alle famiglie finissimo per complicare una situazione già difficile».
Ma non crede che un partito di sinistra come il Pd debba puntare ad aprire le scuole?

«Io voglio le scuole aperte ma non sulla base di slogan vuoti».

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