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Ministro Dario Franceschini, la sindaca Virginia Raggi fa ricorso al Tar per bloccare il parco del Colosseo e la nomina del suo direttore. Se l’aspettava?

«Non me l’aspettavo. Stiamo parlando di un atto di riforma dei beni culturali che ha toccato già tutta Italia con gli applausi di mezzo mondo. Il Colosseo è arrivato solo un anno e mezzo dopo, ma è lo stesso identico percorso di autonomia che ha coinvolto gli Uffizi, la Reggia di Caserta, Pompei. Nè De Magistris, nè Pisapia, nè l’Appendino, nè Nardella, a nessuno è venuto mai in mente di impugnare questo provvedimento. Anzi, ne hanno tutti apprezzato i frutti. La Raggi e i 5S che si riempono la bocca tutti i giorni di cambiamento, trasparenza, riforme, e fanno un ricorso per bloccare la nomina del direttore del Colosseo tramite bando internazionale. Procedura tra l’altro già avviata, cui hanno riposto con 84 domande, ed è un evento che sta guardando tutto il mondo».

 

Nelle sue motivazioni la Raggi evidenzia l’accusa che con questo decreto lo Stato voglia gestire in autonomia il territorio della città.

«Qui andiamo all’abc del diritto. Il Colosseo e la parte dei Fori di proprietà statale è così dai tempi dei tempi, da quando esiste lo Stato e non cambia nulla. Esiste un problema che io ho affrontato quando c’era la Giunta Marino firmando l’accordo di valorizzazione per trovare una formula di gestione mista. Poi, da quando sono arrivati i 5S, sull’accordo è scesa la nebbia. Nel decreto c’è scritto che il parco archeologico cambia la natura giuridica della parte statale, ma resta valido l’accordo di valorizzazione in prospettiva di andare avanti in una maggiore integrazione».

 

Il Campidoglio ha già annunciato che vuole revisionare l’Accordo di valorizzazione tra Roma Capitale e Mibact.

«Nel decreto che hanno impugnato c’è scritto solo che alla Soprintendenza, che era il primo interlocutore del Mibact nell’accordo, si sostituisce il direttore del parco del Colosseo. Non cambia nulla nel rapporto tra l’area archeologica centrale e la città. La parte a pagamento resta accessibile col biglietto, la parte aperta alla città resta libera. Nessun enclave al centro di Roma».

 

Il tema delle risorse sembra impensierire la sindaca Raggi. L’accusa al Ministero è di tenersi per sè i soldi del Colosseo.

«Stupidaggini e falsità. Mai sono arrivate risorse dal Colosseo, gestite dalla Soprintendenza statale, al Comune. Sono fake news di un sindaco. Fino ad oggi i proventi delle vendite dei biglietti di Colosseo e area centrale restavano per 1’80 per cento alla Soprintendenza di Roma, e il 20 per cento andava al fondo di solidarietà. Non cambia nulla. Ora, siccome la Soprintendenza è stata divisa dal Colosseo, a garanzia che vi siano risorse anche per la tutela, ho previsto sempre 1’80 per cento a Roma, in parte al Colosseo e per il 30 per cento ad interventi di tutela per il resto del patrimonio della Soprintendenza. Insomma, accetto il confronto, ma non ci si può inventare le cose».

 

Forse i dubbi della Raggi sono legati al fatto che il parco del Colosseo comprenda anche proprietà comunali come il Colle Oppio, il Circo Massimo, i Fori Imperiali?

«Nessun misunderstanding. Io la Raggi l’ho incontrata prima di firmare il provvedimento. Ho incontrato lei e l’assessore Luca Bergamo. Ho illustrato il disegno. Loro hanno espresso le perplessità. Ho chiesto: volete che questo incontro sia reso pubblico? Loro hanno riposto: preferiamo di no. E io non l’ho reso pubblico. La risposta ad una correttezza istituzionale è quella di ieri. Finito un incontro in cui siamo insieme (la mostra di Michelangelo ai Musei capitolini, ndr) vengo a sapere subito dopo dalle agenzie di stampa del ricorso al Tar. Che un Comune faccia un ricorso contro un atto di riorganizzazione del Ministero, è senza precedenti. I ricorsi ora sono due, quello del Campidoglio e quello della Uil».

 

Qual è la realtà allora?

«E chiaro che sono in difficoltà e vogliono sollevare un polverone politico. Questo non è scontro tra Pd e 5S. Qui è in ballo il futuro del parco archeologico più importante del mondo e io ho il dovere di lavorare per valorizzarlo».