“La crisi pandemica ha dato piena consapevolezza di quanto ci sia da investire nella digitalizzazione del nostro patrimonio culturale, quanto debba e possa essere reso fruibile da tutti e quanto vada migliorata l’offerta digitale dei nostri musei”. Lo afferma il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, in una intervista a Il Riformista dopo la firma ieri di uno stanziamento di 17 milioni di euro per il ristoro dei musei non statali, che serviranno quindi anche ad aiutare il Wow Spazio Fumetto di Milano, le cui difficoltà erano state evidenziate proprio da Il Riformista.

 

Il fumetto, la cosiddetta nona arte, è a tutti gli effetti un’espressione creativa – afferma il titolare del Mibact – non può che essere considerata cultura. Ha contribuito e contribuisce a creare il nostro immaginario, ogni generazione e ogni individuo ha i suoi personaggi di riferimento, le sue strisce preferite. Se non è cultura questa, come la si deve chiamare?”

 

Dal caso specifico al problema generale, alla domanda se in caso di pandemia salute e cultura siano inconciliabili, risponde: “Tutt’altro, e per questo stiamo investendo per rendere possibile il godimento di una mostra, di un museo, di una rappresentazione teatrale o di un concerto pienamente compatibile con l’esigenza di ridurre al minimo i contatti sociali e la mobilità. La piattaforma digitale per la promozione della cultura italiana ha esattamente questo obiettivo. È la prima volta nella storia dell’umanità che la cultura ha potenzialmente la possibilità di raggiungere il pubblico nel corso di un’epidemia. E questo tipo di funzione, si badi bene, non vuole essere sostitutiva, ma complementare a una partecipazione dal vivo. Non appena si potrà tornare in sicurezza a frequentare un teatro o una sala da concerto, lo si farà quanto e più di prima ma tutti quelli che non potranno permetterselo per diversi motivi, o semplicemente preferiranno assistere da casa, magari a migliaia di chilometri di distanza, potranno comunque farlo”.