Dario Franceschini

Un’apertura straordinaria dall’arena del Colosseo, il concerto del maestro Riccardo Muti al Quirinale, i lavori a Palazzo Barberini fino all’epilogo nella Galleria Borghese.

Il ministro alla Cultura, Dario Franceschini, in una intervista a “Il Messaggero” spiega cosa significa ospitare a Roma, il 29 e 30 luglio, il G20 della Cultura: “La scelta di fare un G20 della cultura è un’innovazione. I G20 preparatori affrontano per tradizione temi come l’ambiente, l’economia.

Noi abbiamo inserito nell’agenda il summit cultura. E nella dichiarazione finale, su cui stiamo lavorando e che dovrebbe essere approvata, c’e’ proprio l’accordo che diventi un appuntamento permanente.

Una svolta: la cultura viene ora riconosciuta come uno dei temi chiave dell’agenda internazionale“.

 

“In questo – continua il ministro – l’Italia è un paese guida. A Roma, poi, apriamo il G20 dal Colosseo, monumento simbolo nel mondo. Non sarà un evento, ma l’inizio vero dei lavori. Sarà predisposto un ‘tavolone’ dei ministri, cui interverrà anche il premier Mario Draghi. La diplomazia culturale è una risorsa strategica nelle mani del nostro paese. Ed è anche un segnale di ripartenza”.

 

Franceschini osserva inoltre che “cerchiamo di fare della cultura non un elemento marginale ma sostanziale nell’agenda internazionale dei governi. Lo si vede anche dall’attenzione nel Recovery Plan dove le risorse sono aumentate. L’Italia può esercitare una leadership nella cultura. La cultura è oggi un terreno di dialogo anche tra Paesi che sono in situazioni di difficoltà e di tensioni“.

 

Dall’Unesco, non a caso, sono di fatto usciti alcuni Paesi tra cui gli Stati Uniti e Israele per la vicenda legata al riconoscimento della Palestina. Al G20 l’Unesco ha un ruolo chiave.

 

“Abbiamo fortemente voluto l’Unesco al G20, con la sua segretaria Audrey Azoulay nella sezione introduttiva, proprio per valorizzare il suo ruolo. L’auspicio è quello di una futura ricomposizione: far rientrare, cioé, proprio quei Paesi usciti”, ha concluso Franceschini.